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Incidenti in pista, in un mese 4 morti e quasi 1.500 infortunati

Tra distorsioni, contusioni, lussazioni e fratture, il 'bollettino di guerra' vede il maggior numero di ricoveri in quel di Cavalese, che precede Trento. Cles si piazza al terzo posto, quindi Tione, Rovereto e Borgo. Niente lavoro ad Arco

Di Luca Andreazza - 10 febbraio 2018 - 06:01

TRENTO. L'altro lato della medaglia. Se la fiducia nelle località sciistiche è alta e si preannuncia una stagione positiva per il comparto della neve, il Trentino si prepara però a salutare un nuovo primato negativo. Quello degli incidenti in pista. Sono già quattro i decessi, l'ultimo mercoledì 7 febbraio (Qui articolo), e oltre 1.400 gli sciatori che hanno sperimentato le cure del pronto soccorso tra Borgo, Cavalese, Cles, Rovereto, Tione e Trento nel periodo tra 1 e 24 gennaio.

 

Tra distorsioni, contusioni, lussazioni e fratture, il 'bollettino di guerra' vede il maggior numero di ricoveri in quel di Cavalese a quota 469, che precede Trento fermo a 370. Cles si piazza al terzo posto con 235, quindi Tione (163), Rovereto (150) e Borgo con 25. Niente lavoro ad Arco in questo inizio di 2018 per un totale di 1.412 incidenti sciistici che hanno richiesto l'intervento dei sanitari.

Un dato che si traduce nel +1,9% (1.386 infortuni) rispetto allo stesso periodo nel 2017, ma anche nel +17,6% (1.201) e +7,4% (1.313) rispetto al 2016 e al 2015. La maggior parte degli infortunati proviene da fuori provincia, nel dettaglio 1.088 in questo 2018, ma anche 1.153, 992 e 1.136 rispetto al triennio compreso tra il 2017 e il 2015.

Tra gli sciatori il 25% degli infortuni riguarda l’articolazione del ginocchio, seguito da quelle alle spalle (20%), quindi arti inferioripiedi e testa (15 %). E se il trend degli infortuni sulle piste non subisce un rallentamento, il rischio è quello di superare ampiamente le 6 mila unità registrate nel 2017 e avvicinarsi prepotentemente al 6.353 del 2015. Leggermente 'più contenuto' ricorso alle cure mediche nel 2016 a 5.923.

 

Infortuni in aumento dovuti anche alle maggiori nevicate, soprattutto rispetto alla passata stagione. Oltre alla maggiore affluenza in pista, questo comporta più disinvoltura negli sciatori. Ma meno neve significa però minor superficie sciabile e quindi possibilità di incidenti più rovinosi (Qui articolo).

 

E se statisticamente i 'pazienti' sono in larghissima maggioranza extra provinciali, la maggior parte degli infortuni riguarda, calcolati nell'arco degli ultimi quattro anni, le fasce di età tra i 14 e 24 anni per il 18,50%, tallonato da quella 45-54 al 18,40%, chiudono il podio bambini e ragazzi fino ai 13 anni a 18,10%. La classe 25-34 anni è quarta e staccata al 12%.  

Un conteggio che ovviamente non tiene in considerazione quegli infortunati che non si recano in pronto soccorso, si tengono la botta, senza dire nulla a nessuno. Tra i ricoveri, solo in un caso su quattro l'infortunato, dopo essere stato soccorso e medicato, viene mandato a casa.

 

Nella maggioranza dei casi, cioè circa il 70%, è necessario eseguire ulteriori accertamenti medici e infatti si finisce al pronto soccorso o in ambulatorio. Le lesioni si differenziano a seconda dell'equipaggiamento, snowboard o sci, ma sono le distorsioni che sembrano essere la vera 'dannazione': una frequenza doppia rispetto a allo snowboard (36% contro il 18%).

 

La frattura è invece l'infortunio più frequente che capita agli amanti dello snowboard: è riportata nel 24% dei casi mentre negli incidenti con gli sci la frattura viene diagnosticata solo nel 12% dei casi.

 

 

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