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Alpinisti e intellettuali chiedono di dedicare un cippo a Ettore Castiglioni. Si oppone il sindaco di Ruffrè: ''Non ha a che fare con il paese" (anche se era nato lì)

Castiglioni, alpinista e partigiano, nacque nel piccolo paese noneso al confine tra Trentino e Alto Adige nell'agosto 1908. Grande frequentatore delle nostre montagne, aprì con l'amico trentino Bruno Detassis oltre 200 vie nell'arco alpino. La proposta di dedicargli un cippo in occasione dei 110 anni dalla sua nascita ha però creato una disputa politica

Di Davide Leveghi - 28 ottobre 2019 - 19:09

TRENTO. “Stando a contatto con i profughi si può toccare con mano la gioia che si dà. Li si vede con la faccia stravolta dalla paura e poi, al confine, sereni e felici salutarti come un salvatore. Dare la libertà alla gente, aiutarli a fuggire per me adesso è un motivo di vita”. Scriveva così l'alpinista e partigiano Ettore Castiglioni, e a leggere queste parole, scritte poco prima di morire sul ghiacciaio del Forno, salta all'occhio la loro grande attualità.

 

Castiglioni, appartenente ad una ricca famiglia milanese, divenne tra le due guerre uno dei più forti alpinisti in circolazione, premiato con la medaglia d'oro al merito alpinistico. Scalate le Dolomiti a soli 15 anni, coltivò la sua passione per la montagna scrivendo per il Cai guide escursionistiche di valore riconosciuto sulle Pale di San Martino, le Odle, il Sella, la Marmolada, le Dolomiti di Brenta e tanto altro. Inseparabile compagno di scalate del trentino Bruno Detassis, aprì oltre 200 vie.

 

Ma al di là dei meriti alpinistici, Castiglioni, richiamato alle armi nel 1942 nel corpo degli alpini, compì la scelta decisiva, dopo l'8 settembre 1943, di aderire al Cln, rischiando la vita per mettere in salvo oltre confine, in Svizzera, oltre un centinaio di antifascisti ed ebrei. Tra questi il futuro presidente della Repubblica Luigi Einaudi.

 

Sfruttando le sue doti e conoscenze alpinistiche, Castiglioni accompagnava i fuggiaschi contrabbandando con le guardie svizzere forme di formaggio. Arrestato per spionaggio e contrabbando, gli venne negato il diritto di rientrare nella repubblica elvetica una prima volta ma nonostante ciò ritornò sotto falso nome al di là del confine. Detenuto dalla polizia svizzera, fu privato degli scarponi, della giacca a vento, dei pantaloni e degli sci e trattenuto in un hotel da cui riuscì, vestito solo di una coperta, a fuggire. Nell'attraversamento del ghiacciaio, però, finì per morire assiderato il 12 marzo 1944. Alla vista si poteva scorgere il confine.

 

Castiglioni, sepolto nel paese di origine della famiglia, a Tregnago nel veronese, aveva però anche un legame con il Trentino non limitato alle sue imprese alpinistiche e all'amore per la montagna. Nacque infatti il 28 agosto 1908 a Ruffré, paesino al confine tra la provincia di Trento e quella di Bolzano, nei pressi del passo della Mendola, che dal fondo della Val di Non scende giù verso Caldaro e la piana di Bolzano.

 

Questo legame, seppur casuale dell'alpinista con Ruffré – tutt'altro che casuale il suo rapporto col Trentino – è entrato al centro di una polemica sulla dedica in occasione del centodecennale della sua nascita di una disputa tra un gruppo di alpinisti e il sindaco del Comune di Ruffré-Mendola Donato Seppi, figura storica della destra altoatesina (qui fotografato in una commemorazione dinnanzi al Monumento alla Vittoria di Bolzano).

 

 

Alla proposta di Paolo Vita, grande estimatore dell'alpinista, e di un gruppo di guide alpine, intellettuali e parenti di Castiglioni – Sergio Martini, Carlo Claus, Luca Giupponi, Franco Sartori, Renato Larcher, Mario Cossali, Maria Luisa Crosina, Roberto Piccoli, Alessandro De Bertolini, Walter Manzi, Alessandro Tutino e Luigi Galletto – di apporre un cippo commemorativo nella piazza del paese, il sindaco e la Giunta comunale hanno opposto un rifiuto netto. La motivazione? La figura di Castiglioni è solo incidentalmente legata al comune noneso.

 

Ma secondo i sostenitori dell'iniziativa, dietro si nasconde qualcos'altro. Qualcosa che la militanza del sindaco Seppi, ex consigliere comunale per Alleanza Nazionale a Bolzano e ex consigliere regionale per Unitalia, celerebbe sotto motivazioni pretestuose. Ad affermarlo è ad esempio Stefano Michelazzi, guida alpina e autore di un articolo a riguardo uscito sul blog di Alessandro Gogna (qui l'articolo).

 

“Conosco la vicenda attraverso la stampa e la conoscenza di alcuni dei testimoni – commenta – quello che si è capito è che questa commemorazione portata avanti da alpinisti e intellettuali è stata oggetto di uno scacco politico. Sono rimasto esterrefatto per il rifiuto di commemorare una figura riconosciuta come eroe. È scandaloso che in un Paese come il nostro non si voglia riconoscere una figura celebrata a livello internazionale come alpinista e partigiano”.

 

A maggior ragione, sostiene Michelazzi, in un comune che conta poco più di 400 anime e che di certo non spicca per rinomanza. “Legare il proprio nome a Ettore Castiglioni gli porterebbe notorietà. La scelta di negare questa iniziativa è ottusa anche dal punto di vista amministrativo”, chiosa. Ma la scelta, a quanto sostiene “l'altra campana”, non poteva che essere questa. Castiglioni non ha a che fare con Ruffré - se non in maniera minima - perciò non merita una targa o un monumento.

 

Nessuno ha negato nulla – assicura il sindaco di Ruffré-Mendola Seppi – è stato chiesto un terreno dove creare questa situazione e il Consiglio comunale si è pronunciato all'unanimità per il no. Se avete un terreno privato fatelo voi”.

 

Ed effettivamente così hanno fatto, Paolo Vita e i suoi, inaugurando un cippo commemorativo con un'intima e intensa cerimonia in un bosco privato il 28 agosto 2019, giorno del compleanno dell'alpinista. Ma nella piazza del paese, per ora, non se ne parla. “Abbiamo pensato fosse inopportuno – continua Seppi – perché Castiglioni con Ruffré non aveva nulla a che fare, era di Milano. La sua nascita qui è stata casuale, e sarebbe inopportuno e propagandistico dedicargli un monumento qui”.

 

“Il problema è dare visibilità al Comune di Ruffré. Celebriamo personaggi di quel tipo ma solo se lo meritano per il loro legame con il paese, quello non ne ha mai avuti. A breve celebreremo ad esempio Peter Josef von Kofler, sindaco di Vienna, la cui famiglia era di qui e che qui è nato. Per quello lì era situazione casuale e sembra assurdo prendersi visibilità così. Fosse passato ancora una volta al bar del paese...”.

 

E gli abitanti del Comune cosa pensano a riguardo? “Non si sono espressi – garantisce il sindaco – non erano nemmeno a conoscenza che il parto fosse stato qua”.

 

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