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Trento
09 maggio | 19:40

Il centrodestra vota (da solo in Aula) Giacomo Bernardi al Tar e scoppia la polemica: "La magistratura deve restare indipendente"

Le minoranze contestano la decisione di Fugatti di nominare Giacomo Bernardi come giudice laico del Tar. "Una scelta che solleva profonde perplessità nel metodo e nel merito. Una decisione che viene giudicata come un grave strappo istituzionale"

TRENTO. Tensione tra maggioranza e opposizione. E' polemica per l'indicazione di Giacomo Bernardi come nuovo giudice laico del Tar di Trento. Una nomina approvata con il solo voto della maggioranza in Aula. Una scelta che solleva profonde perplessità nel metodo e nel merito. Una decisione che viene giudicata come un grave strappo istituzionale. 

 

Prima il governatore della Provincia, Maurizio Fugatti, si è trovato a replicare alle opposizioni sul caso della nomina di Andrea Villotti alla guida di Patrimonio del Trentino, l'ex presidente della società di sistema e già capo di gabinetto del governatore in Regione che risulta indagato nell'ultima maxi operazione della guardia di finanza (Qui articolo), poi poco dopo ha proposto l'avvocato, attualmente Difensore civico, per l'incarico di giudice al Tar. 

 

"Ci troviamo davanti a due problemi", dice Francesco Valduga (Campobase). "Il primo è il metodo: ci era stato assicurato che ci sarebbe stata una concertazione, ma il nome è stato comunicato solo due ore prima della votazione. Il secondo è il merito: la nomina di Bernardi, attuale difensore civico, su cui si era trovato un punto di equilibrio tra maggioranza e minoranza, è stata strumentalizzata. La maggioranza ha mostrato che quell’accordo non contava nulla. La scelta sembra rispondere più al destino personale che al bene della comunità. Inoltre, Bernardi non ha ritenuto di avvisare le minoranze che pur avevano permesso la sua nomina a Difensore civico: un silenzio che solleva interrogativi sullo spessore etico di chi va a ricoprire un ruolo così delicato".

 

Invece Lucia Coppola (Alleanza Verdi Sinistra) parla di "scarsissimo rispetto non solo per l’Aula, ma soprattutto per i cittadini. Questo modo di procedere ci impone di prendere pubblicamente le distanze. La mancanza di spiegazioni e la gestione ad personam delle nomine rendono evidente il carattere antidemocratico di questo sistema".

 

A intervenire anche Filippo Degasperi. "Avevamo già detto che Bernardi non era adatto al ruolo di difensore civico", spiega il consigliere provinciale di Onda. "Ora viene spostato in un ruolo ancora più inadatto. Sarà un giudice che si troverà in conflitto con colleghi e comuni su cui ha già avuto un ruolo attivo e ci sono anche pendenze giudiziarie come la questione Trento Rise. Ci aspettiamo che si dimetta subito da difensore civico". 

 

Nome, quello di Bernardi, non nuovo. Già candidato sindaco del centrodestra nel 2020 in quel di Arco (elezione poi vinta da Alessandro Betta), l'avvocato è un "uomo di fiducia" di Fugatti e del centrodestra. Nei mesi scorsi era stato nominato Difensore civico. Una scelta osteggiata dalle minoranze (per la conferma serve la maggioranza dei due terzi), che poi avevano ceduto il passo in cambio della possibilità di indicare il Garante dei detenuti. Ora il centrodestra ha indicato Bernardi come giudice laico. Un'indicazione che ha portato le minoranze a lasciare l'Aula prima del voto. 

 

L'avvocato era stato assunto nel 2021 a capo dell'avvocatura della Provincia. Una procedura, però, giudicata illegittima in primo grado e in appello. Il giudice del lavoro aveva bocciato la scelta e aveva stabilito “l’irragionevolezza della previsione trova conferma nell’esito della selezione, che ha visto prevalere un candidato”, sostanzialmente privo di quella “consolidata e specifica esperienza nella cura di rilevanti cause in termini quali/quantitativi di difesa della pubblica amministrazione” (qui approfondimento su questa vicenda). Si attende la cassazione.

 

Duro il Partito Democratico. "In Aula è stato usato l'aggettivo 'schifo' per descrivere la situazione. Star vicino al presidente paga e paga bene. Siamo davanti all’ennesimo caso di spartizione di potere, in cui il curriculum conta poco o nulla. L’auspicio è che da Roma arrivi una valutazione seria", dice Alessio Manica mentre Andrea de Bertolini conclude: "La scelta ha un contenuto politico e partitico, non istituzionale. Il Tar è un organo che deve garantire autonomia e indipendenza. Il modo in cui si è proceduto mina la fiducia dei cittadini nella giustizia amministrativa. Stiamo assistendo all’introduzione dello spoil system anche nella magistratura".

 

Le opposizioni, unite nel giudizio critico, hanno chiesto un ripensamento sulla nomina, a tutela della trasparenza istituzionale e dell’indipendenza della giustizia. Al termine della Conferenza stampa hanno annunciato la presentazione di una mozione con il fine di riportare il dibattito all’interno dell’Aula.

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