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Comprimere l’idrogeno per renderlo solido come il metallo: la sfida dell'Università di Trento per creare un "superconduttore"

La ricerca è di interesse mondiale e vuole comprimere gli atomi di idrogeno per creare in laboratorio un superconduttore dalle prestazioni molto elevate, che non si surriscalda e non disperde energia, di grande interesse per l'elettronica e per il settore dell'energia

Pubblicato il - 24 settembre 2020 - 11:40

TRENTO.  Prendere un gas (l’idrogeno) e comprimerlo fino a renderlo solido e resistente come il metallo. Uno studio di fisica teorica, che coinvolge anche l’Università di Trento, ha calcolato le caratteristiche fisiche (conducibilità elettrica, colore e lucentezza) e le proprietà chimiche di questo materiale al variare della pressione. I risultati dello studio, di concezione italiana, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Physics, proprio mentre in Europa si annunciano ingenti investimenti di Germania e Francia nel settore.

 

La ricerca si inserisce in un filone internazionale che da decenni vede gruppi di tutto il mondo impegnati nel comprimere gli atomi di idrogeno per creare in laboratorio a temperatura ambiente un superconduttore dalle prestazioni molto elevate, che non si surriscalda e non disperde energia, di grande interesse per applicazioni nel settore energetico e dell’elettronica e in altre svariate situazioni che richiedano materiali in grado di funzionare anche in condizioni estreme. L’idrogeno metallico venne teorizzato per la prima volta oltre 80 anni fa e viene considerato un santo graal dai fisici.

 

La strada per raggiungerlo passa dallo schiacciare tra loro molecole di idrogeno (confinamento quantico) attraverso una pressione molto elevata di circa 500 gigapascal (equivalente al peso di cinquecento elefanti applicato sulla superficie di una moneta da un euro).

 

Di recente, tre studi sperimentali avevano riportato risultati in contraddizione. Uno studio di Harvard nel 2017, pubblicato su Science, ha osservato l’idrogeno annerirsi sopra i 300 gigapascal e poi diventare improvvisamente scintillante a 500 gigapascal (un tipico segnale di metallizzazione).

 

Uno studio seguente del 2019, pubblicato su Nature Physics, ha misurato la conducibilità elettrica del campione, mostrando che metallizza a 360 gigapascal. Infine, ad inizio 2020, un terzo studio pubblicato su Nature, ha mostrato che l’idrogeno rimane trasparente se osservato con luce infrarossa fino a 420 gigapascal, quando diventa improvvisamente opaco. Ciascun gruppo di autori affermava di essere stato il primo ad aver osservato la metallizzazione dell’idrogeno.

 

Matteo Calandra Buonaura, del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento, assieme ai colleghi Lorenzo Monacelli e Francesco Mauri dell’Università La Sapienza di Roma e Ion Errea dell’Università dei Paesi baschi, racconta: "Abbiamo usato un modello teorico di avanguardia, da noi sviluppato, per poter simulare l’idrogeno ad alta pressione al computer, in modo da scoprire se ci fossero errori nei dati sperimentali, e da far chiarezza sui meccanismi di
metallizzazione dell’idrogeno".

 

I quattro fisici spiegano: "Siamo stati molto sorpresi quando i risultati della simulazione hanno confermato tutti i dati sperimentali, l’idrogeno metallico è un materiale particolarissimo: non solo è un metallo nero (caso raro, come la grafite), ma è addirittura trasparente alla luce infrarossa, e questo lo rende unico".

 

L’articolo, dal titolo “Black metal hydrogen above 360 GPa driven by proton quantum fluctuations”, è stato scritto da Matteo Calandra (Università di Trento), Lorenzo Monacelli e Francesco Mauri (Università La Sapienza, Roma) e Ion Errea (Università dei Paesi Baschi). È stato pubblicato il 7 settembre 2020 sulla rivista scientifica Nature Physics.

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