''Nel Mare di Ross non c'è più ghiaccio. Un tempo le spedizioni restavano bloccate anche in estate'', viaggio nell'Antartico dove il 'motore' degli oceani si sta inceppando
Pierpaolo Falco, coordinatore scientifico della 40esima campagna di ricerca del Programma nazionale di ricerche in Antartide, racconta a il Dolomiti le attività portate avanti a bordo della rompighiaccio Laura Bassi nel Mare di Ross: "Nel Mare di Ross – dice infatti Falco – non c'è praticamente più ghiaccio. Anche quest'anno durante la navigazione estiva a largo non abbiamo visto praticamente nessun iceberg o qualche residuo di ghiaccio, nulla"

ANCONA. Dall'analisi dell'evoluzione della catena alimentare e della variabilità climatica allo studio delle masse d'acqua più “profonde” e dei meccanismi di attivazione del più importante sistema di correnti oceaniche del mondo. Sono queste, in estrema sintesi, le tematiche alla base dei progetti portati avanti dai ricercatori e dalle ricercatrici a bordo della nave Laura Bassi nel corso dell'ultima missione in Antartide della rompighiaccio italiana, arrivata tra diverse difficoltà nel Mare di Ross (che bagna le coste del continente Antartico affacciate, grosso modo, a sud della Nuova Zelanda) a fine gennaio, nell'ambito della 40esima campagna di ricerche del PNRA. Un mondo, quello antartico, caratterizzato da estremi (ne avevamo raccontati alcuni Qui) ma allo stesso tempo fragile di fronte ai cambiamenti climatici, che proprio qui rischiano di avere impatti che vanno ben al di là del solo contesto polare e che per questo sono stati, ovviamente, al centro di molte delle attività portate avanti dai ricercatori e dalle ricercatrici italiane.
Per approfondire il lavoro svolto a bordo della nave, di proprietà dell'Istituto nazionale di oceanografia e geofisica sperimentale, il Dolomiti ha contattato Pierpaolo Falco, professore all'Università Politecnica delle Marche e coordinatore scientifico della 40esima campagna di ricerca del Programma nazionale di ricerche in Antartide, gestito da Cnr, Enea e Ogs.

“Quest'anno – spiega – avevamo in programma due periodi di attività con la Laura Bassi nel Mare di Ross, il primo purtroppo è saltato per un guasto della nave, il secondo invece è partito il 23 gennaio dalla Nuova Zelanda arrivando a destinazione a fine mese”. L'obiettivo della missione, come sempre, era duplice: da una parte portare avanti le attività di ricerca e dall'altra rifornire la stazione italiana Mario Zucchelli, nella regione della Baia di Terranova. Tre, come detto, i principali progetti portati avanti a bordo: “Il primo – dice Falco – è denominato Ibiza e ha come scopo fondamentale l'analisi della presenza di ferro nella colonna d'acqua. Si tratta infatti di un nutriente importantissimo alla base della catena alimentare nell'oceano e particolarmente importante nel Mare di Ross. Nei processi in cui viene coinvolto, l'elemento inoltre assorbe Co2, con un impatto dunque anche sui cambiamenti climatici”.
Il secondo è il progetto MORSea, legato alla costante attività di osservazione delle caratteristiche del Mare di Ross: “I ricercatori e le ricercatrici italiane hanno iniziato a raccogliere dati relativi ai principali parametri fisici in alcuni punti fissi nel 2009 – spiega il coordinatore della missione – prendendo in eredità ricerche avviate già a a inizio anni '90 per analizzare correnti marine, temperatura dell'acqua e salinità”. I ricercatori fanno in pratica affidamento su una serie di cavi ancorati al fondale, che permettono, attraverso strumenti dedicati, di riscontrare la variazione dei parametri stessi nel tempo: “E' così che siamo in grado di studiare la variabilità climatica. I gruppi di ricerca italiani possono vantare la serie più lunga al mondo per quanto riguarda il monitoraggio nel Mare di Ross, avendo celebrato quest'anno i 30 anni di osservazioni. Si tratta sicuramente di una punta di diamante delle nostre attività in Antartide, alla quale è legato anche il terzo progetto, GLOB”.
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In questo caso l'attività, dice Falco, si concentra su un singolo parametro, che ha però effetti molto importanti (e su scala vastissima): il trend di salinità. “Partiamo dicendo che l'acqua salata è più densa e tende, quindi, a scendere verso il fondo. Le acque del Mare di Ross favoriscono la formazione di una massa d'acqua che poi si distribuisce in tutto il pianeta, la più 'profonda' e densa dell'oceano: l'Antarctic Bottom Water, che si forma anche con il contributo fondamentale di questa porzione di oceano antartico e che alimenta il ramo più profondo della circolazione globale degli oceani, la Circolazione termoalina globale”. Si tratta, in altre parole, della componente di circolazione oceanica legata proprio alle differenze di densità dell'acqua, causata dalla temperatura e dalla salinità.
“Nel corso degli ultimi 50 anni circa – continua Falco – grazie soprattutto a misurazioni iniziate dai ricercatori americani è emerso un trend in diminuzione per la salinità dell'acqua nel Mare di Ross. Un fatto che è stato correlato alla presenza di acqua più dolce proveniente da zone a est di questa porzione di oceano, dove da decenni si evidenzia una forte fusione di ghiaccio e, di conseguenza, il versamento di importanti quantità di acqua dolce che poi si riversano nel Mare di Ross, alterandone la salinità. Se guardiamo alla storia climatica del pianeta, variazioni di salinità nell'acqua nelle regioni polari è legata a periodi di forti cambiamenti: in altre parole, se si registrano modificazioni importanti nel Mare di Ross gli effetti si riverberano sulla Circolazione termoalina e quindi sul clima a livello planetario. Ovviamente l'orizzonte temporale in questo caso è molto lungo, ma l'oceano è allo stesso tempo lento e inesorabile”.
Già oggi però, gli effetti dell'aumento delle temperature appaiono chiaramente a chi da decenni studia il contesto antartico: “Nel Mare di Ross – dice infatti Falco – non c'è praticamente più ghiaccio. Anche quest'anno durante la navigazione estiva a largo non abbiamo visto quai nessun iceberg o residuo di ghiaccio. Lontano dalla costa potrebbe sembrare di navigare nel Mediterraneo non fosse, ovviamente, per le temperature. Una ventina d'anni fa, mentre lavoravo per l'Università Parthenope di Napoli, ricordo che i colleghi oceanografi italiani in missione nel Mare di Ross erano rimasti bloccati dal ghiaccio in piena estate, la loro nave non riusciva a muoversi. Oggi la situazione è completamente diversa, tant'è che quest'anno abbiamo toccato un nuovo record negativo per quanto riguarda l'estensione dei ghiacci estivi in Antartide, ed è ormai una tendenza che si sta consolidando”.
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Tendenza che, tra l'altro, gioca un ruolo importante in un fenomeno che, proprio dal 2015, gli esperti hanno iniziato ad osservare nel Mare di Ross: “Da una decina d'anni registriamo un'ulteriore inversione di tendenza per quanto riguarda la salinità dell'acqua nella zona, e non è purtroppo un buon segnale. Il recente aumento nella concentrazione di sale è infatti legato alla completa perdita di ghiaccio marino nel periodo estivo. Quando si forma, il ghiaccio non ingloba anche il sale, che viene quindi rilasciato in mare: l'inversione del trend di salinità è in altre parole causata dalla scomparsa di ghiaccio estivo e dalla successiva maggiore formazione di ghiaccio durante la stagione invernale, con il conseguente aumento del rilascio di sale in acqua”. Un fenomeno che potrebbe, almeno in parte, contribuire alla ripresa della formazione dell'Antarctic bottom water e, quindi, contrastare il rallentamento della Circolazione termoalina: “Da una parte però – continua Falco – non sappiamo se i due effetti legati all'aumento delle temperature, l'aumento del flusso di acqua dolce e la scomparsa del ghiaccio marino estivo, potranno controbilanciarsi nel lungo periodo; dall'altra sappiamo invece con certezza che l'assenza di ghiaccio nelle acque che circondano l'Antartide è estremamente negativa per diverse ragioni”.
“Innanzitutto – precisa – il ghiaccio è un fondamentale elemento di termoregolazione oceanica: in assenza di ghiaccio l'acqua assorbe una quantità molto maggiore di calore e si innesca quindi un circolo vizioso che porta a temperature sempre più alte e alla presenza di sempre meno ghiaccio. Nel tempo una situazione del genere può portare a quelli che definiamo 'abrupt changes', o cambiamenti improvvisi: non sempre infatti il clima varia in modo lineare nei suoi parametri, ogni tanto ci troviamo davanti dei 'gradini', che una volta superati portano a modificazioni profonde e repentine. E il trend relativo alla diminuzione di ghiaccio marino in Antartide dal 2015 suggerisce esattamente questa dinamica. Oltre agli aspetti climatici poi, il ghiaccio rappresenta un elemento fondamentale per la vita antartica: senza la superficie d'appoggio fornita dal ghiaccio, per esempio, la vita diventa quasi impossibile per pinguini e foche”.












