Predazioni e ristoro negato a un allevatore, Zanotelli: “Limiti imposti dall'Ue”. Dallapiccola: “Un bravo amministratore non cerca scuse, trova soluzioni”
La replica di Piazza Dante dopo il caso sollevato da il Dolomiti: “La Provincia, suo malgrado, si è semplicemente dovuta adeguare a ciò che l'Europa ha deciso. Anche su questo tema, come pure sull'attualità della direttiva Habitat, una riflessione andrebbe aperta in vista del rinnovo del Parlamento europeo”. Ma Dallapiccola non ci sta: “Era davvero l'unica strada percorribile?”

TRENTO. Non una scelta della Provincia ma un obbligo dell'Unione europea rispetto al quale “mettersi in linea”: è questa, in sostanza, la replica dell'assessora provinciale all'agricoltura, foreste, caccia e pesca Giulia Zanotelli dopo il caso, pubblicato da il Dolomiti, relativo al risarcimento negato ad un allevatore trentino per la predazione di uno dei suoi capi (Qui Articolo). Come riportato infatti dall'allevatore in questione, Fabio Maffei da Pinzolo, la sua istanza di indennizzo dei danni causati da predatore selvatico è stata bocciata, e gli stessi uffici della Provincia avrebbero spiegato come la problematica sia da ricondurre all'inserimento dei risarcimenti per i danni da grandi carnivori all'interno degli aiuti de minimis nel settore agricolo, mettendo nei fatti un tetto agli indennizzi pari a 25mila euro in tre anni per una singola azienda. Tetto che Maffei ha già raggiunto, precludendogli la possibilità di ottenere ulteriori ristori. Al di là però delle motivazioni tecniche della decisione, si chiede il consigliere provinciale di Casa Autonomia ed ex assessore provinciale Michele Dallapiccola: “Era davvero questa l'unica strada praticabile?”. Ma procediamo con ordine.
Innanzitutto, come già spiegato, gli aiuti de minimis sono dei limiti di finanziamento complessivi stabiliti dall'Unione europea per evitare influenze dei singoli Stati sul sistema della concorrenza. Per quanto riguarda il settore dell'allevamento, tra i de minimis sono per esempio conteggiati anche i contributi relativi alle analisi del latte o al premio per il benessere degli animali. Tra questi però, come detto, sono stati inseriti anche i risarcimenti per i danni causati dai grandi carnivori. “In caso di danno da grandi carnivori in Trentino – spiega la Pat – gli indennizzi garantiti dall'Amministrazione provinciale sono pari al 100% del valore di mercato dei beni in questione. Secondo la normativa europea, tuttavia, gli indennizzi dei danni da grandi carnivori rientrano nella categoria del de minimis, per la quale le imprese agricole possono ricevere nell'arco dell'ultimo triennio al massimo 25mila euro di aiuti pubblici”.
Si tratta, continua Piazza Dante: “Di un regime che non dipende direttamente dalle politiche in materia di indennizzo dei danni da parte della Provincia, bensì dalla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato alla quale Piazza Dante era tenuta a mettersi in linea”. Per Zanotelli: “Il comparto zootecnico rappresenta una realtà fondamentale della nostra economia e garantisce la cura del territorio di montagna, mantenendolo vivo. Sarebbe dunque folle creare intenzionalmente danno a questo settore: la Provincia, suo malgrado, si è semplicemente dovuta adeguare a ciò che l'Europa ha deciso. Anche su questo tema, come pure sull'attualità della direttiva Habitat, una riflessione andrebbe aperta in vista del rinnovo del Parlamento europeo”. Come detto, insomma, la responsabilità di questo cambiamento (del quale lo stesso Maffei non era tra l'altro stato informato) per Piazza Dante non è da imputare alla Provincia ma piuttosto alle norme di Bruxelles.
“Da una parte – commenta però Dallapiccola, che nella Giunta Rossi è stato assessore proprio all'agricoltura, foreste, caccia, pesca, turismo, promozione e impianti a fune – possiamo capire che l'assessora voglia provare a spiegare le motivazioni tecniche che hanno portato all'adozione di questa soluzione. Dall'altra però ci chiediamo: era davvero l'unica strada praticabile?”. L'esempio portato dal consigliere di Casa Autonomia è quello della legge 9 del 2018, la famosa norma sulla gestione dei grandi carnivori firmata dall'allora presidente della Provincia Ugo Rossi e dallo stesso Dallapiccola. “L'autonomia – dice – e l'interpretazione e la valorizzazione delle prerogative che questa ci offre, ci hanno portato a trovare una strada alternativa, che la Corte Costituzionale ci ha poi riconosciuto. In poche parole, insomma, il bravo amministratore non cerca scuse, trova soluzioni”.
Nelle discussioni in particolare sui grandi carnivori, dice Dallapiccola: “C'è un quadro molto più ampio che si riconduce all'abbandonarsi alle colpe altrui. Pensiamo per esempio al caso di Fugatti e Jj4 e di Rossi con Kj2. Rossi ha intrapreso una strada con decisione, si è assunto una responsabilità e l'ha portata avanti. Lo stesso non si può dire dell'attuale presidente della Provincia: per Fugatti le responsabilità sono di Ispra o del Tar, per Zanotelli invece dell'Europa e della Dg Agri a Bruxelles. Ma questo atteggiamento non può bastarci: se veramente vogliamo essere meritevoli a livello nazionale della possibilità di gestire in autonomia orsi e lupi dobbiamo dimostrare di essere in grado di farlo nella buona e nella cattiva sorte”.
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