Ballottaggio a Cles tra veleni e fake news. Demagri si difende e lancia la sfida: “Un confronto pubblico per ristabilire la verità. E' doveroso nei confronti dei cittadini”
Raffica di notizie false che stanno avvelenando la campagna elettorale. A farne le spese, in modo particolare, è Paola Demagri, consigliera provinciale e candidata sindaca, al centro di un fuoco incrociato che – a detta della stessa Demagri – ha superato ogni limite. Tanto da spingerla a dichiararsi pronta a tutelare la propria reputazione anche nelle sedi legali

CLES. Si respira un’aria pesante a Cles in vista del ballottaggio che si terrà tra poco più di una settimana, domenica 18 maggio, tra Paola Demagri e Stella Menapace.
Nel capoluogo della Val di Non non sembra esserci più il normale confronto fatto di contenuti tra due visioni politiche, ma gran parte dello spazio sembra oggi essere stato occupato da tensioni, accuse fino ad arrivare a vere e proprie notizie false che si rincorrono con il passaparola e che hanno travolto il confronto democratico.
A farne le spese, in modo particolare, è Paola Demagri, consigliera provinciale e candidata sindaca, al centro di un fuoco incrociato che – a detta della stessa Demagri – ha superato ogni limite. Tanto da spingerla a dichiararsi pronta a tutelare la propria reputazione anche nelle sedi legali.
Un segnale forte, che racconta meglio di ogni slogan quanto sia degenerato il confronto pubblico, ben lontano dalla politica fatta di programmi e idee per il futuro del capoluogo della Val di Non.
Paola Demagri, cosa sta accadendo a Cles? Si dice che lei ha implementato indebitamente il patrimonio della sua famiglia o che ha licenziato un suo collaboratore. È vero?
No, e chiedo che il confronto ritorni nell'alveo del normale dibattito politico-amministrativo di Cles. Troppe parole sono state spese uscendo dal seminato, debordando nella calunnia e diffamazione riguardo alle quali mi riserverò di tutelarmi in sede legale.
Ma andiamo con ordine. Qualcuno ha diffuso la voce che il patrimonio della sua famiglia sarebbe cresciuto in modo indebito e questo grazie al suo ruolo di presidente della Casa di Riposo di Cles.
Non ho mai implementato indebitamente il patrimonio della mia famiglia. Quello che si racconta in giro è che nel 2013, quando sono diventata presidente della casa di riposo, ho venduto un immobile di proprietà della Rsa ai miei fratelli che hanno poi ristrutturato per farne cinque appartamenti.
Di fatto la storia è ben diversa. La precedente presidente della Rsa, nel suo ultimo atto, aveva predisposto un preliminare per l'acquisto di questo edificio (Qui il verbale). Quando io sono diventata presidente e sono venuta a sapere dal direttore della struttura che quell'edificio non serviva, ho provato a sentire i vertici provinciali per verificare se, in caso di compimento dell'acquisto, avessimo avuto dei fondi per fare un progetto di cohousing o un centro per l'Alzheimer. La risposta è stata però negativa.
Ho chiamato i privati, spiegato la situazione, e questi mi hanno risposto che avrebbero stracciato il preliminare comprendendo che si sarebbero spesi soldi pubblici inutilmente. L'operazione è terminata in questo modo per quanto mi riguarda. La Casa di Riposo non ha acquistato nessun edificio (Qui il verbale). Quattro anni dopo, a uno dei miei fratelli è stata venduta questa casa. Ma si tratta di un'operazione diversa, che non riguarda me. Ecco perché le voci che sono state messe in giro sono false e hanno solo l'intento di screditarmi.
E le voci sul licenziamento di un suo collaboratore?
Non ho mai licenziato nessuno. I rapporti di lavoro con i miei collaboratori si sono conclusi nella loro naturale scadenza.
C'è anche chi dice che lei cerca di assumere incarichi politici solo ed unicamente per i soldi.
Allucinante. Né io né i miei colleghi di partito abbiamo bisogno di questo lavoro, fare il sindaco non è una professione ma è una funzione pubblica a disposizione della propria comunità.
Decidere da consigliera provinciale a candidarmi a sindaca ho semplicemente dimostrato la mia disponibilità a offrire a Cles competenza e lealtà che nella maggioranza attuale non vedo; insieme a me non lo vedono il 60% degli elettori di Cles. Sono stata anche accusata che alle prossime elezioni provinciali abbandonerei la carica di sindaco. Anche questo ha dell'irrazionale.
A Cles sono stati fatti dibattiti pubblici per parlare anche di quello che sta accadendo o semplicemente per chiarire le proprie posizioni?
No. Mi spiace che non ci sia stato un dibattito pubblico diretto e non precostituito. Pare che la mia sfidante abbia rifiutato quelli proposti in vista del 18 maggio.
Per questo motivo sono io a invitare la mia sfidante in un confronto pubblico senza la mediazione di alcun giornale, se ne ha il coraggio. Offro disponibilità per qualsiasi giorno e a qualsiasi ora della prossima settimana.
Trovo tutto questo un atto doveroso nei confronti dei cittadini, non solo per ripristinare delle verità, ma per permettere loro di conoscere che tipo di amministrazione avrebbero nel caso in cui la mia avversaria diventasse la futura sindaca di Cles.












