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Referendum, Pippo Civati a Trento per dire No: "Una riforma pasticciata"

Gli studenti del Prati intervistano il deputato di Possibile durante la tappa trentina del suo tour riCostituente 

Di Angelica Beccari e Donato Guandalini - 05 novembre 2016 - 18:26

TRENTO. Giuseppe Civati è un deputato uscito dal PD e fondatore di Possibile, un partito di centrosinistra e un esponente del No alla riforma costituzionale. Lo abbiamo incontrato davanti al Cafè del la paix in una tappa del Tour riCostituente che in questi giorni di campagna elettorale lo stanno portando in giro per tutta l'Italia per convincere a votare No al referendum del prossimo dicembre.

 

Il deputato è arrivato con un'ora di ritardo per colpa del treno, ma ci ha comunque concesso una breve intervista prima dell'incontro con la cittadinanza. Gli abbiamo spiegato che stiamo svolgendo l'alternanza scuola-lavoro presso ilDolomiti.it e abbiamo posto al deputato la prima domanda.

 

Perché un ragazzo appena entrato nella maggior età, andando a votare per la prima volta, dovrebbe stare dalla sua parte, quella del No?

 

Perché un elettore, giovane o adulto che sia, dovrebbe votare con un approccio e una mentalità matura, riuscendo a vedere le cose per come stanno realmente, tralasciando i condizionamenti esterni. Non deve dare importanza all'interesse personale che non riguarda, in questo caso, il referendum costituzionale. Un esempio concreto è la bieca propaganda dei 500 euro promessi da Renzi ai maggiorenni, stranamente proposta a qualche mese dalle votazioni.

 

Ma nel merito?

 

Innanzitutto il Sì rende meno efficiente la Costituzione e non riduce affatto i costi del Senato. Un Senato che lavorerebbe pochissimo perché composto da consiglieri regionali e sindaci poco propensi ad occuparsene. Il risparmio di cui si parla è minimo ed inutile rispetto alle spese dello Stato che sono di gran lunga maggiori. Il cambiamento che vogliono apportare non è quello che ci presentano.

 

Il cambiamento della Costituzione potrebbe apportare un rinnovamento dello Stato italiano, ma votando No non si rischia di rinunciare al cambiamento?

 

Io sono il primo a voler cambiare la situazione attuale, ma non tutti i cambiamenti sono migliorativi. Se cambiare significa proporre un voucher che sostituisce la retribuzione degna e i diritti dei lavoratori, o se significa togliere l' articolo 18, allora si tratta di un cambiamento in peggio a cui non sono disposto a partecipare. Per migliorare bisognerebbe apportare un cambiamento di governo di cui parleremo dopo la riforma costituzionale. Non bisogna mischiare le due cose. Per quanto riguarda la Costituzione, cambiamenti auspicabili ce possono anche essere, ma quelli contenuti nella riforma partono da presupposti completamente sbagliati e sono peggiorativi.

 

Qual è la scelta più favorevole per le Autonomie speciali?

 

L' Autonomia è stata espunta da questa riforma perché nessun suo capitolo la riguarda, se non la composizione del Senato. Questo crea un grande divario con le altre Regioni ordinarie. C'è una clausola di supremazia del Governo che però non vale per il Trentino-Alto Adige e le altre Regioni autonome. Da una parte si potrebbe dire "meglio così", ma dall'altra c'è il pericolo che tutti inizieremo a dire "perché loro sì e noi no"?

 

E quindi?

 

Quindi anche su questo aspetto la riforma proposta da Renzi è una riforma molto pasticciata.

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