Già imbrattato con scritte il sottopasso "psichedelico". Generazione Trento: "Opera in linea con la Giunta, all'insegna del disorientamento e dell’incertezza"
Le scritte sono un paio, realizzate sulla parte bianca del gioco di linee che permeano ogni lato del sottopasso che dal centro città conduce sino al Lung'Adige a due passi dal nuovo Hub Intermodale di Trento. Insomma, a meno di 48 ore dalla riapertura di uno snodo cruciale della viabilità pedonale della città, qualcuno - evidentemente privo anche del minimo senso civico -, ha deciso di rovinare l'installazione. Intanto l'opera continua ad essere divisiva

TRENTO. Il sottopasso "psichedelico" di via Canestrini a Trento è stato inaugurato appena due giorni fa - venerdì 16 gennaio - e, purtroppo, qualche vandalo ha già deciso di apporre la propria "firma" sulla pareti, deturpando l'opera realizzata dall'artista altoatesina Esther Stocker.
Le scritte sono un paio, realizzate sulla parte bianca del gioco di linee che permeano ogni lato del sottopasso che dal centro città conduce sino al Lung'Adige a due passi dal nuovo Hub Intermodale di Trento i cui lavori di realizzazione sono in fase decisamente avanzata.
Insomma, a meno di 48 ore dalla riapertura di uno snodo cruciale della viabilità pedonale della città, qualcuno - evidentemente privo anche del minimo senso civico -, ha deciso di rovinare l'installazione.
Intanto l'opera continua ad essere divisiva. Tra i cittadini sono in tanti ad aver apprezzato la volontà dell'amministrazione di voler realizzare un qualcosa di "diverso" e "unico" per abbellire il centro città, ma c'è anche chi parla di una realizzazione poco funzionale, che può creare problemi di carattere cognitivo, soprattutto alle persone anziane.
Una critica, in tal senso, è già arrivata dal consigliere comunale Renato Tomasi (Qui articolo), esponente della maggioranza (ma in disaccordo su tante cose), mentre Generazione Trento parla di "raffinatezza estetica" a discapito della "funzione". Secondo i consiglieri Margoni e Geat "sul piano dell'accessibilità sensoriale è tutto sbagliato" quanto è stato fatto.
"Nelle scuole di design si insegna che il successo di un buon disegno - scrivono i consiglieri Martina Margoni e Claudio Geat - è quando si mantiene in perfetto equilibrio tra forma e funzione. L’arte invece non ha briglie né regole. E dunque, quando si applica l'arte a una funzione urbana, il rischio cortocircuito è altissimo. È nobilissimo ambire alla raffinatezza estetica, anche nei luoghi pubblici che per loro natura hanno anzitutto una funzione. Sulla quale non può, non deve prevalere il disegno. Un esempio straordinario sono le stazioni della metropolitana di Napoli. Opera d’arte che si presta alla funzione".
Secondo Margoni e Geat si è scelto di sacrificare la funzione in meno dell'arte.
"A Trento siamo riusciti a fare l'opposto? Forse. Spinta da improvvisa Art Attack - proseguono i due esponenti di Generazione Trento - l'amministrazione si è affidata a una stimatissima artista per la riqualificazione del sottopasso di via Canestrini, regalando alla città (non proprio un regalo, 80.000 euro) uno spaccato di pura "op art", in un gioco optical dal sicuro effetto suggestivo. Tutto bello, tutto bellissimo. Non fosse che ci si è dimenticati della funzione. Un’opera pubblica non deve essere solo bella, non deve stupire, impressionare, sbalordire. Perlomeno non solo. Deve essere anzitutto ispirata al cosiddetto “design universale”: ancor più in un tempo in cui si sbarrierano le città, innovare “per tutti” deve essere un principio cardine. Questo significa pensare a chi ha fragilità cognitive, visive, motorie, percettive".
Insomma, per Generazione Trento l'opera così come è stata realizzata non va bene. E la forza d'opposizione a Palazzo Thun "allarga" poi il concetto, allargando il discorso a funivia e Hub intermodale.
"C'è bisogno indubbiamente di arte e di bellezza - concludono -. C’è bisogno, su tutto, di un pensiero, prima ancora di un’azione. Seppur interessante, audace, ma lacunosa sul piano della funzione. E allora, è tutto sbagliato? Sul piano dell’accessibilità sensoriale probabilmente sì. Su quello concettuale, l’opera funziona. Se pensiamo che quel sottopasso porta verso una funambolica funivia che non c’è, una stazione autocorriere che più lontana non si può, metafora di un by-passaggio che chissà quando sarà, indubbiamente l’amministrazione è in linea con la poetica straordinaria dell’artista: l’immersione in spazi di distorsione percettiva, il disorientamento, l’incertezza. In tal caso, un vero colpo d’arte!".












