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Trento
15 marzo | 08:50

Autismo, osservato il legame tra l'infiammazione del cervelletto e i disturbi comportamentali: "Benefici dal trattamento farmacologico con N-acetilcisteina"

Lo studio, coordinato dal Cimec-Centro interdipartimentale Mente e Cervello, apre nuove prospettive nella comprensione delle basi biologiche dell’autismo  e dimostra i potenziali benefici apportati con il trattamento terapeutico a base di N-acetilcisteina

di Redazione

TRENTO. Un nuovo fronte sull'autismo è stato aperto dall'Università di Trento, nello specifico da un team di ricerca del Cimec - Centro interdipartimentale Mente e Cervello: il gruppo di lavoro, coordinato dal professor Yuri Bozzi, ha messo per la prima volta in correlazione l'insorgenza di disturbi dello spettro autistico con l'infiammazione del cervelletto.

 

Seppur studi precedenti, viene specificato, abbiano suggerito che le varie forme di autismo possono essere accompagnate da un aumento di fenomeni infiammatori nell'organismo, il nesso tra questi fattori e specifiche aree cerebrali non era stato ancora indagato nel dettaglio.

 

LO STUDIO

 

Entrando nel merito della ricerca pubblicata dalla rivista Brain Behavior and Immunity, iniziata cinque anni fa e il cui primo autore è il ricercatore Luca Pangrazzi, questa si è concentrata sul ruolo del gene Cntnap2 nell’insorgenza di fenomeni infiammatori nel cervello: questo infatti è noto da tempo alla comunità scientifica perché la sua mutazione provoca la comparsa di una sindrome caratterizzata anche da comportamenti autistici.

 

Quello che è stato osservato dal team di ricerca trentino è che il fenomeno dell’infiammazione, in presenza dell’alterazione del gene Cntnap2, interessa una precisa area del cervello, il cervelletto appunto: struttura che si trova nella parte posteriore del cervello e associata al controllo del movimento e all'equilibrio, ma che svolge anche funzioni in ambito cognitivo e comportamentale.

 

L’altro aspetto innovativo del lavoro, spiegano i ricercatori, riguarda la parte terapeutica: ad essere dimostrato dimostrato è che, nei soggetti con mutazione del gene Cntnap2, il trattamento farmacologico a base di N-acetilcisteina - un principio attivo di molti farmaci mucolitici, antinfiammatori e antiossidanti - riduce sensibilmente l'infiammazione nel cervelletto e determina il recupero dei deficit comportamentali. Questo, viene sottolineato, non vuol dire che si sia arrivati a un farmaco contro l’autismo.

 

"C'è un grosso punto interrogativo che noi affrontiamo nell’articolo – chiarisce Yuri Bozzi – esistono altri studi che raccontano che la N-acetilcisteina, se somministrata a soggetti che ricadono nello spettro dell'autismo, non ha un effetto significativo. Ma nessuno si era chiesto però se i soggetti avessero o meno livelli di infiammazione elevati. Noi invece abbiamo preso in considerazione una popolazione omogenea con un alto livello di infiammazione in una struttura specifica del cervello".

 

Il lavoro - sostenuto tra gli altri dai finanziamenti del progetto Train (Trentino Autism Initiative) dell’Università di Trento e da quelli della Fondazione Umberto Veronesi - però si spinge oltre: secondo chi lo ha condotto, l’effetto terapeutico è mediato da un tipo di cellule del sistema nervoso centrale che si chiamano microglia, che si occupano della difesa immunitaria del tessuto nervoso e, per semplificare, si possono considerare come una sorta di spazzine dei fenomeni infiammatori nel cervello.

 

"Quello che abbiamo visto – aggiunge Bozzi – è che se viene somministrata la N-acetilcisteina la microglia comincia a lavorare meglio, svolgendo la sua funzione di riparazione e di riduzione del danno infiammatorio". Anche se questo meccanismo va ulteriormente validato, viene sottolineato, le cellule della microglia potrebbero essere un bersaglio terapeutico ancora più preciso.

 

CONCLUSIONI

 

Questi risultati, secondo gli studiosi e le studiose che hanno firmato la ricerca, aprono nuove prospettive nella comprensione delle basi biologiche dell’autismo, suggerendo che la vulnerabilità genetica e il bilanciamento tra stress ossidativo e infiammazione possano giocare un ruolo chiave nei disturbi dello spettro autistico. Saranno però necessari, ulteriori studi per approfondire queste dinamiche e valutare potenziali strategie terapeutiche mirate.

 

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