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Omofobia, Lucia Maestri cerca di correggere il tiro di Ugo Rossi. Per tenere a casa i figli servirà la giustificazione. "Di più non si poteva fare"

Il contrasto alle discriminazioni sarà parte del percorso curricolare, questo il parere sul testo della Giunta espresso dalla V Commissione: "Corretto un testo irricevibile". Arcigay: "Spiace però che la Giunta si è fatta dettare la linea dalle opposizioni"

Di Donatello Baldo - 02 marzo 2017 - 19:16

TRENTO. “C'è poco da fare – sostiene Rodolfo Borga, a ragione – dal momento che tutto il Consiglio provinciale all'unanimità, maggioranza compresa, ha votato il mio ordine del giorno, le iniziative contro l'omofobia devono passare per forza dall'informazione ai genitori”. Genitori che se non vorranno che i loro figli imparino a rispettare, a non insultare e picchiare i compagni di classe gay o additati come tali, potranno mandare una giustificazione con scritto semplicemente così: “Mio figlio a queste lezioni non partecipa”.

 

L'importante è che sia giustificato, anche senza esprimere il motivo, anche solo con la dicitura 'non partecipa'”, conferma la dirigente del Dipartimento conoscenza Livia Ferrario. E l'imprimatur su questa 'dottrina' che sostiene il carattere opzionale dei percorsi contro il bullismo omofobico e di contrasto alle discriminazioni, arriva direttamente dalla V Commissione consiliare chiamata ad esprimere un parere sulle Linee guida che la Giunta invierà alle scuole trentine.

 

Ha ragione Rodolfo Borga, tutto nasce da quell'ordine del giorno, dallo sgambetto che ha fatto ruzzolare tutti quanti. “Ma non c'è problema, non ha nessun valore”, rassicuravano i consiglieri del Pd coloro che dicevano “Ma siete pazzi a votare una proposta che dice papale papale che la lotta alla discriminazione è un optional?”. “Tranquilli”, continuavano a ripetere battendo le mani sulle spalle a quelli che osservavano: “Ma se un giorno un razzista chiedesse di tenere a casa il figlio se si spiega in classe che i bambini sono tutti uguali, bianchi neri, gialli?”. Tranquilli. Non cambia niente.

 

Invece si sbagliavano. E' cambiato tutto. La legge contro l'omofobia, derubricata a mozione, ha perso ancora più valore. E' subordinata a un odg di un consigliere di minoranza che non perde occasione per scagliarsi contro i diritti, siano dei gay o delle donne (ha presentato un mare di emendamenti anche contro la legge sulla parità di genere).

 

Ma non è solo l'ordine del giorno di Rodolfo Borga a determinare tutto ciò. E' anche l'isteria che sembra aver colpito l'ufficio di Ugo Rossi. Nei giorni scorsi, per paura dello spettacolo Fa'afafine che parla di un ragazzino che non ha ancora capito se è maschietto o femminuccia, ha diffuso una nota a tutti i dirigenti scolastici dicendo di informare le famiglie prima di portare i pargoli a questa iniziativa, e per essere ancora più incisivo ha allegato alla missiva copia dell'odg del consigliere dell'opposizione. Non ha allegato la mozione contro l'omofobia. No, solo l'odg di Borga. (“Cosa mai vista né sentita”, dicono imbarazzati molti consiglieri della maggioranza).

 

Ma l'ufficio di Rossi, sempre in preda all'isteria, ha partorito anche la bozza delle linee guida indirizzate alla Commissione per un parere preventivo prima di deliberare in Giunta. Un documento “impresentabile, orribile, indegno”. A dirlo quelli che siedono alla Tavolo per l'attuazione della mozione contro l'omofobia: “A tutti si sono rizzati i capelli in testa”, affermano alcuni dei componenti.

 

Sulla prima versione c'era scritto questo: “E' opportuno collocare queste iniziative in orario non obbligatorio in modo che le famiglie possano valutare la loro adesione al progetto educativo proposto”. Ma c'erano anche inesattezze, “si parlava in modo generico di 'questioni legate all'identità di genere' confondendole con l'orientamento sessuale. Insomma, una proposta scritta male, senza capo né coda. Non era nemmeno citata la parola bullismo omofobico”.

 

Una proposta che poi è passata per le mani dell'assessora Sara Ferrari. Che dice di averle corrette, di averle raddrizzate nelle storture, colmando le lacune. Versione che sembra smentita dai commissari di maggioranza che si sono ritrovati a poche ore dall'inizio della commissione con un testo comunque irricevibile.

 

Lucia Maestri, che della V Commissione è presidente, non vuol parlare: “Oggi sono molto triste”, afferma. E si riferisce a com'è andata in commissione. Sembra che abbia lavorato la notte per rendere potabile un testo scritto male, “che ci avrebbero mangiati se l'avessimo approvato così com'era fatto”, spiega uno della maggioranza.

 

“Ma più di così non si poteva fare”: sembra che ora li percorsi contro la discriminazione e il bullismo omofobico siano curricolari, dentro l'orario scolastico. Rimane l'obbligo di avvisare i genitori, anche se sembra avvenga attraverso il passaggio in Consiglio d'Istituto dove i rappresentanti dei genitori siedono di diritto.

 

"Questa Giunta si è fatta dettare la linea dall'opposizione - commenta Paolo Zanella - incapace di difendere un principio. Ha preferito tutelare un odg proposto dalla minoranza che difendere una mozione (nata come legge) sostenuta dall'intera maggioranza”.

 

 

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