"In Sicilia va abolito lo Statuto speciale", l'attacco di Calenda contro i "regionalismi": "Via le competenze alla sanità a chi non le sa gestire"
Al congresso di Azione lungo intervento del confermato segretario del partito Carlo Calenda: "In Sicilia un feudalesimo che va distrutto". Poi tra gli altri interviene anche la premier Giorgia Meloni

ROMA. “C’è una Regione, la Sicilia, che ha avuto la iattura di avere lo Statuto speciale. Perché? Perché spende pro capite quanto la Lombardia ma le persone devono aspettare 8 mesi per una biopsia. Quella roba va levata, ci vogliono i poteri sostitutivi”.
Non va per il sottile, come sua abitudine, Carlo Calenda: e non lo ha fatto neanche durante il suo discorso introduttivo al congresso di Azione a Roma.
“La sanità non va più gestita dalle regioni, vanno levate le competenze a chi ha dimostrato di non saperla gestire strutturalmente", ha detto ribadendo un concetto già più volte espresso in passato. "In Sicilia c'è un feudalesimo che va distrutto".
"Il 35% della popolazione italiana sarebbe favorevole alla chiusura del Parlamento, in favore di un “uomo forte” alla guida del governo. Il dato sale al 52% fra i giovani fino ai 34 anni. Se esiste un pericolo autoritario in Italia è questo qui", ha aggiunto Calenda.
"E sapete da cosa deriva? Dal fatto che la politica, da trent’anni, è alla deriva, in balia dell’anarchia dei veti incrociati. Si ha il terrore di prendere la benché minima decisione perché in essa scorgiamo la rinascita di uno stato autocratico, non capendo che proprio in questo modo prepariamo l’avvento di un’autocrazia. Le democrazie cadono quando non decidono. Il ruolo di Azione, il nostro compito è quello di contribuire a trasformarci in una democrazia decidente. Altrimenti il rischio è quello di perderla. L’astensionismo si trasformerà in rabbia e la rabbia muoverà contro tutte le istituzioni democratiche".














