Per la Lega "dopo Fugatti c'è solo Fugatti", come ripeteva Savoi. Bisesti: "Tre mandati è un numero equo. E' una questione di democrazia"
Ad oggi, Fugatti può governare anche senza l'appoggio del partito di Giorgia Meloni che, da seconda forza della maggioranza (alle spalle della Lega che, oltre al presidente, può contare su cinque consiglieri, si ritrova ad avere meno rappresentanti della lista Noi con Fugatti (quattro), del Patt (tre e in Giunta c'è anche il segretario Marchiori, eletto come assessore tecnico), al pari de La Civica

TRENTO. "Dopo Fugatti, c'è solo Fugatti" ripeteva l'ex consigliere provinciale della Lega Alessandro Savoi. E, a vedere quanto accaduto oggi nell'Aula di piazza Dante, forse un po' ci aveva preso, perché la maggioranza si è espressa a favore di un terzo mandato dell'attuale Governatore, che dal 2018 guida la Provincia Autonoma di Trento.
Quella che poteva essere una sconfitta clamorosa, con possibili ripercussioni anche sulla tenuta della Giunta, si è - invece - trasformata in un'incredibile vittoria del presidente trentino, del suo partito, la Lega, delle altre forze politiche, Noi con Fugatti (la civica targata Spinelli), Patt, La Civica, del presidente Soini e dei consiglieri, Cia, Gugliemi e, a questo punto, Daldoss e Girardi, che hanno votato a fare del ddl 52. Totale: 19 sì, 16 no. La vittoria è stata schiacciante.
Ma la vittoria è doppia perché, oltre al "sì" dell'Aula, la conseguenza politica è che Fratelli d'Italia si è completamente "spaccato". Anzi, dei cinque eletti nel 2023 ora ne restano solamente due, la vice presidente Gerosa e il capogruppo (di un gruppo che non c'è più) Daniele Biada.
E, ad oggi, Fugatti può governare anche senza l'appoggio del partito di Giorgia Meloni che, da seconda forza della maggioranza (alle spalle della Lega che, oltre al presidente, può contare su cinque consiglieri, si ritrova ad avere meno rappresentanti della lista Noi con Fugatti (quattro), del Patt (tre e in Giunta c'è anche il segretario Marchiori, eletto come assessore tecnico), al pari de La Civica.
Le conseguenze politiche verranno valutate nel breve - medio periodo, quello che è certo è che - stamani - è stata scritta una pagina importantissima (indipendentemente dall'essere favorevoli o contrari al terzo mandato) della storia politica trentina. Il primo firmatario del ddl 52, ribattezzato "ddl Bisesti", era proprio l'ex assessore e ora consigliere provinciale Mirko Bisesti. Che è uscito dall'Aula da vincitore.
"Ovviamente c'è grande soddisfazione - commenta a caldo -: dal giorno in cui ho proposto il ddl, sottoscritto anche da altri consiglieri, la priorità è sempre stata quella a "parlare" fosse l'Aula. La Provincia Autonoma di Trento ha competenza su questa materia e, dunque, era legittimo e giusto che ad esprimersi fossero i consiglieri eletti dai cittadini. Poi vedremo se dovremo difendere questa nostra prerogativa, ma intanto il consiglio provinciale è stato chiaro. Sono state sollevate diverse obiezioni e, ripeto, quanto ho già detto: non ci sono limiti per i parlamentari, ministri e capo del governo, perché non si dovrebbe permettere ad un Governatore che sta lavorando bene e ha un grande consenso di ripresentarsi per un terzo mandato? E' una questione di democrazia. Il limite ci deve essere, ma tre è un numero equo. E, aggiungo, come ho avuto modo di affermare più volte, quella del terzo mandato è una possibilità. Prima dovranno accordarsi i partiti, poi ci sarà il giudizio sovrano delle urne. Oggi questa possibilità è per Fugatti, un domani sarà magari per qualcun altro".
L'uscita di Girardi e Daldoss da Fratelli d'Italia e la "spaccatura" potrebbe avere ripercussioni politiche sulla Giunta?
"Non compete a me - conclude Bisesti - e non voglio addentrarmi in polemiche. Quelle le lascio ad altri. Se sono contento? Certamente sì, se dicessi il contrario mentirei".












