"No alla caccia al fringuello", Calzà (Pd) contro la deroga della Provincia: "Sono state effettuate analisi specifiche e scientifiche?"
La consigliera provinciale del Partito Democratico, Michela Calzà, interroga la Provincia sulle caccia in deroga al fringuello: "Scelta senza confronto e dati aggiornati"

TRENTO. "Non risulta che il fringuello rappresenti un rischio per l'agricoltura o per l'ambiente". Queste le parole di Michela Calzà, consigliera provinciale del Partito Democratico. "Chiediamo se siano state effettuate analisi specifiche che motivino il ricorso alla deroga".
A inizio mese la Provincia ha aperto alla possibilità di cacciare una specie normalmente protetta, quella del fringuello, entro limiti e condizioni particolari. “Il sistema di monitoraggio sarà particolarmente rigoroso: i cacciatori autorizzati dovranno registrare online, dopo ogni giornata, i capi prelevati e annotarli sul tesserino venatorio”, la nota di piazza Dante, sottolineando che la struttura provinciale “seguirà costantemente l’andamento dei prelievi e sospenderà l’attività al raggiungimento del 90% della quota assegnata” (Qui articolo).
Una decisione subito criticata dalle associazioni ambientaliste e animaliste (Qui articolo). A intervenire anche il Partito Democratico per chiedere maggiori chiarimenti. Secondo Calzà la decisione sarebbe stata presa in assenza di un confronto con enti scientifici e tecnici, e senza che siano stati resi pubblici i dati, i pareri e le valutazioni ambientali alla base della scelta.
"Il fringuello è una specie comune, ma protetta da oltre trent’anni a livello europeo. Si tratta di un uccello migratore regolare, che attraversa le Alpi e svolge un ruolo ecologico rilevante, contribuendo al controllo naturale degli insetti e alla dispersione dei semi. In base alle normative europee e nazionali, la caccia in deroga è consentita solo in assenza di alternative soddisfacenti, e in presenza di dati scientifici aggiornati. Tuttavia, nel caso specifico del Trentino, non risultano né studi recenti né valutazioni di misure alternative".
Un elemento "particolarmente critico riguarda l’autorizzazione al prelievo nei valichi alpini, che la comunità scientifica individua come veri e propri 'colli di bottiglia' ecologici, cioè zone di concentrazione obbligata per moltissime specie migratrici durante il passaggio stagionale. Molti di questi valichi ricadono all’interno delle Zone di protezione speciale (Zps) della Rete Natura 2000, istituite proprio per tutelare le rotte migratorie e le specie dell’Allegato I della Direttiva 'Uccelli' dell’Unione europea".
La consigliera provinciale sostiene la petizione online "No alla caccia in deroga al fringuello in Provincia di Trento". "Intervenire in queste aree durante il periodo migratorio - continua Calzà - significa colpire individui adulti fondamentali per la riproduzione e la sopravvivenza delle popolazioni".
La Consigliera conclude auspicando "maggiore trasparenza nelle scelte future e un confronto reale con il mondo scientifico e con tutti i portatori di interesse, affinché le decisioni siano pienamente coerenti con la normativa vigente e supportate da evidenze oggettive, non da logiche meramente politiche".












