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Niente più neve per i Giochi olimpici, lo studio: "Entro il 2050 non si potrà più sciare a Cortina, Torino, Innsbruck e St. Moriz"

Entro il 2050 si potrebbe non sciare più su neve naturale a Cortina e Torino, così come in altre delle 21 località che ospitano i Giochi olimpici invernali, se le emissioni globali dovessero rimanere come negli ultimi due decenni. Lo studio: "Se ci allineiamo con l'Accordo sul clima di Parigi, il numero di città climaticamente affidabili rimarranno invariate per il 21esimo secolo, altrimenti entro il 2080 ne rimarrà solo una"

Di Francesca Cristoforetti - 28 gennaio 2022 - 15:43

TRENTO. Entro il 2050 non si potrà più sciare a Cortina d’Ampezzo e Torino, ma anche nelle vicina Austria a Innsbruck, Garmisch-Partenkirchen e a St. Moritz, in Svizzera se non verranno attuate azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico. Questo conferma un recente studio pubblicato il 10 gennaio su Current issues in turism (Qui), secondo cui se le emissioni globali rimanessero sulla scia degli ultimi due decenni, entro la fine del secolo ci sarò soltanto Sapporo in Giappone come città ospitante che potrebbe innevarsi per i Giochi olimpici, rispetto alle 21 attuali.  

 

Mancano solo sette giorni all’inizio delle Olimpiadi invernali Beijing 2022, che si svolgeranno a partire dal prossimo 4 febbraio in Cina. Tutto pronto, neve a parte, visto che le gare si disputeranno su quella artificiale. A causa del cambiamento climatico questo è uno scenario che si affermerà sempre di più, se non si attueranno delle serie misure per contrastarlo. In Italia Torino e Cortina d’Ampezzo, dove si terranno i Giochi invernali nel 2026, ma anche InnsbruckGarmisch-Partenkirchen, St. Moritz, Chamonix sono solo alcune delle località in cui si potrebbe diventare difficile sciare su neve naturale: “Sono stati registrati diversi cambiamenti nell'incidenza delle condizioni di neve scarsa, con due località che hanno registrato meno giorni di nevicate, Calgary e Cortina d'Ampezzo”. Questo è solo uno dei preoccupanti dati emersi dalla ricerca.

 

Lo studio, basato su un sondaggio di 339 atleti d'élite e allenatori di 20 Paesi, è stato utilizzato per definire le condizioni “giuste e sicure” per le competizioni sportive sulla neve. “La frequenza di condizioni non adeguate e non sicure – riporta la ricerca – è aumentata negli ultimi 50 anni nelle 21 località che ospitano i Giochi olimpici invernali. Questa probabilità aumenta in tutti gli scenari futuri di cambiamento climatico. In uno scenario a basse emissioni allineato all'Accordo sul clima di Parigi, il numero di città ospitanti climaticamente affidabili rimane quasi invariato per tutto il ventunesimo secolo (nove a metà secolo, otto a fine secolo)”.

 

La geografia dei Giochi cambierebbe però radicalmente “se le emissioni globali rimangono sulla traiettoria degli ultimi due decenni, lasciando solo una città ospitante sicura entro la fine del secolo”. Entro il 2050, “si prevede che si passerà da nove a 12 località con frequenti condizioni di neve scarsa, e ben sette avranno una probabilità maggiore del 50%”. Entro la fine del secolo invece, in uno scenario ad alte emissioni, “in ben 15 delle 21 località si prevede una probabilità superiore al 50% di neve scarsa e sette con una probabilità superiore al 90%”.

 

Solo Salt Lake City, in Nord America, Albertville in Europa e soprattutto Sapporo, in Asia potrebbero resistere come località “sicure” nel 2080. Il Comitato olimpico internazionale ha riconosciuto quindi i rischi del cambiamento climatico e se ne è assunto la responsabilità: “Gli atleti hanno espresso preoccupazione per il futuro del loro sport – sostiene lo studio – e la necessità che il mondo sportivo sia una forza potente per ispirare e accelerare l'azione per il clima”.

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