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La reporter di guerra Barbara Schiavulli ospite del Mag: ''Sapere quello che accade nel mondo aiuta a capire le migrazioni''

La scrittrice e reporter di guerra Barbara Schiavulli è stata ospite alla mostra ‘No war – no peace’ organizzata dal Museo Alto Garda in collaborazione con L’Atlante delle Guerre: “Durante un viaggio in Afghanistan ho intervistato un trafficante di esseri umani che viveva la cosa quasi come se stesse fornendo un servizio sociale al cittadino"

Di Tiziano Grottolo - 05 agosto 2018 - 18:27

RIVA DEL GARDA. Giovedì scorso Barbara Schiavulli è stata l’ospite d’eccezione alla mostra "No war – No peace" frutto della collaborazione tra il Mag-Museo Alto Garda e l'associazione 46° Parallelo - Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo.

 

La mostra nasce da un progetto di Raffaele Crocco ed è stata curata da Andrea Tomasi e Claudia Gelmi, che coordina le attività espositive del Mag, mentre all’interno sono esposte le fotografie di Fabio Bucciarelli.

 

La mostra affonda le sue radici nel primo conflitto mondiale e vuole mettere l’accento sulla fragilità insita nel termine "pace" e porre l’attenzione sulle ferite causate dalle guerre del Novecento che tutt’oggi rimangono aperte. Sarà possibile visitare la mostra nel palazzo della Rocca di Riva fino al 4 novembre.

 

Barbara Schiavulli per oltre vent’anni ha lavorato come reporter di guerra raccontando i conflitti che hanno insanguinato Medio Oriente e Asia centrale: Afghanistan, Iraq, Yemen, Israele e Palestina sono alcuni dei teatri di guerra dai quali ha inviato i suoi reportage. Con i suoi lavori ha spesso portato alla luce il punto di vista delle vittime, di chi le guerre le subisce, ma anche quello dei militari e dei militanti che le combattono.

 

Assieme ad Alessia Cerantola ha fondato "Radio Bullets" sito di informazione e web radio che tratta principalmente di geopolitica. Dal 2005 è anche una scrittrice, per Meridiana ha pubblicato "Le farfalle non muoiono in cielo", il suo ultimo lavoro uscito nel 2017, è stato "Quando muoio, lo dico a Dio. Storie di ordinario estremismo".

 

Le guerre di oggi si sono ovviamente evolute e sono cambiate rispetto a quelle di cent’anni fa. Questo influenza anche i flussi migratori.

 

"Le guerre – spiega Schiavulli – sono cambiate, non ci sono più due fronti dove tutto sommato le cose potevano essere ben definite. Oggi si formano coalizioni di più eserciti che affrontano gruppi di persone accomunate da quella che potremmo chiamare militanza. Il tutto si vive all’interno delle città, dove, il coinvolgimento dei civili che subiscono la guerra è altissimo".

 

E quindi le persone decidono di fuggire. "Ci sono tanti motivi per cui una persona può decidere di andarsene dal suo paese. Il principale ovviamente è la paura di vivere in un contesto di guerra".

 

Una cosa curiosa spiega Schiavulli è che in guerra si fanno più figli perché si cerca di dare una continuità a quello che sta succedendo, anche in guerra resta sempre un forte legame con la vita.

 

Se nella narrazione giornalistica tradizionale che abbiamo della gente in fuga, ad essere protagonisti sono gli uomini che combattono o che fuggono – molto spesso perché vanno in avanscoperta dice Schiavulli – “Le vere protagoniste sono le donne che diventano le custodi di tutto quello che è il patrimonio sociale di quel Paese”.

 

“Il problema – riprende Schiavulli – è che noi abbiamo libertà di movimento perché abbiamo i documenti, come un passaporto che ci permette di andare ovunque. Ci sono Paesi dove questa possibilità non viene data e quindi l’unico modo per spostarsi è quello di farlo clandestinamente. Durante un viaggio in Afghanistan ho intervistato un trafficante di esseri umani che viveva la cosa quasi come se stesse fornendo un servizio sociale al cittadino”.

 

Quanto può costare affidarsi ai trafficanti di esseri umani? “Il costo di un biglietto aereo per l’Afghanistan è attorno agli 800 euro e in mezza giornata si arriva a destinazione. Il viaggio clandestino invece costa 10.000 dollari e ci si impiegano mesi per arrivare in Europa. Queste persone avrebbero di che vivere senza fare niente per almeno sei mesi in un Paese europeo. Avrebbero il tempo di organizzarsi e sarebbe tutto molto più semplice e anche più sicuro perché se passi attraverso un aeroporto vieni, con o senza documenti, controllato”.

 

Ecco, diciamo però che il governo italiano si sta muovendo nella direzione opposta. “E secondo me nella peggiore possibile, di solito più tenti di fermare, più diventa forte la spinta contraria”.

 

Nel frattempo, in Italia, si sono verificati una serie di episodi legati al fenomeno del razzismo alcuni di questi anche molto violenti.

 

Questi episodi vanno contrastati ora e subito. Bisogna mostrare che c’è un’altra parte, l’Italia non è tutta razzista. Ieri per esempio tutti i giornali hanno dato la notizia che un italiano (Alessio Figalli, ndr) ha vinto la Medaglia Fields ‘il Nobel della matematica’, in pochi però hanno detto che il premio è stato assegnato a quattro persone: un indiano, un tedesco, un italiano e un curdo-iraniano (Caucher Birkar). Quest’uomo di quarant’anni è cresciuto con la guerra tra Iran e Iraq, appassionato di matematica riuscì a ottenere lo status di rifugiato in Inghilterra e ora insegna a Cambridge. Quindi perché non raccontare anche questa storia che non toglie nulla a quella dell’italiano. Il punto è che siamo troppo concentrati su noi stessi e non possiamo capire quello che succede nel mondo se non allarghiamo lo sguardo. Sapere quello che accade nel mondo ci aiuta a capire quello che sta succedendo oggi da noi. E questo secondo me è fondamentale anche per capire i motivi che stanno alla base delle migrazioni".

 

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