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Con Ausilia l'appartamento diventa domotico e anche i disabili possono dirsi a casa

Il progetto sviluppato dall'Università di Trento e dall'Apss prevede che a Villa Rosa entro la fine dell'anno entrino in funzione un appartamento e una palestra. L'obiettivo è sviluppare sensori e attuatori per essere poi in grado di adattare ogni abitazione alle esigenze funzionali degli utenti

Di Donato Guandalini - 19 ottobre 2016 - 16:30

PERGINE. L'obiettivo, in prospettiva, è quello di arrivare a trasformare le abitazioni in appartamenti domotici, per chi ha disabilità motorie e cognitive. Il come riuscirci parte da una tecnologia dotata di sensori e attuatori che riesce a fornire all'utente un insieme di ausili avanzati a supporto delle sue attività quotidiane. Il viaggio de il Dolomiti nel mondo delle startup e della ricerca ci porta (grazie a uno studente del Liceo Prati) a Villa Rosa, l'ospedale di Pergine, alla presentazione del progetto Ausilia che ha lo scopo di realizzare un laboratorio territoriale che integri un ambiente aperto di ricerca e innovazione con un servizio clinico ospedaliero nell'ambito della somministrazione di ausili a disabili motori e cognitivi.

 

Lo sta facendo mettendo insieme l'Università di Trento e l'Azienda provinciale per i servizi sanitari. E infatti già all'interno dell’ospedale Villa Rosa esiste il centro riabilitativo dell'Apss. Il laboratorio Ausilia è diviso in due ambienti: una palestra ausili per disabili motori e cognitivi e un appartamento domotico, ambedue attrezzati con apparecchiature e sistemi di analisi e monitoraggio. La palestra viene utilizzata per far sperimentare alle persone disabili le diverse configurazioni ergonomiche abitative affinché possano trovare le soluzioni che apportano maggior beneficio ai propri deficit funzionali. Nell'appartamento domotico viene poi riproposto quanto provato nella palestra in modo che la persona possa sperimentare gli ausili a lui più idonei in un ambiente realistico. Al termine della sperimentazione gli viene consegnato un protocollo, che gli consente di strutturare la propria abitazione con le tecnologie testate e risultate idonee a renderlo maggiormente autonomo, con la possibilità, quindi, di essere circondato da un ambiente che non percepisce più come ostacolo, bensì come ausilio per migliorare la qualità della propria vita.

 

 

 

 

Un mondo, quello della domotica, in continua evoluzione come in continuo cambiamento è la stessa società sempre più attenta agli aspetti legati alla disabilità e all'avanzare dell'età media. Queste le tappe ripercorse anche dai promotori del progetto che ci aiutano a capire quanta strada è stata fatta fino ad oggi e quanta ancora se ne dovrà percorrere per garantire benessere e sicurezza anche a disabili motori e cognitivi.

 

Lontano 2000: all'interno dell’ospedale Villa Rosa nasce Abilita (Servizio Informazione Valutazione Ausili): con questo servizio si è entrati nelle case delle persone disabili per adattarle all'inserimento degli ausili, permettendo di conoscere le loro difficoltà e i loro bisogni.

 

 

Nel 2002: l'Ospedale Villa Rosa organizza un convegno in cui Giovanni Guandalini, uno dei referenti del progetto Ausilia, entra in contatto con l'allora presidente dell'Itea (ente edilizia abitativa di Trento), Elena Robecchi Defant. A fine incontro lei lo invita a un viaggio di studi in Norvegia durante il quale vengono a conoscere l'esperienza maturata da un'università locale che aveva usato alcuni sistemi di allarme al fine di facilitare le persone anziane e più fragili per farli vivere nelle loro case in condizioni di sicurezza. Nasce cosi l'idea di costruire anche a Trento un appartamento domotico in cui le persone disabili possano sperimentare tecnologie potenzianti la loro autonomia e la loro sicurezza a domicilio: progetto che però non trova degli sponsor. Negli anni successivi Guandalini, per motivi professionali, incontra i docenti FrattariDe Natale, De CeccoNollo della facoltà di ingegneria di Povo e insieme cominciano a sviluppare il progetto che prenderà il nome di Ausilia.

 

 

Nel 2013: decidono di presentarlo all'allora assessore alla salute della Provincia e attuale presidente, Ugo Rossi. Il progetto viene accolto e dopo diverse verifiche e approfondimenti, nell'agosto 2015 la Pat lo approva con una delibera, che viene recepita dall'azienda sanitaria nel dicembre 2015. Due settimane fa è cominciato il primo workshop del progetto Ausilia.

 

Come si sviluppa questo progetto?

Lo sviluppo prevede che entro fine anno, all'interno dell'ospedale Villa Rosa, verranno allestiti un appartamento e una palestra domotizzati, in cui potranno entrare persone con problematiche motorie o cognitive minori. Nel 2017 il sistema verrà testato e collaudato e dal gennaio 2018 sarà in grado di ricevere le richieste degli utenti interessati.

 

Come funzionerà Ausilia?

La persona disabile telefonerà per partecipare al progetto; attraverso un breve colloquio telefonico verificherà se Ausilia può essere di suo aiuto e in caso affermativo verrà fissato un appuntamento per una visita medica specialistica fisiatrica e una successiva valutazione con la terapista occupazionale per valutare i bisogni dell'utente. A questo punto il team di Ausilia svilupperà un progetto iniziale di abilitazione del paziente che sarà condiviso con l'interessato. Verrà quindi programmato il periodo in cui la persona disabile e il suo corpo assistente potrà abitare nell'appartamento domotico. Durante la permanenza la persona svolgerà le normali azioni quotidiane: si preparerà il pranzo, si laverà, si riposerà. Ogni sua attività verrà registrata dai sensori presenti all'interno dell'appartamento che permetteranno di visualizzare il corpo della persona in modo anonimo, sotto forma di punti. Sarà possibile bloccare l'immagine in qualsiasi momento, analizzarla da diverse angolazioni, controllare la frequenza cardiaca e respiratoria, l'ampiezza dei movimenti delle varie articolazioni, le pressioni di carico. 

 

Ciò che non sarà sperimentabile all'interno dell'appartamento sarà possibile provarlo nel laboratorio – palestra. Quest'area è dotata di un angolo bagno strutturabile in base alle esigenze della persona, un angolo dove ci sono vari tipologie di porte con diverse maniglie, una postazione di lavoro e una pista in cui sono simulate le diverse conformazioni dell'ambiente esterno per verificare le capacità di controllo e di guida delle carrozzine elettriche. Alla fine di questi esami il team si riunirà, e stabilirà un elenco delle modifiche ambientali e delle tecnologie da implementare nella casa del disabile per aumentare la sua autonomia e sicurezza. Il progetto verrà poi condiviso con la persona.

 

Qual è la visione sul futuro?

Saranno necessari corsi per i tecnici che andranno a installare queste tecnologie domotiche nelle abitazioni. Poiché il sistema memorizza i dati delle persone che transiteranno attraverso Ausilia, sarà possibile stabilire in un secondo momento le tecnologie più utili per i diversi tipi di problematiche delle persone, e sfruttare al meglio i contributi pubblici. Fra tre o quattro anni questo progetto permetterà di avere un team in grado di valutare i bisogni delle persone disabili a 360 gradi, e costruire così un progetto specifico per il rientro al domicilio, al lavoro o allo studio del paziente. Si renderà quindi necessaria la costruzione di uno sportello unico che si interfacci tra l'utente e gli uffici pubblici eroganti contributi per un percorso unico e semplificato. Sarà così possibile prevedere un “assegno unico per la disabilità” col quale l'ente pubblico, in base al reddito del singolo, potrà finanziare il progetto di vita indipendente. Sarà inoltre indispensabile realizzare un territorio che accolga, supporti, promuova la permanenza a domicilio delle persone fragili: se la persona disabile rimane nel proprio luogo, si favorirà una maggior qualità della vita della persona e il vivere a contatto con una realtà diversa dalla propria sarà un'esperienza positiva anche per la comunità che lo accoglie.

 

Vantaggi?

Ci saranno dei costi iniziali, ma sicuramente un risparmio economico futuro, che deriverà dal ritardare o dall'evitare il ricovero dei pazienti nella attuali strutture. Questo permetterà di ricavare risorse per accompagnare le persone che invece devono essere ricoverate all'interno di centri di assistenza. Nel prossimo decennio la tecnologia domotica si affermerà sempre di più perché sarà un business. Esiste un mondo, quello della disabilità, che ha un mercato sempre più in espansione. Bisogna allora studiare cosa sia veramente utile alla persona disabile e come sia modificabile nel tempo quando la persona invecchia e perde progressivamente l'autonomia.  

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