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Il liceo Classico Prati, una realtà sorprendentemente in crescita

Il liceo classico del capoluogo è in controtendenza rispetto al generale calo nazionale di iscrizioni. Un istituto scolastico fra tradizione, modernità e futuro. Intervista alla professoressa Maria Pezzo, dirigente del Prati

Di Enrico Carraro - 24 ottobre 2016 - 15:01

TRENTO. Sono già oltre diecimila le persone che hanno sottoscritto la “Task Force per il Classico”, una petizione online lanciata da uno studente fiorentino di Lettere che raccoglie adesioni affinché non si trascuri l’importanza dello studio delle lingue classiche nei licei italiani.

 

L’obiettivo finale, in parte già raggiunto, è quello di inviare una lettera al presidente della Repubblica Mattarella e una al ministro dell’Istruzione Giannini, invitandoli ad avviare una riflessione concreta sull'indirizzo liceale classico che sta attraversando un periodo buio ed è spesso oggetto di giudizi negativi.

 

Stupisce che finora siano ben 1.500 gli studenti che hanno firmato la petizione, e non solo fra gli “adepti” del latino e del greco. Ma allora, se sono così numerosi i giovani che ancora credono nello studio di queste lingue solo apparentemente “morte”, perché ci si ostina a voler snaturare i licei classici rispetto a quella che è la loro caratteristica fondamentale?

 

Purtroppo molti credono che alleggerire lo studente dalla fatica della traduzione dalle lingue antiche - perché di questo si tratta nella recente proposta ministeriale, che vuole eliminare le famigerate versioni dal greco e dal latino - possa dare nuovo slancio a una realtà che sembra complessivamente in declino.

 

Anche senza scomodare gli autori del passato, invece, si può facilmente comprendere come le origini del problema siano da ricercarsi in qualcosa di completamente diverso. Con l’introduzione di nuovi indirizzi di studi, che propongono programmi meno impegnativi e più semplici, si è voluto forse lasciare più tempo libero ai giovani, ma si è finito con l’incoraggiare in realtà una continua “corsa al ribasso”. Il che ha spinto molti studenti a scegliere percorsi di studio alternativi al classico.

 

Forse vogliono farci credere che facile è sinonimo di meglio. Ma il passato ci insegna che solo attraverso la dedizione e l’impegno si possono raggiungere risultati significativi. Inoltre, si dice spesso che il latino è inutile. In realtà, non lo si studia “perché si deve” o, ancora peggio, “perché frequentare il liceo classico è elitario”.

 

L’autentico valore di quest’antica lingua risiede non solo nella sua capacità di farci conoscere noi stessi, le nostre origini e il nostro passato, ma anche e soprattutto di apprezzare consapevolmente il grande patrimonio culturale di cui è così ricca l’Italia. Per riprendere le parole di Ivano Dionigi, ex Magnifico Rettore dell’Alma Mater Studiorum di Bologna, latinista ed emerito studioso, “il latino è la chiave che ci consente di recuperare il tempo”.

 

Ma proprio in questo periodo, e in questo Paese, dove la cultura umanistica viene facilmente trascurata, il Liceo classico “Giovanni Prati” di Trento rappresenta un’eccezione alla regola. Sono molti i giovani che ancora scelgono di intraprendere questi studi e il numero degli iscritti è in continuo aumento.

 

A cosa dobbiamo questa differenza rispetto al resto d’Italia? Abbiamo rivolto questa e altre domande alla professoressa Maria Pezzo, che da qualche anno è la dirigente di questo istituto scolastico.

 

Perché nel Liceo Prati aumentano gli iscritti, al contrario che nel resto d’Italia?

 

"Il motivo è legato innanzitutto al fatto che, fin dal 2010, si è deciso di proporre 4 ore di matematica al ginnasio, anziché 3 come nel resto d’Italia, oltre a un’ora in più di italiano a settimana. Agli studenti è stata data inoltre la possibilità di scegliere per il triennio fra due percorsi: uno che privilegia e sviluppa maggiormente la parte scientifica, l’altro quella linguistica (con lo studio del tedesco). Il fatto di offrire così una preparazione completa su tutti i fronti, oltre a un’ottima equipe di docenti, attira nuovi studenti, desiderosi di affrontare con competenza e autonomia i test di ammissione universitari. I risultati di queste nostre decisioni si vedono nell'istituzione, per la prima volta in oltre trent'anni, di una sesta sezione ginnasiale".

 

Perché ai nostri giorni la cultura classica è ancora importante? In che misura prepara gli studenti all'università e al mondo del lavoro? Cos'ha in più rispetto agli altri percorsi di studio?

 

"Secondo me il liceo classico deve essere una scuola che permetta di affrontare tutte le facoltà universitarie, insegnando un metodo di lavoro rigoroso e stimolando una visione critica della realtà. Oggigiorno i giovani hanno bisogno di una cultura profonda, permeata dai valori dell’Umanesimo. Lo studio deve avere come base la conoscenza della filosofia, della letteratura greca, latina e italiana, consentendo così di affrontare in maniera consapevole la lettura dei classici.

Nello specifico, la traduzione dalle lingue antiche abitua lo studente a un approccio rigoroso e ordinato, che fornisce quella razionalità necessaria per arrivare velocemente al nocciolo di ogni questione. Questa capacità si rivela utilissima anche nei laboratori di tipo scientifico e nell'apprendimento successivo delle scienze mediche, ad esempio".

 

Cosa possono fare i licei classici per essere più attraenti agli occhi dei giovani, che in molti casi sembrano oggi preferire percorsi di studio meno impegnativi e apparentemente più moderni?

 

"Per prima cosa, ogni buon liceo deve assicurarsi che l’insegnamento erogato sia moderno e di qualità, anche per quanto riguarda la preparazione dei professori. Vanno inoltre proposte agli studenti materie complementari alla cultura umanistica, come la matematica e le scienze, che forniscono una completa preparazione su tutti i fronti. Il rinnovamento del liceo classico deve anche realizzarsi a livello delle classi dedicate (come nel caso del Liceo Prati ndr). Questo significa che gli studenti e i docenti del triennio dispongono di aule attrezzate in modo diverso, a seconda della materia che vi viene insegnata. Sono convinta che quest’innovazione nella didattica consentirà inoltre agli allievi di calarsi meglio in un contesto di studio sempre più simile alla realtà universitaria. I tre anni di liceo sono da intendersi come fase propedeutica a ciò che li attende nella loro vita futura. Miriamo dunque a promuovere nei ragazzi l’acquisizione di una maggiore autonomia e di un vero senso di responsabilità".

 

È dunque in questa stessa ottica che avete insistito sulla figura dello studente “tutor”?

 

"Certamente. Non c’è nulla di meglio di un allievo che, essendo particolarmente appassionato di certe materie, decida di trasmettere il proprio sapere ai compagni. Per consentire a ogni ragazzo di scoprire i propri talenti, proponiamo numerosi laboratori e settimane di studio estive, che spaziano dalla biologia marina (Isola del Giglio) all'archeologia (Tarquinia). Anche le lingue rivestono un ruolo di rilievo, intensificato dai gemellaggi con l’Akademisches Gymnasium di Innsbruck, in Austria, e con il liceo di Husum, nella Germania settentrionale. Ogni nostra iniziativa è legata alla volontà di sviluppare al massimo l’autonomia, l’intraprendenza e il senso di responsabilità di quelli che saranno i cittadini di domani".

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