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Neve e -40 gradi, vento e +60 gradi, arriva l'edificio che simula le condizioni estreme. A Bolzano nasce terraXcube

Tra un anno tutti gli ambienti del pianeta saranno racchiusi nell'infrastruttura terraXcube, il simulatore di condizioni climatiche estreme in costruzione al NOI Techpark. Un'infrastruttura che ospiterà fino a quindici persone per 45 giorni: 1.240 metri di superficie per test e ricerca medica, industriale e ambientale

Di Luca Andreazza - 29 ottobre 2017 - 06:33

BOLZANO. La rivoluzione della ricerca medica parte da Bolzano e l'indirizzo è ben preciso: via Volta 13, dove Eurac Research sta costruendo il NOI Techpark. Qui sorgerà tra un anno, il terraXcube, un'infrastruttura in grado di simulare in un ambiente controllato e sicuro la quota di 9 mila metri. 

 

Un laboratorio condito in modo simultaneo da vento, neve e temperature estreme per un ambiente fino a quindici persone per 45 giorni. Terraxcube è un'infrastruttura di ricerca che simula le condizioni climatiche più estreme della Terra per studiare la loro influenza sull'uomo, sui processi ecologici e sulla tecnologia. Il periodo previsto per il taglio del nastro è quello dell'autunno 2018

 

Oggi è un cantiere, la sua costruzione è iniziata questa estate nell’area del NOI Techpark, ma l’idea di realizzarlo è nata sei anni fa per intuizione di Stephan Ortner e Hermann Brugger di Eurac Research.

Questi scenari climatici riproducibili apriranno un nuovo capitolo anche per gli studi ecologici e per un'ampia gamma di test industriali: non esiste al mondo un simulatore con queste caratteristiche, un'infrastruttura d'avanguardia aperte alle imprese locali, ma anche europee. 

 

"Studiare le reazioni fisiologiche dell’uomo alla quota e alle condizioni estreme è spesso un’ardua impresa - Brugger - l'anno scorso sulle montagne in Cervinia una valanga ha sfiorato il luogo stavamo conducendo uno studio".

 

 

Ma non è solo la minaccia di eventi estremi a compromettere l’esito della ricerca. "Gli studi medici - aggiunge - hanno bisogno di condizioni precise, standardizzate e replicabili, solo così arriviamo a risultati affidabili. Ecco perché nel 2011 abbiamo ideato un simulatore di condizioni climatiche estreme".

 

Il terraXcube prevede due camere climatiche 'walk in', un ambulatorio, laboratorio e officina, ma anche spazio funzioni per un totale di 1.240 metri di superficie per test e ricerca. Un progetto che vede Eurach research partecipare attivamente nelle competenze in medicina d'emergenza in montagna, ambiente alpino, studi sui cambiamenti climatici, sensoristica per il monitoraggio ambientale e metodologie dei test industriali. 

 

La camera climatica principale – il Large Cube - ha pareti in cemento alte come un palazzo di due piani per 12 metri di larghezza. Un furgone o un gatto delle nevi potranno entrarci comodamente facendo scorrere il portone d’accesso alto quattro metri.

Questa stanza è in grado di raggiungere la quota di 9 mila metri in 25 minuti: le temperature varieranno da -40 a +60 gradi, umidità dal 10% al 95%, vento fino a 30 m/s, pioggia e neve. E ancora la perfetta simulazione dei cicli giorno-notte, il controllo della concentrazione di ossigeno tra 6% e 21% e il monitoraggio medico in real time per ogni persona nella camera.

 

Al piano interrato, ecco invece lo Small Cube, altri quattro cubi in cemento di tre metri di lato si affacciano su quattro spazi funzionali, quali laboratorio e spazio per la preparazione dei test. Qui si può raggiungere la quota massima di 4 mila metri d'altitudine per temperatura che possono variare tra - 20 e i +50 gradi, ma anche riprodurre lo spettro solare, simulare anche in questo caso vento, pioggia e neve, così come i tecnici sono in grado di controllare i livelli di anidride carbonica e dell'ozono per simulazioni di concentrazioni superiori a quella atmosferica attuale.

Il terraXcube svilupperà tre filoni, quello della ricerca industriale per test sulle prestazioni di prodotti, sistemi e grandi aggregati in condizioni ambientali estreme nei settori automotive, Uav, oleodinamica, tessile e agricoltura, mentre quella ecologica si concentrerà sull'impatto degli eventi e cambiamenti climatici estremi sugli ecosistemi alpini. La ricerca medica svilupperà la medicina d'emergenza in montagna, ipossia, ipotermia e scenari d'emergenza in aree remote. 

 

"L’idea era geniale - dice Ortner - ma abbiamo capito subito che, con le potenzialità di test e dimensioni delle camere, non potevamo limitarne l’utilizzo per la sola ricerca. Si trattava di un’infrastruttura complessa e innovativa che andava aperta alle imprese per fare test industriali di alto livello".

 


Ma ricerca medica e test industriali non sono gli unici ambiti di attività di terraXcube. Gli ecologi di Eurac Research posizioneranno nello Small Cube zolle di prato e piante per replicare in vitro il laboratorio a cielo aperto della val di Mazia.

 

 

"Così - conclude Roland Psenner, presidente di Eurac Research - lavoreremo per superare i limiti della simulazione ambientale in laboratorio e studieremo gli effetti dei cambiamenti climatici e degli eventi climatici estremi sulle piante e sulla biodiversità".

 

 

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