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Doppia preferenza, martedì ancora in Aula: "Nessuna mediazione al ribasso"

Il comitato Non ultimi: "Rimanga la doppia preferenza di genere, nessuna mediazione". Bezzi pronto a ritirare la proposta di legge se passa l'emendamento Zanon che prevede tre preferenze.

Di Donatello Baldo - 01 ottobre 2016 - 14:26

TRENTO. Martedì prossimo tornerà in consiglio provinciale la legge sulla doppia preferenza di genere. Ad attenderla una valanga di emendamenti impossibili da superare, a meno che non si tratti con Rodolfo Borga di Civica trentina e Filippo Degasperi dei 5Stelle. La mediazione sarà ovviamente al ribasso: in ballo c'è l'emendamento presentato fa Gianfranco Zanon che prevede, al posto di due preferenze uomo-donna, il mantenimento delle tre preferenze. In questo caso solo la terza sarebbe destinata ad un genere diverso dalle prime due. "Una presa in giro - afferma Laura Strada - una vera e propria fregatura".

 

Alla conferenza stampa che il comitato Non ultimi ha convocato in mattinata le posizioni sono chiare: "Questa è una legge che garantisce pari opportunità di accesso alla vita politica - dice Giulia Robol a nome di tutte - c'è un impegno scritto nero su bianco nel programma elettorale e questo impegno deve essere rispettato". Rispettare questo impegno è però difficile di fronte all'ostruzionismo messo in atto da una parte della minoranza. Per superare l'ostacolo le strade sono due, una tecnica e una politica.

 

Quella tecnica prevede l'intervento del presidente del Consiglio Bruno Dorigatti. Dovrebbe accettare un eventuale emendamento fuori tempo massimo (la facoltà è solo sua) che, presentato da maggioranza e parte della minoranza, riscrivesse il testo della legge e fosse votato per primo, così da tagliare tutti gli altri emendamenti in un sol colpo. Una forzatura, la tanto vituperata tagliola che però salverebbe la legge e la porterebbe diritta al voto così com'è, con il testo condiviso dai presentatori (Bezzi e Maestri) e sostenuto dal comitato.

 

La strada politica per il superamento dell'impasse prevede invece la trattativa. Che come detto non può che essere al ribasso. "Al massimo accettiamo l'abbassamento della percentuale di donne in lista", fanno capire dal comitato. Dicono cioè che l'unica mediazione potrebbe riguardare la soglia di presenza di genere nella composizione delle liste elettorali. La legge prevede che siano formate al 50 e 50 tra uomini e donne, si potrebbe ridurre al 40% di presenza femminile. "Ma oltre a questo sarebbe una sconfitta".

 

La legge, per come stanno le cose, rischia di rimanere bloccata in Aula. O rischia di essere depotenziata, di fatto annullata nell'intento di portare più donne tra le elette dell'assemblea legislativa. Ugo Rossi l'ha detto che alla fine si dovrà mediare, non ha detto su cosa. Se fosse sulla terza preferenza sarebbe una vera e propria disfatta: "Se così fosse - spiegano le attiviste - ci troveremmo con una legge inutile, una legge che non produrrebbe nessun effetto pratico. Le cordate tra candidati maschi continuerebbero ad esserci e alle donne sarebbe dato solo uno spazio teorico - spiegano - perché sono pochissimi quelli che esprimono la terza preferenza". 

 

Che fare dunque? Se si uscirà dall'ostruzionismo con l'emendamento Zanon che prevede la terza preferenza - rimarca Laura Strada - tutti sappiano che è una fregatura. E questo lo diremo agli elettori nel momento del voto". Una minaccia molto delicata. La minaccia più grave è il peso della ricaduta politica che si abbatterà inevitabilmente sulla maggioranza,  sullo stesso Ugo Rossi. Una conseguenza che le attiviste del comitato faranno di tutto per esacerbare. "Qualche testa dovrà pur cadere - dice qualcuna di loro - ormai le dimissioni non le dà più nessuno, ma se una legge scritta nel programma di governo non si riesce a portarla a casa, la responsabilità qualcuno se la deve pur prendere". 

 

Un asso nella manica sembra però ci sia, una mossa che Ugo Rossi vorrà evitare come la peste per non lasciarci la faccia. Lui e tutta la maggioranza. Se si arrivasse alla mediazione sulla proposta Zanon e in nome della realpolitik la maggioranza la dovesse accettare "perché non ci sono alternative", il comitato chiederebbe il ritiro del disegno di legge. "Giacomo Bezzi ha già fatto sapere che è pronto a farlo", dicono alcune del comitato. Con il cerino in mano rimarrebbe Lucia Maestri, la co-firmataria. Se si arrivasse a questo la figuraccia non sarebbe della minoranza che ha fatto l'ostruzionismo. Sarebbe della maggioranza che ha accettato la mediazione e che non è stata capace di rispettare un impegno preso con i propri elettori.

 

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