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Trento
21 maggio | 19:11

Demagri ritorna in Consiglio provinciale, il Patt attacca: "L'impegno per Cles valeva solo da sindaca?". La replica: "Anziché costruire usa il tempo a screditare e diffamare"

Il Patt di Cles non riesce a godersi la vittoria alle elezioni e attacca Paola Demagri per la scelta di rinunciare al ruolo di consigliere comunale di opposizione per rientrare in piazza Dante. La replica: "Qualcuno è insoddisfatto della sua vita politica? Faccia un'analisi e non riversi agli altri le colpe di tutto ciò"

CLES. Elezioni concluse ma ancora tensione in val di Non. La sezione di Cles del Patt non riesce proprio a godersi la vittoria della neo sindaca Stella Menapace e attacca la sfidante Paola Demagri. Questa volta per la decisione della consigliera provinciale in quota Casa Autonomia di rinunciare al ruolo di consigliera comunale di opposizione per far rientro in piazza Dante.

 

"Una scelta che, pur legittima sul piano formale, non può passare inosservata sul piano politico e umano", commenta Massimiliano Girardi, segretario della sezione di Cles delle Stelle Alpine. "Chi si candida a guidare una comunità, chi si propone per rappresentarla e prendersene cura, stringe un patto. Un patto fatto di fiducia, ascolto e presenza. Per questo motivo, la decisione di rinunciare al proprio ruolo in Consiglio, a pochi giorni dal voto, lascia dietro di sé un senso di incompiutezza. Nel corso della campagna elettorale erano state promesse idee nuove, energie fresche, un impegno civico radicato sul territorio. Tutto questo attorno alla sua candidatura, presentata da lei stessa come unica in grado di rappresentare il cambiamento e sostenuta da due liste civiche e dal Partito Democratico. Più di 50 persone si sono messe in gioco, hanno investito tempo, idee, passione, condividendo un progetto che oggi si rivela un’illusione".

 

La scelta "di privilegiare il ruolo in Consiglio provinciale è, in sé, legittima e persino comprensibile, soprattutto alla luce delle implicazioni legate al riconoscimento economico e alla visibilità istituzionale che tale incarico comporta", continua Girardi. "Tuttavia, se l’impegno verso la comunità clesiana fosse stato davvero animato da spirito di servizio e disinteresse personale, come più volte dichiarato dalla stessa Demagri in campagna elettoralesarebbe stato auspicabile un diverso approccio. Attribuire oggi la rinuncia a generiche richieste del gruppo o a dinamiche interne al collegamento provinciale appare come un tentativo poco credibile di giustificare una decisione che risponde in realtà a logiche esclusivamente individuali, ben lontane dalle reali esigenze dei cittadini".

 

La vittoria di Menapace è arrivata per 70 voti al turno di ballottaggio e con l'apparentamento con Fratelli d'Italia. Non eletta sindaca Demagri ha optato per restare in piazza Dante.

 

"Demagri afferma infatti che il gruppo le ha chiesto di essere informato sulle dinamiche provinciali, cosa che evidentemente non sarebbe servita se fosse diventata sindaca, o che non era necessaria quando ha abbandonato il Patt per formare un altro movimento in Consiglio provinciale, lasciando i propri elettori esterrefatti e disorientati", aggiunge Girardi. "A onor del vero, non si può ignorare il contesto in cui questa scelta matura. Già da febbraio, infatti, l’attività politica in Consiglio provinciale era quasi del tutto ferma. L’ultima interrogazione alla Giunta, infatti, risale al 12 febbraio, segnale evidente che l’attenzione si era già spostata su Cles".

 

Le Stelle Alpine tirano in ballo anche Dallapiccola, "primo dei non eletti in Provincia e che avrebbe sostituito Demagri in Consiglio provinciale in caso di elezione a Cles, a dichiarare pubblicamente che 'Paola ha voluto lasciare la politica provinciale in piazza Dante, riservando a Cles il suo puro impegno civico, per poter al meglio organizzare la propria campagna elettorale sostenuta da ben tre liste'. Parole che oggi fanno emergere un interrogativo legittimo: c’era davvero la volontà di impegnarsi per Cles oppure prevaleva il calcolo politico per ricavare un posto a Dallapiccola in Consiglio provincialeVale la pena impegnarsi per Cles solo se si riveste la carica di primo cittadino? Una scelta che colpisce e fa riflettere, perché chi si propone per amministrare un Comune dovrebbe farlo con spirito di servizio, e non a condizione del successo elettorale. La sconfitta non dovrebbe mai comportare la rinuncia all’impegno. Al contrario: dovrebbe rafforzare il senso di responsabilità verso chi ha dato fiducia e verso una comunità che resta, comunque, da rappresentare".
 

Da parte del Partito autonomista trentino tirolese di Cles, "auguriamo buon lavoro a tutti i consiglieri comunali che hanno deciso di restare perché tengono al bene di Cles. Con loro siamo certi che si troverà il modo di lavorare insieme per la nostra comunità. In conclusione, siamo sicuri che la Consigliera provinciale Paola Demagri non si renderà ancora una volta protagonista di episodi simili magari pensando di lasciare il posto in Consiglio provinciale a Michele Dallapiccola e riuscendo a trovare, come sempre, una scusa per i suoi elettori".

 

A stretto giro arriva la replica di Demagri. "Pare che la sezione del Patt di Cles abbia davvero terminato gli argomenti e si appresti quindi a raccontare favole ai propri iscritti. Del resto questo è lo stile, dal quale mi sono allontanata da tempo. La sezione, anziché costruire usa il tempo a distruggere, screditare e diffamare. Una pessima figura, tant’è che sempre più persone prendono le distanze da questo modo di fare politica. Qualcuno è insoddisfatto della sua vita politica? Faccia un'analisi e non riversi agli altri le colpe di tutto ciò. Ho perso le elezioni con dignità, con un risultato inconfutabile appoggiandomi a un progetto umano e politico che lascerà un segnale positivo a Cles. Questo, oltre al risultato, è l’unico dato di fatto che riguarda la mia candidatura".

 

A intervenire anche Dallapiccola. "Forse al Patt di Cles farebbe bene riflettere meglio su quello che dice in giro. Anziché accanirsi su un avversario politico che ha dato loro gran filo da torcere, il gruppo di (nazional)autonomisti locali dovrebbe provare a recuperare tutto quello che è stato capace di perdere in 10 anni di governo. E’ infatti dimenticato il tempo in cui era capace di garantirsi posti di potere e Cda provinciali vari, recuperati grazie alla reputazione, allora costruita, alleandosi con il tanto odiato centrosinistra. Oggi tenta invece di parlare di vittoria oscurando il fatto che un clesiano su due non li avrebbe voluti al potere comunale. Dopo aver perso quasi la metà del proprio consenso storico, vivacchia in una Giunta abbondantemente condivisa con la Fiamma nazionale. Quella che ha fornito loro la possibilità di una risicatissima vittoria frutto di una manciata di voti che nemmeno tutti i genitori dei candidati messi insieme potevano garantire".

 

L'ex assessore rispedisce tutto al mittente e affonda. "Un supplemento di autocritica meriterebbero infine le false accuse, peraltro frutto di immaginazione. Minano sfere personali al punto che potrebbero risultare oggetto di querela da parte delle persone chiamate in causa attraverso fatti immaginati ma spacciati come veri. Forse queste nuove stelle alpine fiammate dovrebbero prendere atto che la loro alternativa politica, presente a Cles negli scorsi mesi, ha avuto il merito di aver risvegliato anni di interesse civico sopito, portando la percentuale di affluenza al voto tra le più alte della provincia. Forse avrebbero dovuto informarsi meglio sul conto di chi ha invece mantenuto la propria amata professione permettendo al proprio futuro di sganciarsi dalla politica come tutti dovrebbero saper fare", conclude Dallapiccola.

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