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Patrimonio del Trentino, è sempre più caos: ora arriva il pignoramento degli emolumenti per un consigliere d'amministrazione

Qualche giorno fa il Dolomiti ha portato alla luce il fatto che un membro del Cda, Cesare Scotoni, nella sua dichiarazione dei redditi ha scritto che negli ultimi tre anni ''non ha avuto l'obbligo di effettuare la dichiarazione dei redditi italiana''. E mentre il presidente di Patrimonio del Trentino ancora non pubblica (nonostante i termini scadessero il 5 ottobre) il suo cv in Aula approda un'altra interrogazione a firma Manica che chiede trasparenza rispetto a tutto ciò

Di Luca Pianesi - 01 dicembre 2020 - 19:07

TRENTO. ''Ci sono fenomeni che noti solo quando ti restano attaccati alla suola''. Questo il commento lapidario del consigliere d'amministrazione di Patrimonio del Trentino Cesare Scotoni ad un post, di qualche giorno fa, sull'interrogazione di Luca Zeni sulla vicenda del capo di gabinetto dell'assessore Bisesti vicino alla setta di ultradestra e ultracomplottista ''QAnon''. Un commento diventato ben presto virale per lo ''stile'' dimostrato e che parrebbe riferirsi proprio al consigliere provinciale in quota Pd. A realizzarlo proprio quello Scotoni, del quale scrivevamo qualche giorno fa perché nella sezione ''amministrazione trasparente'' di Patrimonio del Trentino alla voce ''redditi'' inseriva un'autocertificazione dove riportava che ''nel precedente triennio non ha avuto l'obbligo di effettuare la dichiarazione dei redditi italiana per soggetti all'imposta sui redditi delle persone fisiche''.

 

Qualcosa di sicuramente curioso visto anche che per la carica di presidente dell'ente che gestisce il patrimonio pubblico trentino la Giunta Fugatti ha scelto quell'Andrea Villotti, già capo di gabinetto del presidente in Regione, che è anche direttore emerito del Milton Friedman Institute, istituto che ha lanciato una crociata per la disobbedienza fiscale ai dpcm del Governo Conte. Ora si scopre che al ''curioso'' si è aggiunto anche un provvedimento vero e proprio: quello di pignoramento degli emolumenti di un consigliere d'amministrazione dello stesso Patrimonio del Trentino.

 

Insomma tra le persone scelte direttamente dalla Giunta Fugatti per gestire Patrimonio del Trentino c'è qualcuno che qualche problemino con il patrimonio personale ce l'ha mentre dall'altro lato c'è chi, come il presidente, ancora non riesce a mettere in regola l'ente che presiede comunicando il suo curriculum vitae (per restare nei termini di legge avrebbe dovuto farlo entro il 5 ottobre) dando sempre più credito a quei detrattori che si permettono di sostenere che nel suo cv non tutto quanto è stato scritto sia proprio chiarissimo. ''Cosa sta succedendo a Patrimonio del Trentino s.p.a?'', se lo chiede anche il consigliere provinciale del Pd Alessio Manica che ha depositato l'ennesima interrogazione in consiglio (purtroppo la Giunta tra i tanti problemi evidenziati ha anche quello della scarsa trasparenza e nonostante ce ne siano già due sull'argomento ancora non si sono avute risposte).

 

''Già da qualche tempo questa realtà - scrive Manica riferendosi a Patrimonio del Trentino - importante anche per l’economia del territorio, è finita sotto la lente di ingrandimento dell’attività ispettiva e di controllo che compete ad ogni Consigliere provinciale e regionale, per la mancata osservanza delle prescrizioni di legge che impongono la pubblicazione del “curriculum vitae” dei componenti del consiglio d’amministrazione e che a tutt’oggi registrano l’assenza di ogni segnalazione in merito, nonostante anche recenti e reiterate richieste di adempiere a tale obbligo di legge. Accanto a ciò risulta poi in dirittura d’arrivo, anche a seguito del parere positivo espresso dalla prima Commissione legislativa del Consiglio provinciale sul programma di riordino delle società partecipate il progetto di fusione di con Trentino Sviluppo entro la fine del prossimo anno, di fatto riducendo il consiglio d’amministrazione di Patrimonio del Trentino anziché ad un luogo di progettazione di investimenti e strategie di sviluppo ad un mero collegio di liquidatori che, forse, la società non meritava, vuoi per la sua saldezza economica, vuoi perché sembra molto complesso immaginare di ricondurre ad identici scopi sociali due realtà societarie che si occupano di questioni così diverse fra loro''.

 

E poi il riferimento al caso di Scotoni ''un ulteriore imbarazzante passaggio'' lo definisce Manica riferendosi alla vicenda legata alla dichiarazione dei redditi non fatta in Italia. ''Anche se si trattasse di atto legittimo - scrive il consigliere provinciale nel documento - lo stesso non dovrebbe comunque trovare copertura da parte della Provincia che ha un apposito “portale” per garantire la piena trasparenza dell’agire proprio e delle società controllate dalla stessa e che dovrebbe impegnarsi totalmente su questo versante''.

 

E quindi i quesiti dell'interrogazione 

 

- per quali ragioni non è ancora stato reso pubblico, nonostante molte sollecitazioni, il “curriculum vitae” dell’attuale presidente di “Patrimonio del Trentino s.p.a.” così come vorrebbe invece la norma vigente;

- per quali ragioni politiche e tecniche si prevede l’accorpamento in un nuovo soggetto societario delle due realtà di “Patrimonio del Trentino s.p.a.” e di “Trentino Sviluppo s.p.a.” entro l’anno 2021 e quali obiettivi si intendono affidare a questo nuovo soggetto;

- se la stessa è a conoscenza dei provvedimenti citati e che riguardano il pignoramento degli emolumenti di un consigliere d’amministrazione di “Patrimonio del Trentino s.p.a.”; come valuta questa anomala situazione e se intende provvedere alla sostituzione di tale consigliere con altra figura non esposta a provvedimenti di tale natura;

- se la medesima ritiene accettabile la mancata pubblicazione dei redditi prodotti all’estero da alcuni consiglieri d’amministrazione della società in oggetto, così come richiamato in premessa;

- quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere la provincia per garantire la necessaria trasparenza sostanziale per le società controllate.

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