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San Leonardo si conferma al top e conquista anche il pignolo Financial Times

Un palmares che solo lo spumante Giulio Ferrari dei fratelli Lunelli può vantare. Ora però il San Leonardo conquista il plauso assoluto pure dalla critica internazionale. Degustatori di micidiale pignoleria, puntigliosi, riservati in ogni fase della loro certosina analisi sensoriale, mai accomodanti con i produttori del vino in esame

Di Nereo Pederzolli - 14 febbraio 2018 - 06:01

BORGHETTO D'AVIO. Come te non c’è nessuno. Potrebbe essere questo il titolo – citando una canzone degli anni Sessanta – per presentare un vino che ha letteralmente surclassato schiere di blasonate vinificazioni. Un vino autenticamente trentino e che dimostra (ancora una volta) come la dedizione, la cura e pure l’amore per la vigna, riesca a superare ogni pregiudizio. E conquistare sperticati elogi. Da tutti.

 

Ha un nome inconfondibile: San Leonardo. Come indelebile è la sua classe, non solo enoica: quella dei Marchesi Guerrieri Gonzaga. Legami di stile, scelte di vita che da sempre fanno rima con scelte di vino. Con riscontri a dir poco incredibili.

 

Perché nella graduatoria che compara i giudizi di tutte le guide enologiche italiane, il San Leonardo 2013 è saldamente al primo posto assoluto. Lo era – assieme al Sassicaia - pure lo scorso anno, ora un bis consecutivo, dopo alcuni splendidi ‘secondi posti’ con vendemmie di millesimi precedenti il 2010 e una serie di strepitosi giudizi già nei primi Anni ’80, sempre premiato con i Tre Bicchieri dal Gambero rosso, sempre in vetta già dalla prima edizione 1988.

 

Un palmares che solo lo spumante Giulio Ferrari dei fratelli Lunelli può vantare. Ora però il San Leonardo conquista il plauso assoluto pure dalla critica internazionale. Degustatori di micidiale pignoleria, puntigliosi, riservati in ogni fase della loro certosina analisi sensoriale, mai accomodanti, sempre ‘distanti’ (anche fisicamente) con i produttori del vino in esame. Per garantire assoluta imparzialità, per conservare la loro indiscutibile autorevolezza.

 

Basta leggere il lunghissimo – quattro capitoli – reportage sul Financial Times curato da una delle più severe, talvolta criptica, giudice dell’assaggio enoico: Jancis Robinson.

 

Nell’analisi sensoriale delle 15 annate prese in considerazione (la cosiddetta ‘verticale’, dal 1986 al 2013) i giudizi sono a dir poco strepitosi. 'Ha il fascino dell’esclusività del vino della Toscana, ma con una grazia tutta montanara. Grazie anche alla dedizione del marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, coadiuvato dal giovane figlio Anselmo’. 

 

Entusiasta dell’apporto dato dal sapiente uso del magico mix di tre varietà d’uva, Cabernet sauvignon, Merlot e l’inconsueto Carmenere. Quest’ultimo (forse) il vitigno che imprime al San Leonardo un carattere inconfondibile, per certi versi inimitabile. 

 

Poi, altra citazione, quella legata all’eleganza, alla modernità di questo nettare dei Campi Sarni. ‘Lo stile di San Leonardo è giusto per l'odierna richiesta di brillantezza, freschezza e relativo basso tasso di percentuale alcolica’ - scrive ancore Jancis Robinson, corredando il suo reportage con splendide foto e curiose vignette enoiche. Con precisi consigli pure per ‘spostare nel tempo’ l’assaggio di eventuali bottiglie conservate in cantina. 

 

Qualche esempio: il 1988 – da bere entro il 2025. Cinque anni dopo per i millesimi ’97, ’99 e 2000. Per suggerire di spostare ulteriormente la stappatura del 2013 (tenetevi forte) almeno dopo il 2038.

 

Appunto: come te non c’è nessuno.

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