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Aggressioni, cibo avariato e notti in tenda per donne, bambini e anziani: la situazione dei profughi a Chios vista da un'operatrice trentina

Massimiliana Odorizzi collabora da maggio con l'associazione Action for Education, fornendo sostegno ai migranti del campo di accoglienza dell'isola che si affaccia sull'Egeo di fronte alla Turchia. Tra i problemi più gravi a cui il campo deve far fronte l'insicurezza dovuta all'esubero di quasi un migliaio di persone, fornire un alloggio e un pasto adeguato

Di Cinzia Patruno - 23 settembre 2018 - 16:59

CHIOS, GRECIA. “Non è facile parlare di un argomento che sta mostrando livelli di indifferenza e apatia che sono quasi più preoccupanti delle manifestazioni razziste più evidenti e crudeli”. Massimiliana Odorizzi, educatrice e assistente sociale trentunenne di Trento, si trova sull'isola di Chios in Grecia da maggio. Chios è un'isola affacciata sul mar Egeo che fronteggia la costa turca, all'altezza di Smirne. Le spiagge greche, tra le più amate dai turisti di tutto il mondo, sono diventate per Massimiliana la sua casa e il suo luogo di lavoro.

“Negli ultimi cinque mesi – racconta Massimiliana a ildolomiti.it - ho collaborato con l’organizzazione inglese Action for Education, che gestisce una scuola e un centro giovani per persone immigrate in attesa di una risposta alla loro richiesta di asilo. Alcuni aspettano da alcuni mesi, per altri l'attesa si è protratta ad un periodo di due anni. Sì, non possiamo ancora chiamarli rifugiati perché queste famiglie, questi giovani adulti, questi minori, vivono in un limbo di estenuante attesa che aleggia sul proprio futuro, sulla propria vita”.

 

La nuova vita di Massimiliana, dopo sette anni di lavoro come educatrice al Villaggio del Fanciullo di Trento, è iniziata nel 2017 con un periodo di permanenza ad Atene, dove si è occupata di supporto ai rifugiati e ai numerosi senzatetto. Il problema dei senzatetto nella capitale greca è strettamente connesso al fenomeno migratorio: sono numerosi i migranti a sbarcare ogni mese (secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni, gli arrivi in Grecia nei primi otto mesi del 2018 sono pari a 18.529, in lieve calo rispetto al biennio precedente), ma le strutture ricettive in grado di ospitarli non bastano. A maggio Massimiliana ha deciso di spostarsi sull'isola di Chios, un territorio particolarmente delicato per quanto riguarda la questione migranti. Gli sbarchi sono frequenti e le persone che arrivano (dalle 150 alle 200 persone al mese) sono molte di più di quelle che gli appositi campi possono contenere. “Vial Camp, il campo rifugiati dove sono ospitate il 90 per cento delle persone arrivate sull’isola, ha una capacità di 1.014 persone. Al momento il numero di persone ospitate all’interno si aggira intorno a 1.900”. Sono poco meno di 900 le persone in più, e secondo Massimiliana la situazione su altre isole sarebbe addirittura peggiore. “Il dato sembrerebbe anche buono se confrontato con i Campi di Samos e Lesvos, dove la capacità non copre neppure un terzo delle persone effettivamente presenti”.

Un esubero che non può che creare una situazione di instabilità totalizzante, a livello di spazi occupati ma anche a livello psicologico. “In questo scenario – racconta Massimiliana - è molto difficile per queste persone, già vittime di traumi, violenze e abusi, mantenere un livello di sanità fisica e mentale stabile”. Si tratta principalmente di migranti provenienti da Afghanistan, Iraq, Siria, Kurdistan, Yemen, Somalia e Palestina. Il forte stress dovuto alle condizioni di vita degradanti porta conseguenze terribili. "Una ragazza che seguo ha perso il suo bambino".

 

Massimiliana, puoi descrivere la situazione all'interno del Vial Camp dell'isola di Chios? Come vengono assegnati gli alloggi?

Il management del campo non si occupa di fornire un’abitazione, che sia adeguata o no, ai nuovi arrivati che devono organizzarsi personalmente a trovare un posto all’interno. Le persone che vivono da più lunga tempo sull’isola hanno a disposizione dei container in cui vivono fino a dodici persone, chi non ha questo lusso vive e dorme in tenda per mesi fino a quando non trovano una migliore sistemazione. Se non consideriamo i minori stranieri non accompagnati per cui c’è una zona riservata all’interno del campo, tutte le altre categorie di persone sono considerate allo stesso livello di vulnerabilità (donne, famiglie e anziani). Ci sono intere famiglie con membri anziani, neonati e persone vulnerabili che vivono in tende bucate, asfissiate dal caldo dell’estate greca e allagate dagli acquazzoni frequenti.

 

Per quanto riguarda il vitto invece?

È l'esercito (greco, ndr) ad occuparsi della consegna del cibo. Le persone si devono mettere in fila diverse ore prima se vogliono riceverne una porzione. Cucinare è proibito nel campo per motivi di sicurezza, ma la maggior parte dei residenti cerca di ricucinare il cibo fornito dall’esercito per renderlo più mangiabile. Molte volte il cibo è avariato e non sufficiente. Ogni persona riceve un litro di acqua potabile al giorno con cui deve far fronte al bisogno di bere e cucinare.

Come sono i servizi igienici?

Se non consideriamo le abitazioni dei minori stranieri non accompagnati, nessun container possiede un bagno privato. All’interno del campo ci sono solamente otto punti bagno che vengono utilizzati da quasi 2.000 persone. Le file per lavarsi e per la toilette possono durare anche più di un’ora, le condizioni igieniche sono al limite. I bagni, ma più in generale tutto il campo, sono invasi da ratti e scarafaggi e il pericolo di diffusione di malattie è altissimo.

 

Se qualcuno si sente male cosa succede? Chi fornisce i servizi medici nel campo?

All’interno del campo collaborano Medici senza frontiere e Salvamento marítimo humanitario (un' organizzazione spagnola, ndr) che hanno diritto a un unico container per accogliere le persone e non dispongono di un numero necessario di personale e di medicinali per coprire il bisogno di persone di supporto medico e psicologico.

 

Hai fatto capire che la problematica più grave all'interno del campo riguarda la sicurezza...

Definire il Campo Vial pericoloso è riduttivo. Ci sono lotte e aggressioni quasi quotidiane tra persone di etnie diverse, la maggior parte scatenate dalle condizioni di vita in cui sono costrette e le estenuanti attese per accedere ai servizi di base. In diverse situazioni la polizia si è mostrata maltrattante, con abusi di potere all'ordine del giorno, e questo non aiuta affatto a risolvere i dissidi quotidiani che si creano all’interno del campo. Al contrario, la discriminazione e la violenza aumentano.

 

Action for Education, l'organizzazione con cui Massimiliana collabora, persegue l'obiettivo di dare alle persone che vivono nel campo un'esistenza più dignitosa attraverso una scuola di lingua, informazione sui diritti ma anche attività ricreative. In questo, si cerca di coinvolgere il più possibile le persone del campo. “Abbiamo una scuola dove facciamo lezioni tutti i giorni, mattina e pomeriggio, dividendo le persone in quattro livelli di conoscenza di inglese. Abbiamo sia volontari internazionali che volontari direttamente dalla community del campo. Il secondo servizio che proponiamo è un centro giovani: è uno safe space dove organizziamo attività ricreative ma è anche un tentativo di integrazione con la comunità greca”. Un luogo sicuro, dove dimenticare per qualche ora l'ostilità di Vial Camp. Un luogo dove confrontarsi, che è quello che dovremmo fare un po' anche noi. Anche se lontani, non ignorare il problema potrebbe essere un primo, piccolo passo verso la sua difficile ma necessaria risoluzione.

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