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Forza Nuova, Predazzo concede una sala del Comune. La sindaca: "Un no avrebbe dato ancora più visibilità ad un gruppo che non se la merita"

Maria Bosin: "Ero molto preoccupata anche per la sicurezza dei profughi ospitati dalla mia comunità". Alla riunione venti persone: "Noi siamo una delle poche realtà in Valle di Fiemme che accoglie i richiedenti asilo, e tutti dovremmo fare qualcosa per aiutare i profughi"

Pubblicato il - 05 novembre 2016 - 18:44

TRENTO. “Ero molto preoccupata, devo ammetterlo”. La sindaca di Predazzo, Maria Bosin, lo dice tirando un sospiro di sollievo: “Alla riunione c'erano soltanto una ventina di persone”. La riunione a cui si riferisce è quella organizzata dal gruppo di Forza Nuova nella sala Rosa del Comune.

 

“Non abbiamo certo concesso la sala a cuor leggero, ci siamo confrontati tra noi e con le Forze dell'ordine. Ma lo Statuto ci obbliga a metterla a disposizione di tutti coloro che la chiedono – afferma la sindaca – e negarla avrebbe forse acuito lo scontro dando a questo gruppo una visibilità mediatica che non si meritano affatto”. Predazzo non è stata scelta a caso: “Sono soltanto due i Comuni della valle che ospitano richiedenti asilo, Predazzo e Castello di Fiemme. Ecco perché la serata è stata organizzata proprio qui” – spiega la sindaca.

 

“I toni usati nella richiesta formale di concessione di una sala erano ben diversi da quelli veicolati successivamente su Facebook. Ma non siamo sprovveduti e sapevamo quale fosse il vero intento”. La sindaca non lo dice apertamente, cerca di mantenere un profilo istituzionale, ma è facile capire che l'intento fosse quello di sobillare, di soffiare sul fuoco. Sulla pagina di Forza nuova si legge che “ il malcontento serpeggia, ancora sommesso nei bar e tra le mura di casa, per questo motivo Forza Nuova intende dar voce a tutti quelli che, impauriti dal "politicamente corretto", soggiacciono controvoglia alle decisioni dall'alto che determineranno i soliti noti problemi di degrado e criminalità, ove questa immigrazione fuori controllo, è già avvenuta”.

 

Ma erano una ventina, l'abbiamo già detto, e sembra che l'intento non sia andato a buon fine. “A me non interessa addentrarmi in queste dispute – afferma la sindaca – abbiamo deciso con estrema preoccupazione di far parlare anche loro proprio perché sull'accoglienza profughi non abbiamo nulla da nascondere e abbiamo affrontato il tema con la popolazione alla luce del sole. Mi interessa di più – continua Maria Bosin – parlare del nostro progetto e della piccola parte che la mia comunità sta facendo di fronte a questa emergenza”.

 

A Predazzo ci sono cinque ragazzi, cinque richiedenti asilo ospitati da un privato. “Noi come Comune non abbiamo alloggi da mettere a disposizione, ma una signora ha messo a disposizione una sua proprietà – spiega Maria Bosin – e assieme a volontari, alla parrocchia, allo stesso comune che li coinvolge nelle operazioni di pulizia cerchiamo di favorire l'integrazione di queste persone”.

 

Nei mesi scorsi la sindaca aveva partecipato agli incontri con il Cinformi e con l'assessore Luca Zeni, “condividendo la politica della diffusione a piccoli gruppi per favorire maggiormente la capacità di integrazione”. Ora i profughi sono anche a Predazzo, “e si riesce a interagire perfettamente, a coinvolgere loro e la comunità in un percorso di inclusione”.

 

“Devo ammettere che ero preoccupata anche per loro – confessa la sindaca – avevo paura che potessero uscire e incontrare gli organizzatori della serata. Allora alcuni volontari – ci spiega – sono andati a casa dei ragazzi improvvisando una festa a sorpresa, per impedire loro di uscire e imbattersi in situazioni pericolose. A loro non abbiamo detto nulla – spiega Bosin – non volevamo esporti a queste cose, non è giusto che sulla pelle di cinque ragazzi si consumino tutte queste polemiche”.

 

“Sull'accoglienza – afferma convinta Maria Bosin – non possiamo pensare che se ne occupi sempre qualcun altro. Noi la nostra parte la stiamo facendo, come Comune e come comunità”. 

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