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Transizione energetica? La sfida per il futuro è l'idrogeno verde, la Fem: “Valorizzare agricoltura e foreste del Trentino in questa grande opportunità”

Al Festival dell'Economia di Trento oggi si è parlato anche di transizione energetica, con un incontro dedicato all'idrogeno verde come alternativa pulita ai combustibili fossili tradizionali, introdotto dal dirigente del Centro ricerca e innovazione Fem Mario Pezzotti: “La Fem potrà svolgere un ruolo importante nella grande sfida dell'idrogeno verde, grazie alle capacità, alle competenze e all'attività sinergica di tre unità di ricerca”

Di F.S. - 03 giugno 2022 - 18:48

TRENTO. Quella energetica è una delle questioni strategiche che l'Italia (e l'Europa intera) si trova oggi ad affrontare e tra le possibili alternative pulite ai combustili fossili tradizionali, spiega la Fem, la grande sfida per il futuro è rappresentata dall'idrogeno verde, prodotto da fonti rinnovabili. Ed è proprio questo il tema approfondito al Festival dell'Economia di Trento, nell'incontro organizzato il 3 giugno dalla Fondazione Edmund Mach al Dipartimento di Economia con la presenza di Franco Cotana (professore all'Università di Perugia, membro del Comitato tecnico-scientifico Fem e fondatore del Centro di ricerca sulle biomasse) e Gabriella De Stradis (capo della Segreteria tecnica del direttore dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali). L'introduzione è stata affidata a Mario Pezzotti, dirigente del Centro ricerca e innovazione Fem e moderato dal giornalista Jacopo Giliberto.

 

“La Fem – ha detto Pezzotti – potrà svolgere un ruolo importante nella grande sfida dell'idrogeno verde, grazie alle capacità, alle competenze e all'attività sinergica di tre unità di ricerca: l'unità di bioeconomia, che studia le potenzialità delle biomasse, l'unità di ecologia forestale che studia l'ecosistema bosco in funzione dei cambiamenti climatici e l'unità di tracciabilità che potrà tracciare l'idrogeno e certificarne l'origine verde”. Si tratta di un patrimonio strumentale e di competenze, ha detto il dirigente del Centro ricerca e innovazione: “In grado di valorizzare gli ecosistemi dell'agricoltura e delle foreste del Trentino in questa grande opportunità”.

 

Come ha evidenziato il professor Cotana ifnatti, nella transizione energetica oltre all'efficienze dell'uso dell'energia, circa il 30% dei consumi nazionali potranno essere soddisfatti con le bioenergie: “In particolare dal legno rinnovabile – ha spiegato – con prelievi sostenibili da boschi e foreste (oggi in Italia sfruttato per meno del 30% contro una media europea del 75%), oltre che dal bio-metano, è possibile ottenere bio-idrogeno verde a basso costo (meno di 3 euro al chilogrammo). Le tecnologie (Steam gasification e Steam reforming) che utilizzano l'energia delle biomasse sono le uniche che consentono di catturare nel biochar e nel compost una quota di Co2, che sottratta dall'atmosfera viene immagazzinata nel terreno”.

 

Insomma il bosco, ha detto il professore, è una “miniera di ricchezza anche per produrre energia” e la Fem “può svolgere un ruolo fondamentale in questo ambito di ricerca grazie all'esperienza e competenze maturate in questi anni”. L'idrogeno è divenuto oggetto di una fitta programmazione nazionale (e non solo), e la dottoressa Gabriella De Stradis ha spiegato come le evoluzioni delle condizioni climatiche, l'agenda 2030 e gli ambizioni obiettivi che buona parte dei Paesi del mondo hanno assunto nella Cop26, ne abbiano profondamente influenzato le scelte strategiche. “Attraverso il Pnrr e gli Important projects of common european interest – ha detto – l'Italia ha puntato a investire considerevolmente in progetti di ricerca e sviluppo incentrati sul vettore per una rapida transizione verso l’energia pulita, mentre REPowerEU detta le regole per l’affrancamento dai combustibili fossili”.

 

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