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Dallapiccola 'testimonial' del Pinot delle Tre Venezie a Düsseldorf, i Vignaioli: ''Si va verso la 'pianurizzazione' della nostra viticoltura''

Sembra sempre più salda e sicura la direzione provinciale verso il Pinot grigio. I Vignaioli evitano polemiche, ma evidenziano alcune criticità e provano a riflettere sul futuro del comparto vitivinicolo: "Il problema di fondo non è la doc interregionale, ma la difficoltà di creare una strategia territoriale per il settore"

Di Luca Andreazza - 28 marzo 2018 - 18:26

TRENTO. Il Doc delle Tre Venezie prende sempre più piede e presenta un 'nuovo' testimonial, l'assessore provinciale Michele Dallapiccola immortalato in quel di Düsseldorf in occasione di Prowein, fiera internazionale dei vini e liquori tra le più importanti del settore. 

 

"La Provincia di Trento, anche attraverso la collaborazione tra Trentino Marketing e il Dipartimento del turismo – spiega l'assessore – intende continuare a investire nella promozione agroalimentare, un settore che nel suo complesso si attesta intorno ai 6 milioni di euro all’anno di investimento. L’obiettivo rimane quello di dare una prospettiva di futuro alla viticoltura e all’enologia trentine caratterizzate da grandi differenze di approccio al mercato tra grandi gruppi cooperativi e piccoli produttori di grande qualità e identità".

 

Un'occasione, quella tedesca, per presentare la nuova livrea del turismo trentino, quella già utilizzata sugli autobus, quella più sudtiroleggiante rispetto al passato, forse troppo, sul solco delle orme dei cugini. Ma nemmeno fino in fondo visto che non si saluta con un 'Benvenuti' o un 'Arrivederci'.

 

Un momento, quello di Prowein, anche per sottolineare che si guarda e si sostiene tutti, ma l'endorsement provinciale al Consorzio doc delle Venezie è sempre più evidente: Dallapiccola sarà inoltre a Vinitaly per un incontro con gli assessori all’agricoltura di Veneto e Friuli. La linea pare tracciata

 

Una linea che nel recentissimo passato ha visto parte del comparto vitivinicolo tanto critica, quanto preoccupata. "In merito al Pinot grigio - commenta Lorenzo Cesconi, numero uno dei Vignaioli - non crediamo sia opportuno alimentare nuovamente la polemica. Abbiamo già detto tutto in tempi non sospetti e nelle sedi istituzionali".

 

Il Consorzio Vignaioli ha sempre puntato sulla territorialità di questa varietà trentina, che si declina nel Doc Trentino o nell’Igt Dolomiti. "In presenza di un passaggio come quello della costituzione di una doc varietale interregionale - evidenzia Cesconi - legata a una produzione di carattere industriale, era necessario portare avanti parallelamente una strategia di rafforzamento delle produzioni territoriali, qualitative e identitarie, a partire dalla riduzione delle rese e dalla valorizzazione delle varietà più rappresentative".

 

Il dato è che la produzione di Pinot grigio nel solo Triveneto costituisce oggi l'85% della produzione complessiva nazionale e il 43% di quella mondiale, con circa 2 milioni di ettolitri (260 milioni di bottiglie) distribuiti su oltre 20 mila ettari: circa 11.500 ettari in Veneto, 6.000 in Friuli Venezia Giulia e 2.800 nella sola provincia di Trento.

 

"Il Friuli Venezia Giulia, con la Ribolla, è andato esattamente in questa direzione - spiega il presidente dei Vignaioli -. Il Trentino, al contrario, è andato nella direzione diametralmente opposta. A nostro avviso, è stata un’occasione persa: in qualche modo, è sembrato quasi un passo verso la 'pianurizzazione' della nostra viticoltura, che invece, per le caratteristiche del nostro territorio, non può prescindere da un’identità territoriale forte e riconoscibile, che valorizzi le produzioni di qualità e ne permetta la collocazione sui mercati in fasce di prezzo adeguate a remunerare lavoro e investimenti, che in montagna sono enormemente più alti che in pianura".

 

Il Consorzio dei Vignaioli sposta anche il nodo del contendere. "Il problema di fondo - spiega Cesconi - non è il Pinot grigio o la doc interregionale, ma la difficoltà di creare una strategia territoriale per il comparto vitivinicolo. Che il sistema abbia 'due anime', ormai è chiaro: una industriale e legata a operazioni commerciali di grandi volumi di prodotto anche non trentino, mentre l'altra, che non è esclusiva dei Vignaioli, fatta di produzioni attente alle vocazioni territoriali, alle varietà autoctone, alla qualità. Queste due anime convivono in tutto il mondo, in ogni territorio".

 

Da altre parti si rema tutti nella stessa direzione, in Trentino invece ci sarebbero problemi di convivenza. Uno è poco e due diventano troppi. "Il primo problema è il disequilibrio tra i due modelli - prosegue il presidente - nel quale il secondo purtroppo è confinato a una percentuale troppo piccola sul totale della produzione".

 

E cosa si può fare per uscire dall'impasse? "Da tempo - analizza - diciamo che è necessario creare le condizioni perché nascano nuove aziende. Sono necessarie politiche di sostegno mirate, oltre a adeguati incentivi all’avviamento dell’impresa: un maggior numero di aziende imbottigliatrici artigiane consente una maggior valorizzazione del prodotto e del territorio, prodotti più riconoscibili e vocazionali, più opportunità di sviluppo in ambito enogastronomico e enoturistico, ma anche nuove opportunità imprenditoriali e occupazionali".

 

Un altro dato dipinge che i territori più blasonati hanno un rapporto di imbottigliatori per ettaro di 1 a 5, in Trentino invece è di 1 ogni 70 ettari. "E ci stiamo muovendo - spiega - per esempio stiamo collaborando con i produttori del Comune di La Morra in Piemonte: un Comune di 2.800 persone, dove ci sono circa 70 aziende imbottigliatrici, circa la metà di quelle presenti in tutto il Trentino".

 

La seconda criticità? "Quella dell’incapacità di decidere quale sia davvero l’identità produttiva sulla quale investire - prosegue il presidente dei Vignaioli - anche in una logica di promozione territoriale".

 

Come si può ridare forza e reputazione al marchio territoriale? Come si possono rendere i prodotti riconoscibili e riconosciuti? Come si aumentano i valori fondiari, ma anche i redditi dei viticoltori trentini?

 

"La soluzione - conclude Cesconi - a nostro avviso è una distinzione più netta delle attività industriali da quelle territoriali, che passa da un sistema di cantine sociali piccole ma forti, orientate alla qualità e alla valorizzazione del territorio, autonome, integrate con i processi economici e turistici, capaci di produrre progetti innovativi e vini di fascia medio-alta, sul modello altoatesino, così come dalla qualificazione delle produzioni attraverso una profonda revisione delle denominazioni di origine, dalla valorizzazione delle aree di collina e di montagna, dalla nascita di nuove aziende private e da un forte investimento, anche umano, per la transizione a modelli produttivi altamente sostenibili. Sono tutti pilastri di una strategia di politica agraria che è responsabilità di tutti gli attori del comparto: i Vignaioli del Trentino, come sempre, sono disponibili a fare la loro parte, portando progetti e idee, con l’obiettivo di costruire un sistema solido, equilibrato e capace di garantire un futuro al mondo del vino trentino".

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