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Campo profughi di Marco, le proposte del Pd roveretano: ''Solidarietà e pragmatismo''

In un documento viene fotografata la situazione e messe in luce le criticità. "Il problema è il sovraffollamento e le strutture inadeguate". E annunciano: "A breve faremo una visita nella struttura"

Pubblicato il - 21 gennaio 2018 - 15:04

ROVERETO. "Vivono in quattordici container metallici arredati con letti a castello e nessun altro mobile; non ci sarebbe peraltro lo spazio, visto che i letti occupano la totale superficie a disposizione".

 

La fotografia della situazione dei richiedenti asilo ospitati a Marco è descritta senza giri di parole: "I container sono mal riscaldati e durante la notte le temperature scendono a livelli bassi, mentre in estate diventano una sorta di forno, privi della possibilità di aerazione se non attraverso la porta di ingresso; le finestre, infatti, sono piccole e in parte ostruite dai letti".

 

Nel documento redatto dal circolo del Pd della Città della Quercia si elencano una a una le criticità: "Le docce disponibili sono assolutamente insufficienti per una popolazione di 237 persone. Esse si trovano a nord e a sud delle file dei container e quelle situate a nord non sono ancora state coperte: ciò significa che, per andare in bagno o lavarsi, gli ospiti devono stare all’aperto".

 

"Gli ospiti, in estate come in inverno, sono costretti a lavare a mano i propri indumenti in secchi di acqua, quasi sempre fredda, ed a stendere i panni sulle recinzioni del campo. In caso di malattia - l’influenza di queste settimane, ad esempio - devono comunque condividere gli angusti spazi dei container con il rischio concreto di contagi".

 

Un documento che però non ha nessuna intenzione polemica, non dà giudizi, non vuole essere una denuncia. "La cittadinanza ha bisogno di sapere come realmente stanno le cose - si legge - e le persone accolte nella struttura sono, nella stragrande maggioranza, grate alla Provincia per l’aiuto che ricevono, ma non si può pensare che debbano, semplicemente perché accolte, accettare passivamente di vivere in una situazione precaria per più di qualche mese". 

 

"La manifestazione pacifica di protesta che si è svolta a inizio gennaio ha suscitato molte prese di posizione tra i partiti e i cittadini di Rovereto. Molti gli interventi mossi più dalla pancia che dalla volontà di capire. Ma sono state molte anche le prese di posizione che cercano nelle autorità il miglioramento delle condizioni di vivibilità del campo".

 

Tra questi il circolo locale del Pd. "Al di là di come la si pensi e delle facili schematizzazioni tra i 'buonisti' e i fomentatori d’odio, il problema esiste ed è necessario che le autorità competenti se ne facciano carico".

 

Per il Pd roveretano "è del tutto evidente che il campo di Marco, da struttura temporanea, è ormai diventato luogo di accoglienza permanente per i migranti, tale è che il periodo di tempo qui trascorso può superare tranquillamente l’anno, alcuni di loro sono presenti da settembre 2016".

 

Non si chiedono lavori particolari, "ma migliorie tanto utili quanto necessarie, che possano tendere a migliorare fattivamente le condizioni di vivibilità. Il sistema dell’accoglienza trentina da sempre virtuoso non può consentire che una delle sue strutture assomigli a un ghetto".

 

Il sovraffollamento è il problema più grosso. "Le lungaggini burocratiche e la mancata adesione di molti Comuni trentini al progetto di accoglienza fanno il resto. Pensiamo che il nostro territorio abbia la possibilità e la capacità di dare risposte positive".

 

E qualche proposta viene avanzata: "Si potrebbe utilizzare le casette della protezione civile per far fronte al problema del sovraffollamento. Il peggioramento dell’accoglienza non può infatti che dipendere dai numeri aumentati. Gli ospiti migranti in più potrebbero infatti essere spostati nelle casette trattandosi per l’appunto di emergenza".

 

Un’altra soluzione potrebbe essere l’utilizzo di un altro immobile, "magari ragionando in collaborazione con associazioni e decanato". A Trento un palazzo di nove piani, di proprietà della diocesi, è stato messo a disposizione del progetto casa dell’accoglienza, "così a Rovereto si potrebbero trovare dei luoghi ormai vuoti da poter riutilizzare".

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