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Trento
04 aprile | 19:04

Intelligenza artificiale in agricoltura, tra sostenibilità e riduzione degli sprechi: “Stiamo muovendo i primi passi per un polo trentino del settore”

La Fondazione Bruno Kessler ha ospitato il 3 aprile un incontro sul tema Agritech organizzato da Ansa: tanti gli ospiti che hanno partecipato al panel e tanti i temi trattati. Ecco di cosa si è discusso

TRENTO. Agricoltura aumentata” e intelligenza artificiale per migliorare la sostenibilità e ridurre gli sprechi nei campi: a Trento il punto sulla situazione con l'incontro targato Ansa alla Fondazione Bruno Kessler. “Quando l'Agritech incontro l'Ai” il tema dell'iniziativa, che ha visto la partecipazione di esperti e attori economici impegnati nello sviluppo del settore della 'agricoltural technology'. Settore che, guardando al Trentino, coinvolge inevitabilmente due delle grandi eccellenze del territorio: la stessa Fbk e la Fondazione Edmund Mach, che già collaborano tra l'altro in diverse iniziative sul tema. “Stiamo ponendo le prime basi – ha infatti spiegato a il Dolomiti a margine dell'evento Paolo Traverso, direttore pianificazione strategica di Fbk e tra i protagonisti del panel – per creare una sorta di polo dell'intelligenza artificiale applicata all'agricoltura in Trentino, che leghi quindi Fbk e Fem. Unendo le nostre competenze sull'Ia e le loro di dominio si può fare tanto. Siamo ai primi step per costruire, in futuro, una collaborazione più sistematica: allargando lo sguardo però, credo sarebbe bellissimo che nell'ambito dello sviluppo tecnologico legato all'Ia tutti gli attori economici del territorio si muovessero assieme in Provincia”. Una potenzialità sulla quale, come detto, si sta ragionando seriamente proprio partendo dall'Agritech: il settore oggi rappresenta il 15% del Pil in Italia, dice Fbk, con soluzioni di agricoltura 4.0 come intelligenza artificiale, robotica e sensoristica che sono arrivate a un valore di 2,3 miliardi di euro.

 

L'incontro, moderato da Alessio Jacona e Massimo Sebastiani dell'Ansa, è stato aperto dalla professoressa Michela Milano, direttrice del Centro digital society di Fbk: “Nell'agricoltura – ha detto – l'Ia sta diventando sempre più importante, grazie alla sua capacità di lavorare su una quantità enorme di dati e di generare, partendo da questi, dei modelli”. L'idea è quella, da una parte, di analizzare, per esempio, lo stato di una cultura e, dall'altra, di predire quali saranno le dinamiche future, informando gli agricoltori 4.0 e ottimizzandone così il processo decisionale. Ma le potenzialità in questo ambito vanno molto più in là della 'semplice' (si fa per dire) analisi: “Nel settore si parla oggi di guida autonoma dei mezzi, della verifica dello stato di salute e della maturità dei frutti, della pianificazione dell'utilizzo dell'acqua o ancora di robot o droni per la raccolta”. Altro ambito fondamentale quello delle previsioni meteo, dove l'Ia già oggi gioca un ruolo centrale. “L'impatto è importante – ha detto Milano – e molti si chiedono che effetti potranno verificarsi nel mondo del lavoro: la stessa Coldiretti ha però certificato che nel settore agricolo mancano circa 100mila lavoratori per la raccolta, la lavorazione e la gestione dei terreni. L'Ia e lo sviluppo tecnologico in questo caso possono quindi aiutare a sopperire alla mancanza di lavoratori”.

 

Con Fabio Antonelli, responsabile OpenIot Fbk, e Riccardo Rigon (direttore Centro agricoltura alimenti ambiente) si è parlato poi di gestione dell'acqua e del futuro della professione di agricoltore: “Con il progetto Irritre – ha detto Antonelli – abbiamo lavorato per razionalizzare il consumo d'acqua in agricoltura in Trentino, lavorando con la Fondazione Edmund Mach e Trentino Digitale. È stato realizzato quindi un sistema informativo ad uso degli oltre 200 consorzi irrigui presenti sul territorio per raccogliere dati e suggerire l'effettiva esigenza idrica delle varie colture”. Un punto, quello del risparmio irriguo, sempre più centrale in epoca di cambiamento climatico: “Per portare avanti e realizzare tutte le innovazioni di cui abbiamo parlato – ha aggiunto Rigon – è necessario ragionare sul contadino del futuro: chi è illetterato rispetto a queste particolari problematiche è destinato purtroppo a soffrirne le conseguenze, schiacciato dalla complessità della nuova catena di produzione. Per questo io credo che il contadino del futuro sia un contadino laureato, che sia in grado di controllare gli elementi di intelligenza artificiale che aiutano nella gestione di un'azienda, a partire per esempio dall'ambito irriguo. E questa è una sfida anche per le università: oggi chi si iscrive ad agraria vuole mettere 'le mani in pasta', andare sui campi. C'è un grande amore per la terra ma questo amore, oggi, deve essere mediato tramite le opportune conoscenze. I giovani sono interessati a tutto questo, il problema è che i giovani in Italia ormai sono sempre meno”. Di fronte poi agli effetti del cambiamento climatico, che la stessa Fbk studia tramite il progetto Agriclima, gli scenari futuri sono in continua espansione: “Dove andremo a coltivare la vite? - ha detto Rigon – in Danimarca, in Svezia, in Scozia. C'è già chi, anche in Trentino, sta comprando campi in queste zone. Il messaggio ai giovani deve essere questo: non si può star fermi, perché tutto intorno a noi si muove”.

 

A prendere parola è stato poi Paolo Traverso, che ha messo l'accento sull'importanza di partire dalla ricerca per arrivare, però, alla sperimentazione: “E' necessario arrivare dal laboratorio al campo, dalla sperimentazione al mercato. Per questo i progetti che preferiamo sono quelli nei quali l'innovazione diventa servizio anche per il pubblico: pensiamo, per esempio, al risparmio d'acqua garantito da un sistema come Irritre”. Riprendendo un discorso già approfondito negli scorsi mesi con il Dolomiti (Qui Articolo), Traverso ha poi parlato della necessità di investire su sistemi più piccoli” che siano in grado di fare magari “meno coserispetto a giganti come ChatGpt “ma fatte bene, con costi tra l'altro più bassi, un minor consumo di energia e maggior trasparenza”. Marco Lucarelli (GenAi Hub director di Deloitte) e Roberto Loro (Chied Technology officer di Dedagroup) hanno poi approfondito l'importanza della raccolta di dati di qualità per 'alimentare' i sistemi di intelligenza artificiale: il futuro, è stato detto nella sede di Fbk, sarà rappresentato dalla convergenza tra l'Ia e la robotica, che permetterà a quest'ultima di superare la fase di automazione attuale.

 

Spazio in conclusione a chi attivamente ha messo a terra le innovazioni di cui si è discusso: le start-up e le imprese innovative. Ad intervenire Alberto Barbari (Programme director, Eatable adventures), Alessandro Zorer (Chief information officer di Melixa) e Nicola Baldo (Ceo e co-founder di Spray Logics).”Eatable – ha detto Barbari – lavora all'intersezione di investitori, aziende e start up. Lavoriamo dove c'è innovazione e accompagniamo, come investitori, le start up con le aziende. L'Ia è un'innovazione importantissima, ma oggi è fondamentale capire cosa farne: le possibilità sono tantissime, ma la tecnologia non deve essere intesa come fine, ma come strumento per risolvere le grandissime problematiche che l'agricoltura dovrà affrontare nei prossimi anni”. “Melixa – ha raccontato poi Zorer – è una Pmi innovativa che ha ormai 10 anni di vita. Ci occupiamo di sistemi di monitoraggio di apiari, digitalizzando e sensorizzando le arnie per raccogliere dati di ogni tipo, compresi ingressi e uscite delle api grazie al nostro 'contavoli'. Negli anni il sistema è stato perfezionato ed è stato utilizzato da molti centri di ricerca e università per studiare questi importantissimi insetti. E proprio la raccolta di questa mole di dati ci ha permesso in questi anni di dare il via a un progetto che, tramite l'utilizzo dell'Ia, punta a realizzare sistemi predittivi per capire dove e quando posizionare gli apiari”.

 

Parlando infine di Spray Logistics, Baldo ha raccontato come la sua realtà sia nata con l'obiettivo di installare particolari sensori ai macchinari (gli atomizzatori) che trattano i frutteti: “Quelli in pratica – ha detto – che spargono le 'nubi' di prodotti che poi si disperdono nell'area per decine di metri. Il nostro obiettivo è quello di rendere più precise queste attività, far sì che i trattamenti avvengano solo dove effettivamente servono e nelle quantità corrette, senza sprechi. Un atomizzatore classico presenta uno spreco medio, oggi, dell'80% del prodotto che esce”. In altre parole, una grande maggioranza di fitofarmaci non raggiunge il suo obiettivo, disperdendosi nell'ambiente: “Il margine di miglioramento è quindi ovviamente enorme. Il nostro obiettivo è di arrivare al 50% di riduzione nell'utilizzo del prodotto, che tra l'altro corrisponde a uno degli obiettivi del Green Deal”.

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