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Sviluppo del Bondone, Maestranzi: ''Gli hotel chiudono? Sconfitta per il Comune", Prada: "Masterplan? Bene, ma senza budget rischia di restare sulla carta"

La montagna della città cerca di ripartire. La storia pesa dopo il Patto territoriale tra poche luci e tante ombre. Il masterplan dovrebbe portare una sorta di cabina di regia e trovare un filo conduttore. Maestranzi: "Dobbiamo prevedere la funivia Trento-Bondone nel Prg, ma il Comune ora non deve sbilanciarsi"

Di Luca Andreazza - 26 aprile 2018 - 20:23

TRENTO. "Se un hotel oppure un esercizio commerciale chiude è una sconfitta anche per l'amministrazione comunale", così Dario Maestranzi, delegato al Bondone, nel commentare la possibile chiusura dell'hotel Arcadia di Candriai. A questo si aggiungono diverse strutture tra alberghi e appartamenti all'asta e il consigliere comunale non usa mezzi termini (Qui articolo).

 

"Non è accettabile lasciare deperire il Bondone - aggiunge il consigliere - non è dignitoso e moralmente giusto: ci sono famiglie che hanno investito e rischiato, curano il territorio, pagano le tasse e creano posti di lavoro e indotto. Solo a Trento ci si lamenta, si è contenti se la montagna è in difficoltà. Invece bisogna agire: unire velocità e qualità d'intervento. E' necessario rientrare nel sistema trentino come punto di forza".

 

E presto potrebbe arrivare in soccorso il masterplan, il piano di sviluppo per rilanciare l'area: la relazione tecnica dovrebbe arrivare nei prossimi giorni. Ormai siamo agli sgoccioli e se i consulenti non si sbottonano, il consigliere traccia un primo bilancio in attesa dell'incartamento. Un lavoro in grado di coinvolgere Apt e Pro Loco, i Comuni, Italia Nostra e Lipu, Muse e Asuc, oltre agli albergatori (Qui articolo).

 

"Un percorso - evidenzia il delegato - molto positivo per la progettualità espressa e la partecipazione per valutare risorse e potenzialità. I diversi portatori di interesse si sono mostrati disponibili: un'occasione per mettere sul tavolo dubbi e criticità, ma anche sensibilità diverse per sviluppare la montagna della città. Abbiamo accantonato l'idea del golf (Qui articolo), mentre stiamo approfondendo con le circoscrizioni quella del campo di Candriai per esempio (Qui articolo)".

 

La storia pesa dopo il Patto territoriale tra luci, poche, e ombre, tantissime. Insomma una sorta di cabina di regia per trovare un filo conduttore e evitare approcci scoordinati.

 

Quale la vocazione del Bondone emersa nel corso della consulenza? "I volti della montagna - dice Maestranzi - sono tanti e possono serenamente convivere: il vero dualismo è tra quelle persone che vogliono lasciare andare la montagna per motivi che possono essere legittimi, ma la maggioranza che vuole rilanciare questo patrimonio".

 

E da dove si parte? "Questo documento - prosegue il consigliere - stabilisce un approccio, il principio è quello di coordinare e valorizzare quello che già c'è, come recuperare le aree in disuso, il patrimonio immobiliare abbandonato come le Caserme e l'ex hotel Panorama. Non è un'operazione di assistenzialismo. Serve gettare le basi per attrarre investimenti privati: l'iniezione di denaro pubblico sarebbe ridotto al minimo, forse un milione di euro, tolto funivia e bacino artificiale ". 

 

In ballo il collegamento Trento-Bondone, anche se la posizione dell'amministrazione è chiara, ma non chiarissima. Un indicazione precisa da Palazzo Thun non è però mai arrivata.

 

"In questo momento - ribatte Maestranzi - il Comune non deve dire '' oppure 'No', ma pianificare urbanisticamente il futuro: tracciare partenza, percorso e arrivo sul Prg e intavolare un discorso per poi cercare partner privati tramite Trentino Sviluppo e Patrimonio, interlocutori decisivi. Il grande impianto di Trento potrebbe ambire al pareggio di bilancio, senza dimenticare che innesca l'economia e cambierebbe il volto alla città". 

 

La funivia al centro della strategia anche per le realtà economiche del Bondone. "Il collegamento è fondamentale - dice Paolo Prada, presidente degli Operatori del Monte Bondone - soprattutto per la città che si potrebbe riappropriare della propria montagna e allargare il proprio ventaglio di offerte".

 

Un possibile dualismo è quello tra servizi e funivia, la coperta è corta. I servizi sono pochi e allora niente funivia, niente funivia perché i servizi sono pochi. "Aspetti questi - spiega il presidente degli Operatori - che andrebbero di pari passo. Il collegamento inoltre permetterebbe il rilancio anche di Vaneze, che in questo momento si trova in un limbo".

 

La funivia Trento-Sardagna e la seggiovia 3-Tre ormai sono gravati dal peso degli anni. Sembra quasi 'ora o mai più' per il grande impianto. "Sembra proprio di sì - commenta Prada - nel senso che sicuramente è probabile un intervento imminente per riqualificare queste infrastrutture. Se il grande impianto non si dovesse concretizzare per intero, comunque resta il fatto che questi tronconi devono essere rivisti".

 

Un altro punto è il bacino. "Importante - evidenzia il numero uno degli Operatori - per inquadrare l'eccellenza delle Viote, ma anche per ottimizzare l'innevamento programmato. L'inverno ormai presenta temperature molto fredde per periodi brevi e quindi il lasso di tempo per ottimizzare la neve artificiale si è ridotto".

 

E il masterplan? "Un buon lavoro di condivisione e valutazioni. Aspettiamo - conclude Prada - di poter prendere visione della relazione. L'unica criticità è quella che non prevede un budget e magari ci troviamo con una buona pianificazione, ma senza risorse per finalizzare questo studio".

 

 

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