"Ennesimo schiaffo ai lavoratori trentini". Mille euro in più al mese per i consiglieri regionali, l'ira della Cgil: "Una pagina triste per le istituzioni"
Andrea Grosselli, segretario della Cgil del Trentino: "I politici trentini se fossero stati coerenti, avrebbero dovuto concedersi gli stessi aumenti dei dipendenti pubblici, non un euro di più. Invece riceveranno sei volte tanto"

TRENTO. A partire da gennaio 2025 i consiglieri regionali del Trentino-Alto Adige beneficeranno di un aumento delle loro indennità pari al 10,5%, un incremento che porterà oltre 1.000 euro lordi in più al mese per ciascuno dei 70 membri del Consiglio regionale: un adeguamento annunciato da tempo (QUI L'ARTICOLO) ma che evidentemente ancora divide ed anima il dibattito politico in regione.
E pensare che fino al 2023 gli stipendi dei consiglieri erano aggiornati in base all'indice Istat, con incrementi mediamente più consistenti (quest'anno sarebbe stato in programma un ritocco verso l'alto del 17%): la riforma introdotta lo scorso anno ha invece legato l'adeguamento delle indennità a quello dei circa 650 dipendenti non dirigenziali della Regione.
Certo, si parla di cifre comunque consistenti: i consiglieri regionali percepivano un’indennità mensile lorda di 10.445 euro, a cui si aggiungeva un importo forfettario netto di 700 euro. Con l’aumento del 10,5%, lo stipendio lordo salirà a circa 11.500 euro, con un costo aggiuntivo di circa 850 mila euro annui per le casse pubbliche. Complessivamente, l’adeguamento delle retribuzioni dei dipendenti regionali e dei consiglieri comporterà una spesa di circa 7 milioni di euro, già prevista nel bilancio 2025.
Di fronte all’aumento delle indennità per i consiglieri, non sono mancate le reazioni, anche dure: “I nuovi aumenti delle indennità dei politici rappresentano l'ennesimo schiaffo alle lavoratrici e ai lavoratori trentini", ha commentato senza usare mezzi termini Andrea Grosselli, segretario generale della Cgil del Trentino. "Nessuno di questi potrà mai godere di rinnovi contrattuali a tre cifre, con aumenti mensili di oltre 1.000 euro come quelli che riceveranno in questi giorni – arretrati inclusi – i consiglieri regionali".
"I politici trentini che sono corsi a incassare queste cifre, sono gli stessi che ad infermieri, insegnanti e personale amministrativo hanno concesso aumenti minimi nell’ordine di 170 euro al mese, meno della metà dell’inflazione registrata, facendo perdere potere d'acquisto e così impoverire migliaia di famiglie trentine. Se fossero stati coerenti, avrebbero dovuto concedersi gli stessi aumenti dei dipendenti pubblici, non un euro di più. Invece riceveranno sei volte tanto".
"Se a questo - prosegue Grosselli - si aggiunge il fatto che praticamente tutti i consiglieri provinciali trentini hanno scelto il vitalizio invece di aderire alla previdenza integrativa regionale come tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, appare ancora più chiara la distanza siderale della politica dagli elettori. I politici di destra e di sinistra, populisti, autonomisti e democratici, sovranisti e liberali sono tutti uniti quando si tratta di difendere i propri privilegi. Non si lamentino poi se sono sempre meno i cittadini che vanno alle urne ritenendo del tutto inutile farlo".
"Oggi quindi si è scritta una pagina triste per le istituzioni dell’Autonomia. Ancora una volta lo slogan “Prima i trentini” si è dimostrato quello che è davvero: l'ennesima menzogna di chi vuole solo esercitare il potere e garantirsi prebende che chi vive del proprio lavoro e con la propria pensione non può nemmeno sognare”.














