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Covid-19, lo studio svedese: “Nelle famiglie il vaccino riduce il rischio di trasmissione dal 45 al 97% in base al numero di membri 'coperti'”

Negli ultimi mesi sono state numerose le ricerche che hanno dimostrato l'efficacia dei vaccini nel ridurre i rischi del Covid-19: gli esperti dell'Università di Umeå hanno però voluto approfondire l'influenza della vaccinazione per quanto riguarda la trasmissione del virus all'interno di ambienti ad alto rischio, come i nuclei famigliari

Di Filippo Schwachtje - 12 October 2021 - 18:36

TRENTO. Dal 45 al 97 per cento: ecco di quanto si riduce il rischio di contrarre il Covid-19 all'interno dei nuclei famigliari in base ai membri che hanno deciso di vaccinarsi contro il virus. In sostanza, anche all'interno di ambienti ad alto rischio di trasmissione come quelli famigliari, le persone che hanno ricevuto il vaccino proteggono dall'infezione i non vaccinati. Questi i risultati di uno studio portato avanti da un gruppo di ricercatori dell'Università di Umeå, in Svezia. Gli esperti parlano di un rischio “considerabilmente inferiore” di infezione ed ospedalizzazione per le persone non immunizzate contro il Covid-19 in base al numero di famigliari vaccinati o che hanno precedentemente contratto il virus.

 

Secondo Peter Nordström, professore di Medicina geriatrica all'Università di Umeå, i risultati dello studio suggerirebbero fortemente che la vaccinazione sia importante non solo per la protezione individuale, ma anche per ridurre la trasmissione del virus specialmente all'interno delle famiglie, che sono ambienti ad alto rischio. All'interno dello studio i ricercatori hanno riportato una riduzione del rischio di infezione per individui non vaccinati in base al numero di persone immuni all'interno della famiglia. Nello specifico, con l'aumentare dei membri immuni del nucleo famigliare, quelli non immuni hanno visto il loro rischio di infezione scendere dal 45 al 97 per cento.

 

Lo studio è stato condotto a livello nazionale e ha coinvolto più di 1,8 milioni di persone da più di 800mila famiglie. I ricercatori hanno combinato i dati dell'Agenzia per la salute pubblica svedese, del Consiglio nazionale della salute e del welfare, e dell'ente governativo che si occupa di statistica (Statistics Sweden). Nella ricerca, gli studiosi hanno in sostanza quantificato l'associazione tra il numero di membri del nucleo famigliare con immunità da Covid-19 e il rischio d'infezione ed ospedalizzazione nelle persone non immuni. Marcel Ballin, dottorando in Medicina geriatrica all'Università di Umeå, ha sottolineato come la vaccinazione sia in grado di ridurre anche il rischio di trasmissione del virus, che a sua volta minimizza non solo il rischio che più persone s'ammalino gravemente, ma anche che possano emergere altre varianti problematiche.

 

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