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L'arcivescovo Lauro Tisi in visita al campo profughi di Marco di Rovereto. ''Questa non è vita''

Il capo della diocesi trentina si è recato nella struttura dopo la sollecitazione dell'ex consigliere provinciale Vincenzo Passerini. "E' un mio dovere intervenire ma più che le parole servono i fatti e faremo di tutto per mettere a disposizione dell'accoglienza tutti i posti disponibili"

Di Donatello Baldo - 24 gennaio 2018 - 14:31

ROVERETO. "Questa è vita?". La domanda l'ha posta un profugo, direttamente all'arcivescovo Tisi. E l'arcivescovo ha risposto immediatamente, senza nemmeno pensarci su: "No, questa no". L'incontro è avvenuto al campo di Marco, dentro uno dei tanti container affollati ognuno da quattordici richiedenti asilo.

 

"Ho risposto di no - spiega poi il presule - perché è chiaro che in queste condizioni non si può stare così a lungo. Ha ragione quel ragazzo, quella non è vita". Tisi è giunto al campo di Marco in mattinata, ad attenderlo l'assessore Luca Zeni, il dirigente del Dipartimento Salute Silvio Fedrigotti, il direttore del Cinformi Pierluigi La Spada.

 

L'arcivescovo ha fatto visita alla struttura di accoglienza dopo la sollecitazione di Vincenzo Passerini che in una lettera-appello, pubblicata dal giornale L'Adige, si rivolgeva al capo della diocesi con queste parole: "Venga Arcivescovo a vedere la bidonville del Trentino. Parli con questi giovani".

 

Un impegno mantenuto, e in sostanza la condivisione delle valutazioni espresse dall'ex consigliere provinciale: "Quella lettera io la condivido -spiega Tisi - davanti a queste situazioni io mi sento obbligato a muovermi, a intervenire al più presto. Ma più che parlare - sottolinea - bisogna darsi da fare".

 

"Da parte nostra c'è la volontà di dare una mano, di mettersi al servizio. Da subito la diocesi metterà a disposizione 22 posti, poi altri nove alla fine di gennaio. Vogliamo dare tutta la disponibilità che abbiamo, anche sollecitando le parrocchie, in modo da poter offrire più posti possibili per alleggerire questa situazione".

 

L'arcivescovo si muove tra i container con rispetto, entrando negli alloggi con l'intenzione di ascoltare. Quel ragazzo che gli ha chiesto 'se questa è vita' spiega a lui e all'assessore che non è così semplice lasciare il campo. "Abbiamo paura di essere spostati in un altro campo, e dover ricominciare tutto daccapo". 

 

"Qui studiamo, andiamo all'istituto Don Milani, poi alle scuole Veronesi. Abbiamo iniziato un percorso che non vorremmo abbandonare". L'assessore interviene ed evidenzia la contraddizione. "Noi vorremmo alleggerire il numero di persone ma ora mi dici che non volete andare via". 

 

"Noi siamo quei e decidete voi - osserva il giovane - ma molti di noi sono qui da un anno e mezzo, a Rovereto hanno avviato un percorso". Un percorso di integrazione, di condivisione e sono spaventati all'idea di dover ricominciare tutto di nuovo. 

 

L'assessore spiega al vescovo che il campo non era pensato per questi numeri e nemmeno per una permanenza così lunga. Spiega anche che la gestione dell'accoglienza è difficile e spesso anche queste contraddizioni aumentano le difficoltà della gestione".

 

La visita delll'arcivescovo Tisi al campo profughi di Marco di Rovereto

Con Zeni anche i massimi dirigenti provinciali che si occupano dell'accoglienza. E la loro presenza non è dovuta soltanto alla visita importante di oggi. Nelle scorse settimane sono scesi a Rovereto per due volte, rimanendo all'interno del campo per l'intera giornata.

 

La Spada e Fedrigotti hanno iniziato da tempo un confronto con gli ospiti del campo, in cerca di soluzioni che possano da una parte diminuire la presenza di richiedenti asilo all'interno della struttura e dall'altra per rendere più accogliente i moduli abitativi". 

 

Ma non è semplice. La zona dell'ex polveriera è una spelonca difficile da adattare alle esigenze della quotidianità, e le disponibilità dei comuni sul territorio sono poche, troppo poche, l'accoglienza diffusa su tutto il territorio provinciale è difficile da attuare.

 

E dopo troppi mesi di permanenza, dopo un percorso avviato a Rovereto, gli stessi ospiti non vogliono lasciare il campo. Una situazione che sembra un controsenso, dovuta alla paura, alla diffidenza, alla mancanza di basi solide su cui costruire uno scampolo di futuro.

 

Ho parlato con i ragazzi ospitati al campo e mi porto dentro le loro problematiche esistenziali, che vanno ben oltre il disagio di un container. Anche nel pensare una ricollocazione, bisogna tener conto dei percorsi di integrazione e formativi che in molti casi sono già stati avviati sul posto”.

 

Sarà compito degli operatori del campo convincere i ragazzi ad accettare le soluzioni abitative proposte, sarà compito della Provincia spingere sul modello dell'accoglienza diffusa, per alleggerire la presenza di richiedenti asilo negli hub e per promuovere un'integrazione su tutto il territorio.

 

Ma dovranno muoversi anche le comunità territoriali, mettendosi a disposizione senza reticenze. Sono ancora molti i comuni che non accolgono, tanti i cittadini - sindaci in testa - che si oppongono all'arrivo di profughi sui loro territori.

 

"Io lo sto dicendo da molto tempo - afferma Tisi - qui si tratta solo di paura. Bisogna incontrarsi, perché soltanto in quel momento tutte le paure si sciolgono. Il mio intento è proprio questo - conclude- mobilitare le comunità nell'incontro e nell'accoglienza".  

 

 

 

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