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Patt, Kaswalder ora rischia l'espulsione. Ottobre: "Rossi e Panizza? Una versione meno cruenta del sanguinario leader nord coreano Kim Jong"

L'ex presidente del partito è stato deferito al collegio di disciplina per i voti contrari alla maggioranza in consiglio e per la sua scelta di votare No al referendum (linea condivisa, da Corona agli Schützen di Primon). Richiamo dei consiglieri comunali di Trento alla presidente Tamanini. Pattini: "Mantenga un ruolo di garanzia"

Di Luca Pianesi - 22 novembre 2016 - 13:42

TRENTO. Kaswalder sì, Kaswalder no, Tamanini forse. Sono agitate le acque del Patt per l'ex presidente del partito che naviga, ormai, a vista nel mare magnum delle "stelle alpine". E anche per l'attuale presidente le "secche" sono sempre più difficili da schivare. Ieri, infatti, la giunta del partito si è riunita per deferire al collegio di disciplina il primo e per ricevere le critiche aperte dei consiglieri comunali rivolte alle seconda.

 

Chi è davvero nel centro della tempesta perfetta è Kaswalder. Le ragioni? Trentasette voti espressi in consiglio provinciale contro la maggioranza, le critiche aperte all'assessore Patt Dallapiccola e al presidente della Provincia Rossi (si ricordi quando a giugno aveva dato dell'incompetente a Rossi in consiglio regionale facendo il raffronto fra l'andamento del Pil Trentino e di quello dell'Alto Adige. "Dopo due anni e mezzo in giunta regionale - aveva detto Kaswalder - spero che Rossi abbia imparato qualcosa dai colleghi altoatesini invece di pensare al gender e all’omofobia") e in questi giorni la precisa scelta di votare "No" al referendum costituzionale (quando la linea del partito è per il ""). Una scelta, la sua, va detto, appoggiata da un'ampia parte della base del Partito autonomista trentino tirolese, dagli Schützen di Primon a quel Giuseppe Corona ex candidato alla presidenza del Patt fuoriuscito a giugno dal partito.

 

"Io voto No come Kaswalder - ha postato su Facebook Corona - Rossi e Panizza, stando ai contenuti dello Statuto, che per i 'noti' trascorsi conosco molto bene, dovrebbero essere espulsi senza nemmeno passare per il Collegio di Disciplina. Il 4 dicembre, in ogni caso, avranno la Prima Risposta!". E proprio dal Collegio di Disciplina del partito si attende, ora, di capire che tipo di sanzione verrà comminata al "barricadero" Kaswalder. Il parlamentare Mauro Ottobre, anche lui dimessosi a giugno dal Patt, a riguardo non ha dubbi: "C'è l'intento da parte del potere, formato dall'accoppiata Rossi-Panizza, di soffocare sul nascere ogni tipo di voce dissonante nei confronti dei loro metodi verticistici e clientelari di gestire il partito".

 

"Per parafrasare il titolo di un famosissimo romanzo di Remarque - prosegue Ottobre - mi verrebbe da dire Niente di nuovo sul fronte occidentale. Quello che sta accadendo oggi all'interno del Patt è, infatti, la logica evoluzione di quanto si era già visto all'ultimo congresso. Chi pensava che il Patt fosse maturo per varare una politica frutto della sintesi di un coro di contributi, si è sbagliato. Io per primo, visto che sono stato surrogato, nella mia ambizione di rappresentare una considerevole componente del partito, da degli yes man non invisi a Rossi-Panizza. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Un partito dinamico e in forte crescita che si è seduto sulle logiche del tran tran grazie all'opera di autonomisti da salotto che si svegliano solo per proporre altre epurazioni. Oggi tocca a Kaswalder (l'eterno tappabuchi non serve più) e a Linda Tamanini, rea di aver pensato con la propria testa. Siamo, insomma, al partito del presidente (o del segretario), una cosa (brutta) che ha come modello una versione meno cruenta dell'operato del sanguinario leader nord coreano Kim Jong, anche se i metodi e gli obiettivi politici sono gli stessi".

 

Ottobre nomina anche Linda Tamanini, la presidente del partito. Ieri, infatti, è arrivata anche l’approvazione della richiesta del gruppo consiliare di Trento (Pattini, Uez, Stanchina) di "richiamarla" dall'esprimere posizioni politiche personali pubblicamente. Il suo, infatti, sostengono i consiglieri comunali, dovrebbe essere un ruolo di garanzia e invece, in occasione del rimpasto di giunta del sindaco Andreatta si era schierata apertamente contro il cambio Marika Ferrari - Tiziano Uez

 

"La presidenza di partito ha un ruolo di garanzia - ci spiega capogruppo del Patt in Comune Alberto Pattini -. Quando è successo il rimpasto in comune, lei ha fatto un comunicato da querele mentre avrebbe dovuto svolgere funzioni di pacificazione. Non doveva scagliarsi contro chi fa la politica del partito. Lei ha fatto una dichiarazione che poteva valere a titolo personale ma ha scelto di firmarsi come presidente del Patt. La nostra non è una richiesta di sfiducia ma una presa di posizione che è stata presentata alla giunta del partito. Non è stata deferita ai probiviri ma è un segnale. Deve mantenere la sua posizione di terzietà".

 

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