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| 29 ago 2023 | 06:01

Predazioni orsi, l'allevatore: "Mi hanno negato il risarcimento perché ho raggiunto il 'limite', scelta vergognosa della Giunta Fugatti"

La segnalazione arriva a il Dolomiti da Fabio Maffei, allevatore di Pinzolo che negli ultimi giorni si è visto negare la richiesta di risarcimento per la predazione di una mucca all'interno della sua azienda in Val Rendena: "Ho sentito gli uffici della Provincia per avere dei chiarimenti – continua Maffei – e mi hanno confermato che questa Giunta ha in sostanza deciso di inserire i risarcimenti per i danni da grandi carnivori all'interno degli aiuti de minimis nel settore agricolo, mettendo nei fatti un tetto agli indennizzi pari a 25mila euro in tre anni". Ecco i dettagli

Predazioni orsi, l'allevatore: Mi hanno negato il risarcimento perché ho raggiunto il 'limite'

TRENTO. “Istanza indennizzo dei danni causati da predatore selvatico – preavviso di diniego”. Sono queste le parole che pochi giorni fa Fabio Maffei, allevatore di Pinzolo, ha ricevuto in una comunicazione ufficiale della Provincia, seguita alla richiesta di risarcimento per la predazione di una mucca all'interno della sua azienda in Val Rendena. Il motivo? “E' stato raggiunto l'importo disponibile a Suo favore”. In altre parole: è stato raggiunto il limite dei risarcimenti possibili per quanto riguarda le predazioni. “E' stata una sorpresa – dice Maffei a il Dolomiti – visto che fino a soli pochi anni fa questo problema non esisteva”. Cosa è cambiato, quindi? “Ho sentito gli uffici della Provincia per avere dei chiarimenti – continua Maffei – e mi hanno confermato che questa Giunta ha in sostanza deciso di inserire i risarcimenti per i danni da grandi carnivori all'interno degli aiuti de minimis nel settore agricolo, mettendo nei fatti un tetto agli indennizzi pari a 25mila euro in tre anni. Fondi nei quali vanno però ricondotte anche tutta una serie di altre attività e contributi”. Un cambiamento importante visto che, in precedenza, come spiega il consigliere provinciale di Casa Autonomia ed ex assessore provinciale Michele Dallapiccola: “I ristori per le predazioni venivano finanziati in un capitolo di spesa dedicato, senza un limite prestabilito”. Ma procediamo con ordine.

 

Innanzitutto, cosa sono gli aiuti de minimis? Si tratta dei limiti di finanziamento complessivi stabiliti dall'Unione europea per evitare influenze dei singoli Stati sul sistema della concorrenza: in sostanza in ogni ambito, da quello industriale all'artigianato fino, appunto, all'allevamento, vengono stabiliti limiti massimi di aiuti per mantenere una concorrenzialità tra gli Stati membri. Per quanto riguarda proprio l'allevamento, all'interno dei de minimis vengono conteggiati per esempio i contributi per quanto riguarda le analisi del latte o il premio per il benessere degli animali. “Da un paio d'anni però – continua Maffei – questa Giunta ha deciso di inserire anche i risarcimenti per le predazioni. La quota dei de minimis però è personale, per ogni azienda, e non vedo perché debbano essere inseriti anche i ristori per i danni causati dai grandi carnivori, che non c'entrano nulla con l'operatività di ogni allevatore: si tratta di un danno esterno, non preventivabile. Io a questo punto mi trovo senza più spazio di manovra e ho un doppio problema: da una parte non otterrò il risarcimento per la mucca che è stata predata, dall'altra non potrò nemmeno ottenere i restanti, per così dire, contributi conteggiati all'interno dei de minimis”. 

 

E considerando che il valore di mercato di una mucca come quella predata nell'azienda di Maffei si aggira, dice l'allevatore, tra i 2.000 ed i 2.500 euro, è facile capire come l'entità del problema sia rilevante. “Fino a due anni fa – continua Maffei – le predazioni venivano risarcite, indipendentemente dalla quantità, senza nessun vincolo. Personalmente credo che in questo caso la scelta della Giunta Fugatti sia stata vergognosa”. Per Dallapiccola, che nella precedente giunta Rossi ha ricoperto proprio il ruolo di assessore all'agricoltura, foreste, caccia, pesca, turismo, promozione e impianti a fune: “In questo caso sarebbe stato possibile intervenire con un ristoro alternativo, per esempio attraverso i fondi mutualistici che, di fatto, non sono mai stati attivati. Il sospetto è che in questo caso la Giunta abbia agito con un comportamento in linea con l'atteggiamento omertoso avuto in questi anni per quanto riguarda le problematiche legate alla gestione dei grandi carnivori sul territorio. Minimizzando, sottacendo, non facendo informazione nelle valli, non elaborando progetti speciali per realizzare ad esempio ripari in quota (lo si sta facendo solo in questi ultimi mesi dopo la morte del povero Andrea Papi) o ancora facendo girare per i boschi un orso con il collare scarico. In generale sono mancate tutta una serie di attività caratteristiche invece dell'assessorato precedente”. 

 

Una cosa però per Maffei è certa: “Ieri ho visto che Salvini è stato qui, ho letto le interviste nelle quali ha detto che la Giunta ha operato bene sui grandi carnivori. Io però non ho ricevuto una chiamata dall'assessore per le mie predazioni, né dai sindaci o dalla comunità di valle o dal presidente degli allevatori: e ora mi ritrovo a dover far i conti con questa 'sorpresa', visto che sono venuto a sapere del cambiamento solo con la comunicazione di diniego ricevuta negli scorsi giorni. Sono indignato ed arrabbiato e per protesta ho deciso di non partecipare quest'anno, con la mia azienda, alla sfilata delle Giovenche di razza Rendena per le vie e le piazze di Pinzolo. Voglio poi mettere a conoscenza i miei colleghi allevatori trentini di questa questione, del punto di domanda che attualmente ci troviamo a fronteggiare nel richiedere i risarcimenti”.

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