Dai funghi allucinogeni la soluzione per il trattamento della depressione resistente? Al via i test della psilocibina in Italia
Con l'autorizzazione appena ricevuta dall'Aifa, prende il via la prima sperimentazione in Italia della psilocibina, un composto estratto da alcune specie di funghi con proprietà allucinogene, per il trattamento della depressione nelle forme resistenti ai trattamenti tradizionali. Sono 68 in tutto i pazienti che saranno trattati nei prossimi 24 mesi (in un contesto rigorosamente controllato e supervisionato)

TRENTO. Un nuovo trattamento per il “male del secolo”? Mentre da anni, parlando di depressione, gli esperti approfondiscono gli impatti di una patologia sempre più diffusa tra la popolazione – comprese le fasce più giovani – l'Istituto superiore di Sanità annuncia l'imminente inizio nel nostro Paese dei test per l'utilizzo della psilocibina, una sostanza estratta da alcune specie di funghi con proprietà allucinogene, per il trattamento della depressione nelle forme resistenti ai trattamenti tradizionali.
Lo studio, finanziato con fondi Pnrr e coordinato dall'Iss, ha eseguito i test preclinici e, con l'autorizzazione appena ricevuta dall'Aifa, sarà condotto nella Clinica psichiatrica dell'ospedale di Chieti (con il contributo del Dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche dell’Università “D’Annunzio” e in collaborazione con la Asl Roma 5 e l’Azienda Ospedaliero Universitaria “Ospedali Riuniti” di Foggia). La durata della sperimentazione sarà di 24 mesi: si prevede l'arruolamento di 68 pazienti con depressione resistente che saranno trattati con psilocibina in un contesto, ovviamente, rigorosamente controllato e supervisionato.
Negli scorsi anni sperimentazioni del genere erano già state portate avanti in altri Paesi. Risultati positivi sono stati riportati, per esempio, sul New England Journal of Medicine nel 2022 mentre, nello stesso anno, i ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine hanno parlato di una approccio terapeutico “promettente” che potrebbe determinare “significativi e duraturi miglioramenti” nei sintomi depressivi.
“L'interesse legato a questa sperimentazione – scrive l'Iss – risiede negli effetti allucinogeni prodotti dalla psilocibina: una volta assunta viene trasformata nell’organismo in psilocina, che agisce su recettori della serotonina, modulando l’attività delle reti cerebrali coinvolte nell’umore, nella percezione e nel pensiero. Negli ultimi anni diversi studi clinici condotti negli Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera e Australia hanno evidenziato che una o due somministrazioni di psilocibina possono produrre effetti antidepressivi rapidi e duraturi, con miglioramenti clinici significativi persistenti fino a sei mesi in pazienti con depressione resistente ai trattamenti tradizionali”.
Gli effetti saranno valutati con tecniche avanzate di neuroimaging e neurofisiologia, metodologie, dicono gli esperti, che permettono di ottenere immagini dettagliate del cervello, con l'obiettivo di identificare biomarcatori cerebrali e definire nuove strategie di psichiatria di precisione.
“Siamo di fronte – dice Giovanni Martinotti, professore ordinario di psichiatria all'Università di Chieti – a un cambio di paradigma sia scientifico che culturale, che ci permette di saperne di più sul potenziale antidepressivo della psilocibina e sulle sue modalità di azione. È una grande occasione per la ricerca italiana e per migliorare le cure per la salute mentale. Queste conoscenze potranno rendere l'impiego delle nuove molecole ancora più sicuro, accettabile e accessibile per l'applicazione in ambito clinico”.
“Per la prima volta – evidenzia Francesca Zoratto, ricercatrice Iss e Principal investigator del progetto – potremo valutare l'efficacia della psilocibina in un contesto rigorosamente controllato e clinicamente supervisionato ma anche esplorarne forme innovative come quella non psichedelica, che possa eliminare gli effetti allucinogeni mantenendo il potenziale terapeutico”.












