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| 07 giu 2023 | 19:16

L’asse Olivi-Tonina per difendere le concessioni idroelettriche trentine: si tratta con Roma per la proroga fino al 2029 ma anche per la gestione “in house”

Il Trentino produce circa il 14% dell’energia elettrica nazionale, ora la Provincia ha aperto un tavolo di confronto con il Governo nazionale per raggiungere una proroga sulla scadenza (prevista per il 2024) delle 17 concessioni idroelettriche. Nella partita potrebbe rientrare anche il futuro di Dolomiti energia. Olivi: “Dobbiamo liberarci dal dogma delle concorrenza che rischia di liberalizzare tutto a scapito di un interesse generale e pubblico”

L’asse Olivi-Tonina per difendere le concessioni idroelettriche trentine
di Tiziano Grottolo

TRENTO. L’idroelettrico è un comparto strategico per il Trentino, su questo settore però incombe la “minaccia” della direttiva Bolkestein sulle liberalizzazioni, così come i richiami dell’Autority sulla concorrenza. Le concessioni in scadenza a fine 2024 sono 17 e il rischio è che, se messe a gara, non venga tutelato lo sviluppo di un asset strategico per il settore energetico nazionale e provinciale. Basti pensare che in Trentino si produce il 13,6 % della potenza installata in Italia che raggiunge il 23% su base regionale.

 

È anche per questo che ieri, 6 giugno, il consigliere del Partito Democratico, Alessandro Olivi, e il vicepresidente della Provincia, Mario Tonina, hanno raggiunto un accorto per arrivare all’approvazione di una risoluzione bipartisan che impegna la Giunta leghista ad attivarsi con il Governo nazionale per raggiungere una proroga sulla scadenza delle concessioni. Non solo, perché la proposta è quella di aprire a gestioni “in house”, subordinate alla realizzazione di specifici piani industriali di investimenti.

 

Dobbiamo liberarci dal dogma delle concorrenza che rischia di liberalizzare tutto a scapito di un interesse generale e pubblico”, il commento di Olivi. “Tutti i Paesi europei – ha ricordato Tonina – hanno prorogato al 2040 le concessioni e solo l’Italia non l’ha fatto. La legge che è stata impugnata era una strada obbligata in questo quadro, ma con il Governo si è aperto un tavolo per un’interpretazione dell’articolo 13 dello Statuto”. Peraltro l’eventuale proroga al 2029 che si sta trattando con Roma riguarderebbe anche le piccole concessioni.

 

“Il Trentino produce il 14% dell’energia elettrica nazionale, eppure in Italia si parla da anni, con proroghe su proroghe, solo di concessioni balneari – ha ricordato Olivi – mentre per l’idroelettrico non ci si muove. Un fatto che la dice lunga sul peso politico delle zone montane”. D’altra parte il percorso normativo è stato accidentato: la prima legge è stata impugnata dal Governo e censurata dalla Consulta, per la seconda il Governo ha chiesto cambiamenti, la terza è stata anch’essa impugnata. L’obiettivo per Olivi non deve comunque limitarsi a una proroga ma dovrebbe essere quello di dimostrare la centralità dell’autonomia sulla gestione di un bene pubblico e strategico per il territorio.

 

Anche l’ex presidente della Provincia, Ugo Rossi, ha preso parola: “Come dimostrano le impugnazioni sulle norme per le piccole e grandi derivazioni, formulare proposte legislative in un contesto tutt’altro che chiaro, in assenza di una visione su Dolomiti energia, non è stato saggio”. Inoltre secondo Rossi la Provincia avrebbe dovuto prendere immediatamente le redini della società “nella quale da anni sono stati introdotti soci privati. Si sono persi 5 anni per rendere di nuovo completamente pubblica Dolomiti energia”.

 

Dal canto suo Ivano Job del gruppo Misto ha evidenziato i ritardi accumulati dall’inerzia del Trentino: “Rispetto a noi l’Alto Adige ha dimostrato come si fa, con l’inceneritore e con la società pubblica sull’energia. Oggi – ha continuato – si lavora sulla contingenza per la proroga per questo si dovrebbe approfittare del buon momento politico con Ue e Governo per portare a casa una società pubblica che metta insieme Provincia e Comuni”.

 

Anche Paolo Zanella ha posto l’accento sulla necessità di mantenere il controllo pubblico sulle centrali, controllo che per il consigliere di Futura andrebbe perso completamente con le gare che aprirebbero la strada ai grandi gruppi multinazionali. “Oggi però – ha sottolineato – c’è un’ obiettiva difficoltà nel rimettere in piedi una società pubblica per la gestione di questo asset strategico, come dimostra Alperia che dovrà affrontare i nostri stessi problemi alla scadenza delle concessioni. Non a caso a Bolzano è stato presentato un ddl che ricalca la legge trentina, ma il rischio di un ricorso alla Consulta c’è”.

 

Tonina ha replicato che Dolomiti energia, seppur con la presenza dei privati, “ha garantito le giuste ricadute alla popolazione. Ma – ha proseguito – si potrà discutere sulla possibilità di riportare nelle mani pubbliche la società. Ci sono difficoltà, come dimostra l’A22, ma il tema rimane aperto e potrà essere inserito nei programmi elettorali. Il Trentino, come l’Alto Adige – ha concluso – vuole rimanere protagonista nella gestione di una risorsa che ha anche permesso di esercitare la solidarietà per le emergenze idriche delle regioni vicine”.

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