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Sanità, il Trentino è al top in Italia. Vincono i grandi investimenti e le politiche d'integrazione con il sociale

Per l'assessore alla sanità Zeni è un punto di partenza. Popolazione più giovane e benestante, servizi efficienti e miglior offerta in ambito riabilitativo e residenziale hanno fatto la loro parte secondo il rapporto Crea 2018 sulla misura delle performance dei Servizi sanitari regionali

Di Cinzia Patruno - 05 luglio 2018 - 06:01

TRENTO. Trento al top della sanità in Italia, e a dirlo è l'Università di Roma Tor Vergata. Secondo Crea, il Consorzio per la ricerca economica applicata in sanità del prestigioso ateneo, è il Nord Est ad avere il miglior sistema sanitario del paese, con in testa proprio il Trentino. Gli ottimi risultati in ambito sanitario, secondo gli esperti, sono stati ottenuti attraverso investimenti e efficaci politiche d'integrazione tra sanità e sociale.

 

Un riconoscimento importante che non può essere un punto d'arrivo. “Per noi è un punto di partenza che ci stimola al cambiamento, ancora più velocemente – spiega l'assessore alla sanità Luca Zeni -. La società cambia, la popolazione invecchia, aumentano le cronicità, i problemi delle famiglie aumentano. Ecco perché occorre reimpostare continuamente anche la sanità".

 

Il legame tra la sanità e il territorio deve essere solido. “Oggi l'urgenza – continua Zeni da Roma - è aumentare ancora di più l'integrazione tra ospedale e territorio, aumentare i servizi territoriali, quelli per gli anziani, per le cronicità, per le demenze. Una serie di problemi che le famiglie affrontano quotidianamente e che le istituzioni devono aiutare a superare”.

 

Il rapporto Crea 2018 sulla 'misura delle performance dei Servizi sanitari regionali' è stato presentato il 4 luglio al Senato e vede nel gruppetto dell'eccellenza sanitaria la Provincia di Trento, seguita da quella di Bolzano, la Toscana, la Lombardia, il Friuli, l'Emilia- Romagna e il Veneto. Il documento fa emergere chiaramente che migliori risultati nella tutela della salute sono stati ottenuti dai territori che più hanno puntato sulle politiche di integrazione tra sanità e sociale. “Una misura necessaria per migliorare la performance nell'ambito della tutela della salute e dell'inclusione” si legge nel rapporto.

 

Non da meno, hanno remato a favore gli investimenti economici. “Queste province e regioni spendono un po' di più, erogano più servizi e hanno risultati migliori” ha spiegato il professor Federico Spandonaro, presidente di Crea Sanità che ha evidenziato in particolare l'esempio offerto dal Trentino sul fronte dell'assistenza agli anziani. “La Provincia autonoma di Trento – ha sottolineato - in tutta l'area della residenza per gli anziani ha livelli superiori di tre volte rispetto alla media nazionale. È la prova che chi stanzia di più, produce risultati migliori”.

 

Una popolazione più giovane, benestante e istruita rispetto alla media italiana, finanziamenti maggiori, una migliore offerta soprattutto in ambito riabilitativo e residenziale, una spesa sanitaria maggiore rispetto alla media nazionale, un'efficiente erogazione dei servizi. Questi i fattori che hanno permesso alla Provincia di Trento di distinguersi nel panorama sanitario nazionale secondo Crea Sanità 2018.

 

“Lo straordinario risultato che ci vede quest'anno davanti a tutti è figlio delle scelte fatte negli anni” ha osservato Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale. “In particolare è stata premiata la scelta di portare i servizi vicino al cittadino, in sinergia con le comunità locali e di costruire una rete ospedaliera qualificata composta da un lato da ospedali-hub nei quali trattare le patologie più complesse e urgenti, dall'altro da percorsi domiciliari che portano i servizi direttamente a casa del cittadino”.

 

Con risultati tangibili, che si riflettono sulla maggiore speranza di vita alla nascita dei trentini, pari a 6,7 anni in più rispetto alla media nazionale. Al compimento del sessantacinquesimo anno di età, un cittadino trentino può sperare di vivere per ulteriori 10,9 anni senza problemi di salute che ne limitino le attività quotidiane. Tale dato è superiore sia a quello della Provincia di Bolzano (9,5 anni) sia a quello nazionale (9,8 anni).

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