Dirigenti che raddoppiano, Gottardi difende Trentino Trasporti: "Servono più manager". Demagri attacca: “Burocrazia che cresce mentre le corse diminuiscono”
L'assessore Mattia Gottardi ha risposto ad una interrogazione della consigliera di Casa Autonoma sull'aumento dei dirigenti in Trentino Trasporti sottolineando che la struttura della società nel corso degli anni si è ingrandita e da qui la necessità di nuove figure dirigenziali. Demagri: "Si discute di nuovi dirigenti mentre i tempi di percorrenza del tram non si accorciano?"

TRENTO. Mancano autisti ma raddoppiano i dirigenti? Per l'assessore ai trasporti della Provincia di Trento, Mattia Gottardi, l'aumento è riconducibile alla crescita di Trentino Trasporti avvenuta negli ultimi anni.
L'assessore lo riportata nella risposta all'interrogazione presentata dalla consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, nella quale si metteva in evidenza come nell'organigramma di Trentino Trasporti risultano ben 10 posizioni dirigenziali a fronte delle 4 di tre anni fa. Il tutto in un contesto di un servizio pubblico che ha visto in questi anni una riduzione delle corse svolte dalla Trentino trasporti a fronte di un aumento di quelle svolte da privati.
L'assessore Gottati nel rispondere all'interrogazione ha voluto ricordare la configurazione della società e la dimensione operativa raggiunta: Trentino Trasporti, viene spiegato, è diventata una grande azienda con un organico di circa 1300 dipendenti, un bilancio del valore di oltre 120 milioni di euro, e un volume di investimenti in corso di realizzazione di circa 300 milioni, relativi a numerosi interventi di straordinaria importanza per il sistema della mobilità della Provincia di Trento.
“Si pensi, a titolo di esempio – afferma Gottardi - agli approvvigionamenti di nuovo materiale rotabile (treni e autobus) per oltre 125 milioni, alla nuova officina ferroviaria di Spini di Gardolo per quasi 70 milioni, ai siti logistici per le Olimpiadi di Cavalese, Sen Jan e Penia per circa 20 milioni, ai futuri nuovi siti di Rovereto, per quasi 25 milioni, e di Cles per 7,5 milioni. Un impegno gestionale enorme che, accanto ad altre esigenze, fa emergere la necessità di un incremento di capacità manageriali tipicamente espresse da figure di rango dirigenziale”.
I dirigenti previsti dall'organigramma sarebbero 9, oltre al direttore generale ci sono il direttore tecnico, il dirigente del personale, dei servizi amministrativi, dei servizi automobilistici e funiviari, della manutenzione materiale rotabile gomma, del trasporto ferroviario, dell’esercizio ferroviario e dell’infrastruttura ferroviaria e del patrimonio.
“La Giunta provinciale (ma anche gli altri enti soci) – spiega Gottardi - è a conoscenza del percorso intrapreso da Trentino Trasporti spa per corrispondere alle crescenti esigenze di gestione manageriale del patrimonio umano e dei mezzi, non più di tre anni fa, aveva condiviso l’analisi effettuata secondo la quale l’assetto dirigenziale era del tutto insufficiente, con la presenza in organico di soli quattro dirigenti: il Direttore generale, il direttore tecnico, e i dirigenti delle aree dell’esercizio ferroviario e della manutenzione degli autobus. La Società era priva cioè di un dirigente del personale e di un dirigente amministrativo, tipicamente presenti in qualunque azienda del settore di pari dimensione; ed era sprovvista anche di un dirigente dell’esercizio automobilistico, il settore di gran lunga più rilevante per dimensione degli affidamenti in essere e dei dipendenti impiegati, e di un dirigente che soprintendesse alla conduzione dell’enorme patrimonio infrastrutturale e immobiliare di Trentino trasporti”.
Da qui la necessità dell’istituzione di nuovi ruoli dirigenziali.
“Si continua a confondere l’innovazione con l’aumento della struttura dirigenziale, come se la modernizzazione di un’azienda pubblica passasse automaticamente per più livelli gerarchici e non, invece, per un ripensamento dei processi, delle competenze diffuse e della capacità di trattenere e valorizzare il personale” è il commento che arriva dalla consigliera provinciale Paola Demagri all'intervento di Gottardi.
“Spiace che la risposta data dall’assessore sia puramente tecnica senza alcuna considerazione politica” continua al consigliera. “È indubbio che Trentino Trasporti sia cresciuta in dimensioni e complessità. Ma proprio per questo sarebbe stato necessario un percorso diverso, più orientato all’efficienza reale. L’idea che per affrontare le difficoltà di reclutamento o la gestione di investimenti importanti serva 'più dirigenza' rischia di essere una scorciatoia culturale prima ancora che organizzativa".
Si parla di innovazione, ma si risponde con un modello organizzativo tradizionale, verticale, che aumenta i livelli intermedi invece di semplificare.
“Non si affronta il nodo vero, cioè perché un’azienda così grande fatichi ad attrarre personale operativo, tecnico e amministrativo. Non si cita alcuna valutazione di impatto: quanto costerà questo aumento di dirigenti? Quali indicatori misureranno l’efficacia della riorganizzazione? Non si parla di digitalizzazione, di processi, di formazione interna, che sono gli strumenti con cui le aziende moderne affrontano la complessità. Si continua a ragionare per organigrammi, non per obiettivi, e questo è il contrario dell’innovazione”.
E c’è un ultimo punto, forse il più importante. “Questa riorganizzazione non dice nulla sulle vere sfide che i cittadini vivono ogni giorno. Perché mentre si discute di nuovi dirigenti, i tempi di percorrenza del tram non si accorciano? Chi dalle valli deve raggiungere Trento o Rovereto continua a fare i conti con un’offerta insufficiente, soprattutto nelle fasce orarie più delicate. Che fine ha fatto il processo di revisione del trasporto su gomma con orario cadenzato nelle Valli, avviato dalla Giunta Rossi nelle Giudicarie, che prevedeva una corsa ogni ora? L’innovazione, per chi usa il servizio, non è un organigramma più complesso: sono più corse, più puntualità, più affidabilità” conclude Paola Demagri.












