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Trentino, ogni anno sulle piste circa 10.000 infortuni e un morto. Il magistrato: "Spesso si sottovalutano i pericoli. Le società non risparmino sulla segnaletica"

Sono stati resi noti da Silvio Dalmaso, dirigente del Servizio impianti a fune e piste della Provincia, i dati relativi agli incidenti sulle piste. Si registra circa un infortunio ogni 10.000 passaggi. Negli ultimi anni, sugli impianti trentini, si è registrato un incremento di questo dato: dai 60.000 di passaggi di 5 anni fa si è passati agli 80.000 di passaggi dell'ultima stagione

Pubblicato il - 30 gennaio 2020 - 16:47

TRENTO. Nell'ultimo decennio, sulle piste trentine, si sono registrati dieci incidenti mortali e gli infortuni, dovuti spesso ad imprudenza, continuano ad aumentare.

 

A rendere noti i dati sugli incidenti è stato Silvio Dalmaso, dirigente del Servizio impianti a fune e piste della Provincia. Solitamente si registra circa un incidente ogni 10.000 passaggi. I dati, che vengono sistematicamente raccolti da fine anni '90, indicano un aumento degli incidenti proporzionale all'aumento di passaggi agli impianti: cinque anni fa, con 60 milioni di passaggi annui, si registravano circa 8.000 infortuni. Nell'ultima stagione invernale completa, invece, con i passaggi saliti a 80 milioni, il dato è salito a 10.000. 

 

Gli incidenti mortali, nell'ultimo decennio, sono stati dieci. In sette casi si è trattato di un'uscita autonoma dello sciatore e, nell'80% dei casi, senza scontro con altri sciatori.

 

Sono questi i dati, e le questioni, affrontate durante un convegno che ha messo a confronto, al Polo Tecnologico di Rovereto, addetti provenienti anche da Alto Adige, Belluno, Verona e Valle d’Aosta. Ad organizzare la giornata formativa, rivolta a operatori, gestori, forze dell’ordine, soccorritori, la Provincia autonoma di Trento, Trentino Sviluppo, Ordine degli Ingegneri e Trentino School of Management. 

 

L'incontro è stata un'occasione per discutere di sicurezza e innovazione. Sfide imprescindibili per un territorio, come quello trentino, che vanta oltre 220 impianti di risalita, 800 chilometri di piste, 20 ski area e 56 operatori di impianti. "D’inverno lo sci e gli impianti sono il motore dell’economia turistica trentina. Lo sci è al primo posto. I numeri sono chiarissimi e questa stagione sta andando benissimo", ha commentato l'assessore provinciale Roberto Failoni cui è spettato il compito di aprire i lavori.

 

Nell’occasione è stato anche presentato il “dodecalogo” dello sciatore, che verrà promosso da Apt e società impiantistiche, dodici consigli per sciare in sicurezza illustrati a fumetti animati, con un video e una brochure, grazie a una testimonial d’eccezione: la campionessa fiemmese di slalom Chiara Costazza.

 

 


 

Durante il convegno si sono affrontate anche questioni relative aspetti tecnici, normativi e operativi della gestione e manutenzione di piste e impianti di risalita, anche attraverso l’analisi di casi pratici. Dalla gestione dell’emergenza ai protocolli di sicurezza, dalla prevenzione rischi alle responsabilità all’interno delle aree sciabili, dagli interventi per prevenire le valanghe alle modalità di allestimento delle reti di sicurezza, alla corretta preparazione del fondo delle piste, per creare le migliori condizioni di sciabilità.

 

Spazio anche agli aspetti giuridici grazie all'intervento del giudice Carlo Busato, presidente della Sezione penale del Tribunale di Bolzano. Il magistrato, per l'occasione, ha portato l'esempio di numerosi incidenti approdati in cause civili e penali: "Molti sciatori sottovalutano i pericoli, che si concentrano soprattutto su bordo pista. Applicando logiche molto simili alla circolazione stradale l’assenza di un’assicurazione obbligatoria per chi scia può mettere in difficoltà chi non riesce a dimostrare la propria assenza di colpa o di concorso di colpa. Le società impiantistiche, anche a propria tutela, potrebbero dotare di telecamere tutte le piste. Le richieste di risarcimenti 'piovono'".

 

"Invito le forze dell’ordine - ha concluso Busato - a rilievi capillari e tempestivi, perché le piste 'parlano', ma più in fretta della strada. E non si esiti a sequestrare l’attrezzatura delle persone coinvolte. Sulla segnaletica le società non risparmino"

 

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