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Il Fatto Quotidiano: "A Trento il Pd si prende il 30% dello stipendio dei 'suoi' dirigenti pubblici e non lo dice". Gilmozzi: "Non lo diciamo perché non è vero"

Ieri è apparso un articolo che dà voce al consigliere provinciale Degasperi e a una sua interrogazione. Sul sito "quella pagina, che dovrebbe essere un inno alla trasparenza, in realtà è vuota". Il tesoriere Rudari: "E' vuota perché non abbiamo mai attuato quel passaggio dello statuto"

Di Luca Pianesi - 07 settembre 2017 - 07:14

TRENTO. "Pd obbliga i suoi manager a finanziare il partito. A Trento si versa il 30% dello stipendio. La trasparenza? Un optional", titolava così, ieri, il FattoQuotidiano.it. Un lungo articolo costruito su un'interrogazione fatta dal consigliere provinciale 5 Stelle Filippo Degasperi che attacca senza mezzi termini il Pd Trentino. L'accusa? Da statuto il Pd nazionale prevede che i dirigenti di enti pubblici di "nomina Pd" debbano corrispondere un 10% del loro guadagni al partito, ma anche che lo stesso Pd debba rendicontare tutto in maniera pubblica e trasparente specificando sul proprio sito internet ogni cifra versata e da chi.   

 

"Regola del 10 per cento? Macché - scrive il Fatto Quotidiano - a Trento, come anche in altre province d’Italia, i manager e i dirigenti indicati dal Pd che siedono sulle poltrone di enti pubblici e partecipate sono tenuti a versare al partito fino al 30 per cento degli emolumenti che ricevono. Nella provincia a statuto speciale, seppur con una tabella parametrata sull’entità dei guadagni, l’obbligo è molto più impegnativo rispetto ad altre regioni italiane. Tutto scritto nero su bianco. Una tassa vera e propria. Il bello è che tutto dovrebbe essere dichiarato e pubblico. Cliccando sul sito del partito si dovrebbero trovare nomi, incarichi e cifre versate. Invece le sorprese non mancano, perché quella pagina, che dovrebbe essere un inno alla trasparenza, in realtà è vuota".

 

Non proseguiamo perché tutto il resto dell'articolo diventa superfluo. Sarebbe bastato sentire il Partito democratico trentino per avere una risposta molto semplice: "Non abbiamo mai applicato quella parte di statuto. Da quando sono stato eletto segretario provinciale - ci spiega Italo Gilmozzi - non abbiamo mai chiesto nessun tipo di contributo a dirigenti o cose simili. Francamente non lo trovavamo giusto. Se si va sul sito del partito è per questo che non si trovano nomi: perché non ce ne sono". 

 

La conferma ce la dà il tesoriere del Pd del Trentino, Andrea Rudari. "In quanto tesoriere, da quando mi sono insediato sono andato anche a vedere cosa accadeva in passato - racconta - ebbene quando ho visto la norma dello statuto, che esiste e che probabilmente andrà cancellata, ho chiesto come ci si era comportati fino a quel momento. Mi è stato detto che non è mai stata applicata. E infatti, ormai, i nostri fondi derivano essenzialmente dalle donazioni di simpatizzanti e dai contributi versati dagli amministratori eletti (poi ci sono le entrate dalle tessere che però in buona parte vanno a Roma). Contributi che sono pubblici e rendicontati sul nostro sito in amministrazione trasparente. In ogni caso, quando ci siamo insediati con il segretario Gilmozzi abbiamo fatto una riunione con il collegio dei garanti e lo stesso segretario e si è scelto, esplicitamente, di non dare attuazione a quel passaggio dello statuto".

 

"Anche in terra nostrana i nominati, dirigenti, presidenti, consiglieri, sindaci di società ed enti partecipati dalla Provincia, non sono esenti dal ‘tributare onori' al padrone che ha messo per loro ‘la buona parola’, necessaria al conferimento di incarico pubblico", dice Filippo Degasperi sul Fatto. In realtà pare sia tutto molto più semplice di quel che si vuole raccontare. Nessun segretone e nessun complottone.

 

Di seguito, anzi, pubblichiamo i contributi del 2016 (qui quelli degli anni precedenti) che ha ricevuto il Pd del Trentino nel 2016. 

 

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