Il Pd attacca (ancora) sulla legge elettorale e sul terzo mandato. La Lega e La Civica: "Personalizzazione poco edificante"
Il Patt propone il proporzionale ma il Pd si attacca ancora al terzo mandato ma anche al rischio "reggenza" se Fugatti dovesse andare a Roma. L'assessore Mattia Gottardi: "Se la legge dovesse essere ok, vogliono davvero spendere oltre due milioni di euro di soldi pubblici per un referendum?". Il capogruppo della Lega, Mirko Bisesti: "Purtroppo c'è questa dinamica del centrosinistra che personalizza tutto e non è un atteggiamento edificante"

TRENTO. Il Partito Democratico è sempre pensieroso quando si parla di legge elettorale, ormai avvitato sulla possibile candidatura a presidente, per la terza volta consecutiva, di Maurizio Fugatti. La Lega e La Civica aprono invece alla discussione sulla proposta del Patt e rispediscono al mittente le ipotesi che un'eventuale modifica della norma sia per ragioni legate al futuro politico dell'attuale governatore.
"Il centrodestra proprio non ce la fa a non guardare la legge elettorale come strumento da piegare alle utilità di bottega", dice Alessio Manica, consigliere provinciale e capogruppo del Partito Democratico. "Il capogruppo della Lega liquida un eventuale doppio turno non perché, per esempio, lascerebbe liberi i partiti di saltare di qua e di là tra i due turni in base alle convenienze ma perché 'non conviene alla destra'. Il capogruppo di FdI, Biada, preoccupato dai piani personali di Fugatti, si immagina di modificare la legge per evitare di votare due volte in un anno, eventualità che definisce 'assurda', nel caso il presidente candidasse alle politiche. E in effetti sarebbe assurdo perché vorrebbe dire che il presidente Fugatti, eletto direttamente in virtù di una legge che parte dal presidente per la composizione del consiglio, se ne fregherebbe serenamente della responsabilità assegnata (enorme) per opportunità personali mandando l’intero Trentino al voto anticipato. Ma non è la norma a essere assurda, ma il comportamento che diventa irresponsabile. Il legislatore ha giustamente previsto il ritorno politico limitando al minimo la reggenza, perché non si può aggirare la volontà popolare che ha eletto direttamente quel presidente eleggendo in Consiglio per un anno e mezzo un’altra figura".
Al centrosinistra il proporzionale non piace. Detta in un altro modo, "non si prendono del maggioritario solo i pezzi che fanno comodo in quel momento. I sistemi hanno necessariamente una loro coerenza: il maggioritario carica sul presidente oneri e onori", dice Manica. "Ogni giorno che passa è ormai plasticamente evidente che i partiti del centrodestra guardano alla possibile modifica della legge elettorale ciascuno con la calcolatrice del proprio tornaconto alla mano e non col binocolo del miglior sistema di governo per questo prezioso territorio. E’ un piano impraticabile e nocivo per il Trentino".
Un caso abbastanza recente di reggenza in piazza Dante è quello di Alberto Pacher come facente funzioni dopo che Lorenzo Dellai si è trasferito a Roma. Allora centrosinistra. Più numerosi - come ovvio - invece le guide ad interim nei Comuni.
Nell'ultimo giro di elezioni provinciali proprio Francesco Valduga si è dimesso da sindaco di Rovereto per assumere la leadership del centrosinistra. A Trento anche c'è una lunga storia in questo senso. Sempre staffetta Dellai-Pacher, con quest'ultimo riconfermato e poi "sostituito" da Alessandro Andreatta. A sua volta poi riconfermato e che ha lasciato la politica a interrompere la "tradizione". Insomma, il meccanismo è dettato dall'elezione diretta e non è una novità. E' un percorso che probabilmente (al secondo e ultimo mandato) spera di compiere anche Franco Ianeselli per correre alle prossime provinciale alla guida del centrosinistra.
"Il centrosinistra prosegue in questa narrazione che personalizza e che collega la modifica della legge elettorale alla figura dell'attuale presidente", le parole di Mattia Gottardi, assessore e presidente de La Civica. "La questione è più delicata e profonda: si parla delle regole, che sono neutre, che riguardano i cittadini. Questa rappresentazione dell'opposizione è fuorviante e evidenzia una poca serenità della coalizione avversaria".
Non è neppure una novità che le Stelle Alpine sostengano un ritorno al proporzionale. "Il Patt ha proposto questo sistema nel 2018 a firma Ugo Rossi, ecco che nel 2025 rimettono coerentemente sul tavolo questo passaggio", evidenzia Gottardi. "Solo che all'epoca il centrosinistra era al governo e quindi il discorso esulava dal caso del candidato presidente. Una modifica si può valutare e le minoranze sono invitate a presentare correttivi e idee, fermo restando che un sistema elettorale deve garantire caratteristiche quali governabilità, limitare il rischio di ribaltoni, evitare eccessive frammentazioni e assicurare la chiarezza di un assetto stabile".
Legge elettorale e terzo mandato sembrano rendere il centrosinistra piuttosto nervoso. "L'obiettivo è avere regole condivise e chiare", continua Gottardi. "Si può valutare una proposta del centrosinistra se ha un'idea migliore. Ma il discorso non può essere legato a una persona e non si può continuamente spostare il dibattito per attaccare le legittime richieste di altre forze politiche. A novembre c'è la prima pronuncia sul terzo mandato. Se la legge dovesse essere ok, vogliono davvero spendere oltre due milioni di euro di soldi pubblici per un referendum?".
La modifica della legge elettorale è tutta da discutere. "Il tema è serio e importante ma il Patt ha avanzato questa ipotesi più concretamente solo nelle ultime settimane", dice Bisesti, consigliere provinciale e capogruppo della Lega. "Dobbiamo parlare di questo argomento all'interno del partito e della coalizione per verificare le sensibilità. Personalmente sono scettico, per esempio, sul proporzionale puro perché potrebbe non garantire stabilità di governo. Però purtroppo c'è questa dinamica del centrosinistra che personalizza tutto e non è un atteggiamento edificante. Anzi, credo che l'approfondimento deve essere il più ampio possibile e che serva una convergenza, almeno in parte, delle minoranze".
La legge che porta proprio il suo nome sul terzo mandato, invece "punta a sanare anche una difformità che c'è tra Comuni grandi e quelli piccoli, oltre che con la Provincia. A ogni modo credo che sia positivo e importante discutere del sistema elettorale, soprattutto in questa fase di bassa affluenza. I dati sono chiari, pure a Trento non si è recato all'urne il 50% degli aventi diritto, e la popolazione deve essere stimolata alla cosa pubblica", conclude Bisesti.













