Aumento degli stipendi ai politici, la Cisl: "Triste e avvilente. Da destra e sinistra sempre d'accordo in questi casi. Si metta un tetto alla decenza"
Aumento delle indennità della politica, la Cisl: "Non ci siamo. Per le lavoratrici e i lavoratori non ci sono mai soldi e il risultato arriva dopo dure, lunghe e combattute trattative mentre i consiglieri possano disporre un miglioramento salariale senza contraddittorio e senza una mediazione di enti terzi: una semplice votazione e tutti contenti da destra a sinistra"

TRENTO. Un'indennità aumentata del 10,7%, cioè 1.117 euro lordi, per un totale di 11.563 euro al mese. Ai consiglieri in carica nel 2022 e nel 2023 viene inoltre riconosciuto un arretrato: altri 20 mila euro per il biennio. Il 2024 è atteso per la prossima estate.
"Non ci siamo", commentano Michele Bezzi, Giuseppe Pallanch e Katia Negri, i vertici della Cisl. "E' triste e avvilente che la politica sia autoreferenziale e non tenga conto dei problemi dei cittadini: i costi della vita più alti, l'inflazione e le difficoltà ai vari livelli per arrivare a fine mesi. E' surreale che per aumentare gli stipendi ci siano delle dure, lunghe e combattute trattative mentre i consiglieri possano disporre un miglioramento salariale senza contraddittorio e senza una mediazione di enti terzi: una semplice votazione e tutti contenti da destra a sinistra".
Gli aumenti sono scattati a inizio di quest'anno. Un decreto, firmato dal presidente del Consiglio regionale Roberto Paccher (Lega) a gennaio, retroattivo fino al 2022 con percentuali che variano in base all'annualità. E secondo le stime del sindacato per 18 consiglieri, rieletti dopo l'ultima legislatura, si parla di oltre 30 mila euro lordi.
"E' una situazione davvero imbarazzante come tutti i consiglieri di qualunque provenienza partitica si trovino subito e improvvisamente d'accordo in questi casi, si nascondono dietro il silenzio e incassano", prosegue la Cisl. "Poi si stupiscono se i giovani si allontanano dalla vita pubblica e non si recano alle urne a votare".
La politica "compia un passo indietro e rinunci agli aumenti delle indennità", evidenziano Bezzi, Pallanch e Negri. "Non è accettabile che ci si nasconda dietro ai tecnicismi. Non è più accettabile che per i consiglieri non ci siano vincoli di finanza pubblica e di contenimento della spesa mentre per tutti gli altri si trovano pretesti e problemi, si allungano i tempi delle risposte e si prova in tutti i modi a bloccare i riconoscimenti salariali. Per le lavoratrici, i lavoratori e i pensionati non ci sono mai risorse sufficienti, mentre per la propria autoreferenzialità e un tornaconto personale ci sono tutti i soldi".
Sono altre le azioni per rilanciare il comparto pubblico. "Noi continueremo a chiedere di rafforzare i salari come previsto dai protocolli sottoscritti ma questo non può creare un automatismo per aumentare conseguentemente le indennità della politica: si metta un tetto della decenza", concludono Bezzi, Pallanch e Negri.













