Dagli Usa all’Europa, allarme scienza: Trump soffoca la ricerca. Tulli: "Una strategia ideologica per delegittimare e portare avanti la propria agenda politica"
Gli Stati Uniti stanno imponendo tagli drastici ai finanziamenti e pesanti restrizioni sia sul contenuto delle ricerche svolte da agenzie federali e università, sia sulla loro libertà di comunicazione. Tulli, professore del Dipartimento di Lettere e Filosofia e della Scuola di Studi Internazionali dell'Università di Trento: "Temo la possibilità di ulteriori tagli in una situazione di generale sottofinanziamento della ricerca in Italia"

TRENTO. Scienziati presi di mira, studenti arrestati, finanziamenti bloccati e istituzioni scientifiche costrette a bloccare i propri impegni. Le politiche portate avanti da Donald Trump stanno preoccupando e non poco il mondo accademico mondiale che negli ultimi giorni sta cercando di farsi sentire per riuscire a invertire una pericolosa rotta.
Un assalto senza precedenti al mondo della scienza e a diverse organizzazioni internazionali con un taglio tremendo ai finanziamenti, per non parlare delle restrizioni che rischiano di soffocare le università.
A fronte di tutto questo anche in Italia il mondo accademico si sta mobilitando. La comunità scientifica del Cnr “esprime piena solidarietà a colleghe e colleghi di università e istituzioni di ricerca statunitensi e sostiene senza riserve il loro appello all’amministrazione Trump affinché riconsideri i tagli, i numerosi licenziamenti e le decisioni volte a limitare la libertà di ricerca, di comunicazione e di promozione di valori universali come l’equità e il rispetto delle diversità”.
In Francia, addirittura, il governo ha già chiesto alle istituzioni di ricerca di accogliere gli studiosi che lasceranno gli Usa.
Una situazione, quella che sta avvenendo in America che rischia di esplodere e i cui effetti riguardano tutti. “Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli e le forme di protesta nei campus americani contro i tagli” ci spiega Umberto Tulli, professore del Dipartimento di Lettere e Filosofia e della Scuola di Studi Internazionali dell'Università di Trento.
Censure e tagli. L'amministrazione Trump sembra aver messo l'anti-intellettualismo al centro della propria azione. Qual è la logica di questi interventi? Gli Stati Uniti rischiano di non essere più il paradiso della ricerca?
Il rischio è questo. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli e le forme di protesta nei campus americani contro i tagli e decine, se non centinaia, di ricercatori e docenti non americani in università americane hanno già annunciato che se ne andranno dagli Usa. Proprio in questi giorni, è stata pubblicata su social network e alcuni organi di informazione una lunga lista di parole messe (quasi) al bando in numerose linee guida inviate a dipartimenti ed agenzie federali. Si tratta di un avvertimento: chi fa ricerca su determinati temi – dai gender studies al razzismo passando per il cambiamento climatico – può dimenticarsi di ricevere sovvenzioni federali.
Il governo ha smantellato i programmi di diversità e inclusione del governo federale. Quali sono, secondo lei, i motivi?
I motivi sono essenzialmente tre. Il primo è un approccio ideologico e pubblico a quelle che oramai dagli anni Settanta vengono chiamate “culture Wars”, della linea di frattura culturale che attraversano la società americana su temi etici e di morale (ad esempio pro-choice contro pro-life sulla questione dell’aborto; matrimoni tra persone dello stesso sesso contro matrimonio inteso esclusivamente tra uomo e donna; creazionismo contro evoluzionismo).
L’amministrazione Trump ha un grandissimo sostegno tra una componente ben definita di queste fazioni. E questo è il secondo motivo. Assecondare i propri elettori.
Infine, l’amministrazione Trump ha promesso un grande taglio delle tasse ma le sue prime decisioni sembrano colpire l’economia americana. Per tagliare le tasse è necessario fare cassa in qualsiasi modo, tagliando la spesa sociale o i programmi di cooperazione allo sviluppo, riducendo il personale federale, o tagliando i programmi di inclusione e diversità.
Nei giorni scorsi, la comunità scientifica del CNR ha espresso piena solidarietà a colleghe e colleghi di università e istituzioni di ricerca statunitensi. Viene chiesto un passo indietro “sui tagli, i numerosi licenziamenti e le decisioni volte a limitare la libertà di ricerca, comunicazione e promozione di valori universali come l’equità e il rispetto delle diversità”. Secondo lei, la cooperazione scientifica globale è in pericolo?
Non è la cooperazione scientifica in quanto tale ad essere in pericolo, ma alcuni dei canali attraverso cui questa si è strutturata negli anni. Continueremo ad avere contatti con le nostre colleghe e i nostri colleghi degli Stati Uniti, continueremo a partecipare alle stesse conferenze, continueremo a collaborare a progetti di ricerca comuni. Questi, però, saranno sempre meno e sempre meno finanziati.
Questo attacco alla scienza e alle libertà rientra, secondo lei, in un tentativo della nuova amministrazione di riscrivere la realtà e introdurre una nuova narrazione?
Certamente c’è anche la volontà di portare avanti una nuova narrazione. Sappiamo che Trump ha sempre adottato una posizione scettica verso il cambiamento climatico, delegittimando la comunità scientifica e il consenso scientifico che esiste su questo tema (a questo link, uno studio abbastanza recente sul consenso nella comunità scientifica: Greater than 99% consensus on human caused climate change in the peer-reviewed scientific literature - IOPscience_)
Sappiamo anche che Kennedy Jr. ha assunto note posizioni contro i vaccini, per poi essere nominato Segretario alla Salute ed essere stato costretto a fare marcia indietro di fronte all’epidemia di morbillo in Texas. Anche in questo caso, Trump, così come i membri del suo governo, mostra posizioni vicino a parte del proprio elettorato e, al contempo, sceglie una strada ideologica di delegittimazione della ricerca per portare avanti la propria agenda politica.
I tagli di Trump hanno provocato il blocco delle assunzioni nei college di New York, mettendo in pericolo il futuro della ricerca. Lei crede che ci saranno contraccolpi anche per i ricercatori italiani o per le istituzioni scientifiche del nostro Paese?
Confesso di non avere un’idea chiara sul tema. Non credo ci sarà un irrigidimento del controllo politico sulla ricerca. Temo però la possibilità di ulteriori tagli in una situazione di generale sottofinanziamento della ricerca in Italia.












