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Il sindaco Valduga alla consigliera del PD: "Imbecille e disonesta". Luisa Filippi offesa durante lo svolgimento del Consiglio comunale

Valduga ha sbottato durante l'intervento della consigliera: "Chiedo scusa ma...". Parole gravissime per Andrea Miorandi. Zenatti: "Nervi scoperti sulla Rsa". I dem pensano di rivolgersi alla magistratura

Di Donatello Baldo - 29 marzo 2017 - 19:03

ROVERETO. Una parola, un'unica parola pronunciata mentre la capogruppo del PD in Consiglio comunale stava intervenendo pacatamente: “Imbecille”. Una parola nemmeno tanto sussurrata, una parola che ha gelato l'assemblea, che ha fatto sgranare gli occhi a tutti.

 

A pronunciarla il sindaco Francesco Valduga. La destinataria Luisa Filippi. Lei si è subito bloccata, ha allontanato il microfono. Nell'imbarazzo totale dei presenti si sente una voce in sottofondo che dice “Beh, sindaco, insomma, questa parola, insomma...”.

 

Poi la consigliera riprende la parola: “Ho terminato il mio intervento”. E il microfono viene nuovamente allontanato. Luisa Filippi non riesce a continuare il discorso da dove l'aveva interrotto, nemmeno per rispondere alla maleducazione, alle offese del sindaco che con braccia conserte e sguardo accigliato ha detto così: “Ma che imbecille”.

 

Il gelo dell'Aula è stato rotto dalla parola della presidente Mara Dalzocchio, della Lega Nord, che come se nulla fosse successo chiede all'Assemblea: “Ci sono altri interventi?”. Lei poi dirà che non ha sentito nulla, che in fondo si tratta solo di “una diatriba tra loro due”. Ma si sa, la solidarietà non è da tutti, nemmeno se ad essere stata offesa è una consigliera, una donna come è donna la presidente del Consiglio.

 

Interviene comunque il sindaco, e ammette di aver usato quella parola, “imbecille”, (quella che la Dalzocchio lì vicino dice di non aver sentito): “Le chiedo scusa per la mia espressione perché è effettivamente sopra le righe”. Ma questa uscita, per Valduga, è dovuta a “una ricostruzione caratterizzata da una profonda disonestà intellettuale”.

 

Ecco che ora la consigliera Filippi è sia “imbecille” che “disonesta”. E a sua giustificazione dice che quanto detto è stato detto comunque fuori microfono. Anche se davanti a tutto il Consiglio, anche se in seduta aperta, anche se, comunque, all'indirizzo di una consigliera che stava intervenendo nell'esercizio delle funzioni di rappresentante del popolo.

 

In discussione non c'era chissà cosa, si parlava di Rsa, si discuteva di una mozione presentata dalle minoranze che poteva bellamente essere respinta, ascoltata e discussa come sempre avviene. Una discussione che fino a quel momento è stata pacata, quasi soporifera. Nessuno aveva alzato la voce e nemmeno i toni del dibattito.

 

Quest'uscita, francamente, è ben più che “sopra le righe”, è nello spazio ben definito della maleducazione, della mancanza di rispetto, dell'oltraggio, anche senza considerare le aggravanti del fatto che questa parola ha colpito una donna, la componente di un'assemblea elettiva, l'esponente di punta dei democratici in Consiglio comunale.

 

Marco Zenatti, esponente dell'ala destra dell'opposizione, è ancora esterrefatto: “All'inizio tutta l'Aula è rimasta più sorpresa che dispiaciuta. Sembrava impossibile che il sindaco si fosse espresso in questo modo. Ma forse – aggiunge – i nervi scoperti fanno male e le reazioni sono conseguenti”.

 

“L'intervento di Luisa Filippi era quasi ragionieristici – afferma – per nulla politico o polemico, erano contestazioni economiche giù note, già ribadite”.

 

Per Andrea Miornadi “manca il rispetto alla persona, alla donna, alla consigliera, ma anche all'istituzione – spiega l'ex sindaco – perché quello che è successo è profondamente grave, è qualcosa che a memoria di tutti non è mai avvenuta nel Consiglio comunale di Rovereto”.

 

“A freddo, senza una motivazione – afferma Miorandi – una scena sconcertante che ha bloccato tutti, quasi incapaci di reagire”. La reazione è stata quella della richiesta di sospensione: “Chiedo la sospensione per una riunione delle minoranze – ha affermato Miornadi rivolto alla presidente – dopo quanto è successo dobbiamo confrontarci tra noi minoranze”.

 

Al rientro dell'opposizione ha preso la parola, a nome di tutti Fabrizio Gerola: “Il sindaco ha usato parole offensive, non ci sono questa sera le condizioni per continuare la discussione, come minoranze lasciamo l'aula”.

 

Nel silenzio di tutti le minoranze si allontanano. E tutto prosegue come nulla fosse. La presidente, quella che non ha sentito, si rammarica un po'. Poi chiede se qualcuno volesse per caso intervenire. Interviene di nuovo il sindaco, “perché rimanga traccia di quello che è successo”.

 

E la traccia la riportiamo volentieri: “Ho usato una parola forte – afferma Francesco Valduga – ma non frasi offensive come dice Gerola. Una parola forte, detta fuori microfono, insomma non forte, diciamo sopra le righe”.

 

E la mia reazione – ribadisce il sindaco, dopo averlo detto anche precedentemente - la mia reazione è legata al fatto che ho ascoltato una serie di affermazioni che non sono state caratterizzate da una spiccata onestà intellettuale”.

 

Ecco riportata la traccia che il sindaco vorrebbe rimanesse negli annali del Consiglio comunale di Rovereto. Una consigliera di opposizione è “imbecille” perché le sue affermazioni sono “disoneste intellettualmente”. E bravo il sindaco Valduga.

 

Ora la questione prenderà forse le vie legali, “la valutazione dovrà essere fatta da Luisa Filippi in primo luogo – spiega Miorandi – ma anche dal segretario comunale che è tenuto a garantire il corretto svolgimento della seduta”.

 

Seduta che è proseguita. Senza la minoranza, la maggioranza ha discusso una mozione della minoranza”. Qualcun altro deve intervenire? Nessuno. Nemmeno uno, nemmeno i Verdi portabandiera dei diritti, nemmeno i cattolici che non-si-dicono-le-parolacce, nemmeno un consigliere che si sia alzato per censurare le parole usate dal Primo cittadino. Nessuno.

 

Hanno messo la mozione ai voti, hanno votato contro, la presidente Dalzocchio (quella che non ha sentito) ha chiuso la seduta, il sindaco Valduga se n'è andato e l'ultimo ha spento la luce. Come se nulla fosse.  

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