Il villaggio olimpico nell'ex colonia Eni? Zaia è scettico e Padrin rilancia: “Un patrimonio enorme che va recuperato, anche al di là delle Olimpiadi”
La proposta lanciata negli scorsi giorni dal sindaco di Borca di Cadore, e sostenuta anche dalla Provincia di Belluno, per puntare al recupero dell'ex colonia Eni ed al suo utilizzo come villaggio olimpico non sembra convincere le autorità regionali. Per il presidente della Provincia Roberto Padrin però, l'idea di recuperare la vecchia struttura pensata da Enrico Mattei “va al di là delle Olimpiadi”
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BELLUNO. “Investiamo dei soldi pubblici se successivamente la destinazione è pubblica, questo è il concetto di base”. Aveva usato queste parole negli scorsi giorni il sindaco di Borca di Cadore, Bortolo Sala, nel rilanciare la proposta (sostenuta anche dalla Provincia di Belluno e dall'Unione montana della valle del Boite) di recuperare l'ex villaggio Eni di Borca per farlo diventare sede del villaggio olimpico in vista dei giochi Milano-Cortina 2026 (Qui Articolo). Una proposta che ha però incontrato lo scetticismo delle autorità regionali, con l'assessore all'ambiente Gianpaolo Bottacin che, da una parte, ha bocciato il progetto parlando del rischio idrogeologico che incombe sull'area, mentre il presidente veneto Luca Zaia ha sottolineato come si stia vertendo piuttosto nella direzione del noleggio delle strutture, per poi prevedere lo smantellamento totale del villaggio a fine giochi.
“La rigenerazione dell'ex colonia Eni di Borca di Cadore – ha ribadito però Padrin – è uno degli obiettivi del territorio non solo dell'ente Provincia, per il patrimonio di edilizia, storia e architettura che una struttura del genere racchiude. L'occasione delle Olimpiadi guarda alla sostenibilità e all'utilizzo sociale dopo i Giochi, se non sarà la soluzione più percorribile, crediamo vadano vagliate altre strade e altre possibilità, anche oltre il 2026”. L'idea di recuperare la vecchia struttura pensata da Enrico Mattei, e realizzata da Edoardo Gellner, per ospitare i figli dei dipendenti Eni era già stata avanzata nel 2019 e nel 2020, dice la Provincia di Belluno, ed è stata presentata nuovamente al commissario per le infrastrutture olimpiche Luigi Valerio Sant'Andrea anche nel corso di un incontro avvenuto a Cortina, in occasione della tappa ampezzana della Coppa del mondo di sci, lo scorso gennaio.
“Un'idea che però – ribadisce Padrin – va al di là delle Olimpiadi. Se non sarà quella l'occasione di recupero della vecchia colonia, ci orienteremo subito verso altre possibilità, perché l'obiettivo è quello di valorizzare un patrimonio che oggi è di proprietà privata, ma che è compito del pubblico rigenerare per mettere a disposizione della collettività e dell'intera vallata. Abbiamo già raccolto l'interesse attivo delle Università su questo fronte, e anche dell'Ater per la gestione della parte di social housing fondamentale per dare un servizio alla residenzialità in montagna”.
Come anticipato però, sul recupero della vecchia colonia pende un rischio idrogeologico: “La struttura – scrive infatti la Provincia – si trova alle pendici dell'Antelao, in una zona individuata dal Piano di gestione del rischio alluvionale come arancione (rischio elevato) ai margini della zona rossa (rischio molto elevato)”. La colonia mantiene comunque tuttora la possibilità del carico urbanistico originario, previsto fino a quanto l'edificio veniva utilizzato, fino ai primissimi anni '90, dice la Provincia di Belluno, ospitava 600 bambini più 200 persone di servizio: "E la proposta dell'eventuale villaggio olimpico si limiterebbe a recuperare 450 posti (la copertura richiesta per i Giochi individuerebbe anche strutture contermini)”.
Parlando proprio del pericolo idrogeologico però, la Provincia sottolinea di aver realizzato negli ultimi anni un importante sistema di mitigazione del rischio, con l'allontanamento della parte liquida di colata dalla parte solida, e con una briglia selettiva di tipologia 'Sabo Dam', una struttura frangicolata che punta proprio a ridurre il rischio rappresentato da eventuali eventi franosi.
“Un intervento imponente – dice il consigliere provinciale delegato alla Difesa del suolo Mattia Gosetti – a cui dovrà seguire un secondo stralcio, per realizzare una seconda briglia. In montagna il rischio zero non esiste, ma la mitigazione messa in campo è importante per dare maggiore sicurezza agli abitanti della zona, in particolare Cancia, e per evitare che detriti della colata arrivino sulla Statale di Alemagna. Le norme tecniche di attuazione del Piano di gestione del rischio di alluvioni, come definite dall’Autorità di bacino, prevedono all’articolo 6 che il piano possa essere aggiornato a seguito di interventi di mitigazione. E per questo chiediamo un aiuto alla Regione Veneto per capire se sarà possibile aggiornare la mappa del rischio, una volta ultimate le opere di difesa finora realizzate”.


















