Ospedale di Cavalese, il sindaco: ''L'idea di Cavada? Si perderebbe altro tempo. Rigettiamo il progetto di Mak, l'unica strada è la riqualificazione dell'esistente''
Il sindaco di Cavalese, Sergio Finato: "Non arretriamo: il nostro territorio è compatto e l'unica strada da seguire è quella della riqualificazione. E' ora di concretizzare quel progetto che garantisce sicurezza e integrazione dei servizi con alcune funzioni trasferite a Predazzo come da accordi"

CAVALESE. "Sono già stati persi molti anni e il nostro indirizzo è chiaro: la strada da seguire è la riqualificazione dell'edificio esistente". A dirlo Sergio Finato, sindaco di Cavalese. "Non si possono prendere in considerazione le delocalizzazioni per diverse ragioni ambientali, economiche e sociali".
Nelle scorse ore c'è stata una lunga discussione in Consiglio provinciale a tema ospedale di Cavalese. E' emerso che, nonostante la Provincia abbia deliberato l'interesse pubblico sul project financing, la struttura potrebbe sorgere in località Masi, solo se il territorio è d'accordo e il "No" all'istituzione di una commissione d'inchiesta per chiarire la vicenda. E poi è spuntata pure la terza via: la proposta di Gianluca Cavada (Lega) riguarda la proposta di costruzione di un nuovo polo, ma da un'altra parte, cioè in località Milon/Porina (Qui articolo).
"Il Consiglio comunale di Cavalese - aggiunge Finato - si è espresso in modo quasi unanime per rigettare il progetto di Mak e per rifiutare ogni delocalizzazione: un punto cardine è quello di ridurre il consumo di suolo. Inoltre la ricostruzione dell'attuale sede garantisce la massima sicurezza da eventi calamitosi di tipo idrogeologico o di altra natura. Una ragione per cui i nostri avi scelsero quella locazione per l'edificazione".
Difficile pensare di dover riaprire l'iter per prevedere un'altra area. "Il presidente della Provincia Fugatti è stato chiaro sull'eventuale ipotesi di localizzare da un'altra parte l'ospedale - evidenzia il sindaco di Cavalese - si dovrebbe riaprire tutto e il Navip dovrebbe ritornare a esprimersi su questa possibilità. Questo significa almeno altri 2 anni di valutazioni e approfondimenti".
Se spostare l'ospedale a Masi significa, anche, dover consumare nuovi terreni pregiati e in parte di proprietà della Magnifica comunità, non piace l'idea di delocalizzare la struttura a Milon/Porina. "E' un discorso che riguarda anche l'integrazione dei servizi, in questo caso tra trasporto pubblico e sanità. La Provincia investe 20 milioni nel Brt che viaggerà prevalentemente in costa ma nonostante questo pensa anche a una nuova area non servita. Bisogna poi rilevare che un territorio urbanizzato più ampio costituisce diverse problematiche: un fattore di costo significativo, l'incapacità di gestire trasporti pubblici razionali e un equilibrio sempre più instabile tra insediamenti e accessibilità".
Prima ancora di costruire un nuovo ospedale a servizio della val di Fiemme, della val di Fassa e della val di Cembra servirebbe una politica sanitaria. "La pandemia Covid - prosegue Finato - ha rivoluzionato la sanità. Oltre ai contenuti all'interno dell'edificio, si rende necessaria una visione, soprattutto a fronte della carenza di professionisti. Noi siamo favorevoli alla riqualificazione dell'esistente e alla previsione di determinati servizi alla Casa della salute a Predazzo per una migliore fruizione dei servizi sul territorio".
A Cavalese, maggioranza e minoranza, hanno le idee chiare e non vogliono sentire parlare di delocalizzazione, tanto a Masi quanto a Milon/Porina. "Questa consapevolezza - dice il sindaco - è emersa anche nel corso della Commissione sanità comunale: non c'è stato solo n confronto politico ma abbiamo ascoltato medici, infermieri e tecnici: un lungo lavoro di valutazione per avere tutti gli elementi in mano".
Intanto le altre amministrazioni interessate dalla partita ospedale hanno chiesto di poter avere i progetti per un approfondimento, aperto alla popolazione. "Rispettiamo tutte le idee e le esigenze ma ricordiamo che il precedente progetto, quello di riqualificazione dell'esistente, è stato elaborato, valutato, approvato nella Conferenza dei servizi, approvato dall'Azienda provinciale per i servizi sanitari e finanziato dalla Provincia. C'è un importante pregresso politico e quei ragionamenti del 2018 sono ancora validi e attuali. E' arrivato il momento di concretizzare quel piano, si è già perso troppo tempo", conclude Finato.












