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18.000 euro per il parto in Trentino? Tutto normale, la famiglia russa era senza assicurazione. Potrebbe pagare il loro Paese?

Ha destato scalpore la notizia della coppia russa che ha dovuto partorire al Santa Chiara. Ma in realtà è una non-notizia. Ecco perché

Di Luca Pianesi - 04 aprile 2018 - 20:29

TRENTO. La "non-notizia" dei 18.000 euro chiesti a una coppia russa dopo il parto avvenuto a Trento ha fatto il giro d'Italia. In realtà è una "non-notizia" perché nulla di incredibile è accaduto. Ci spieghiamo: in Italia siamo abituati ad avere la sanità gratuita ma di gratuito non esiste nulla. Consultando il tariffario delle prestazioni sanitarie ospedaliere si può vedere quanto costa ogni singolo intervento e quanto si paga in più per ogni giorno di degenza. E allora ecco che un parto cesareo con complicanze costerebbe 3.934,51 euro ma essendo cittadini italiani queste cifre sono già coperte dalle nostre stesse tasse e quindi quando ci capita non paghiamo nulla.

 

Se poi il neonato nasce immaturo il costo che andrebbe sostenuto è di 14.998,74 euro per assistere in Ospedale il bimbo nel suo sviluppo (fino a 135 giorni) ed eventuali 204 euro per ogni giorno in più di permanenza del bambino nella struttura (per esempio per complicazioni sopravvenute o ritardi nello sviluppo). Insomma la sanità costa e tanto, solo che non ci siamo abituati, per fortuna, perché paghiamo le tasse ed è un servizio che nel nostro Paese ci viene garantito.

 

Ora, la coppia russa che si trovava in Trentino per turismo non aveva fatto alcuna assicurazione sanitaria pur essendo la donna incinta di sette mesi e pur avendo scelto per sciare un Paese, il nostro, che non ha nessuna convenzione sanitaria con il loro, la Russia. Cosa succede, infatti, se si va all'estero? Per un cittadino italiano se ci si reca in uno Stato membro dell'Europa si ha diritto alle prestazioni sanitarie come se si fosse un loro cittadino (il più delle volte vuol dire comunque un livello di assistenza, anche economico, molto più basso del nostro) ma se si va fuori Unione Europea bisogna valutare il fatto se esistono convenzioni sanitarie particolari con quei Paesi, cosa viene coperto dal nostro Stato, economicamente, tramite la convenzione e, comunque, a prescindere, è bene fare un'assicurazione che ci garantisca in caso di incidenti o malattia (questo detto in parole semplici, qui per approfondire).

 

Ad oggi il bimbo di Anastasia e suo marito sta bene, è ben assistito e dopo essere nato prematuro (settimino) a fine febbraio ed essere stato subito trasferito in terapia intensiva sta crescendo bene. Il problema è che ci sono stati i trasporti in ambulanza e il parto per un costo totale di poco più di 3.500 euro e non avendo fatto nessuna assicurazione e non esistendo nessuna convenzione tra il loro Stato e il nostro, al sistema sanitario trentino non è rimasto altro da fare che staccare la fattura e chiedere a loro questi soldi. Sugli articoli rilanciati dall'Ansa e che per questo hanno avuto poi una eco nazionale, la famiglia dice che sarebbe stato consigliato loro di chiedere il permesso di soggiorno così da ottenere l'assistenza sanitaria gratuita. La cosa è piuttosto assurda, in realtà. I due coniugi, infatti, sono arrivati in Italia con documenti regolari e con un visto turistico (spiegano anche con un'assicurazione turistica per problemi di viaggio che nulla c'entra con la salute e la sicurezza personale).

 

Per chiedere la tessera Stp (Straniero Temporaneamente Presente) ed avere, quindi accesso al servizio sanitario, bisogna essere senza documenti e soprattutto indigenti. Loro sono venuti qui dalla Russia per sciare con passaporto e assicurazioni turistiche. Quindi la pista, citata negli articoli, del permesso di soggiorno sembra davvero impercorribile. Infine i due chiedono al nostro Stato di chiudere un occhio e di fargli un piacere perché alla fine dovrebbero pagare circa 18.000 euro (che sono i 3.500 del parto già citati e i circa 15.000 euro per l'assistenza al neonato immaturo) e loro non disporrebbero di questa somma.

 

Ebbene più che chiedere un piacere al nostro Stato dovrebbero chiedere un piacere al loro, alla Russia. Rivolgendosi alla loro ambasciata potrebbero chiedere che sia il loro Paese a sostenere le spese per i loro concittadini e magari si applichi per stipulare convenzioni e accordi con l'Italia. Fare la super potenza autarchica può avere i suoi pro ma ha anche tanti contro. 

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