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| 17 feb 2019 | 05:01

Corona e Moser con la funivia del Bondone. Lo scrittore: ''Perché la montagna di Trento sia viva, resista, si sviluppi''

Incontro a Gardolo con i due vulcanici personaggi tra un brindisi e l'altro parlando del progetto funiviario. L'ex campione: ''La funivia potrebbe dare un senso vero al Bondone. Certo, bisognerà poi impedire il traffico di auto''

TRENTO. ''Non è una questione di funivia sì o no: vogliamo che la montagna viva, resista, si sviluppi, che non diventi il ‘paese di Heidi’, che mantenga la sua gente. Contro lo spopolamento. Ecco perché io dico sì alle ‘corde sospese’ tra Trento e la sua montagna. Per salvarla dal degrado, per renderla viva. Salvando quanti vivono, operano in quota''. Mauro Corona vanta natali trentini – è nato lungo la strada per Baselga di Piné, partorito da sua madre mentre girovagava con un carretto a vendere utensili in legno, mercanzie varie, come negli anni ’50 facevano gli ambulanti, i cosiddetti ‘klomeri’ – ed è orgoglioso di Trento.

 

Istrionico, contradditorio, bastian contrario quanto attento osservatore. Anche del progetto che vuole la città in riva l’Adige collegata con il Vason. Lo ribadisce tra un bicchiere di vino (‘amo solo il rosso’ dice con arguzia) e una scarica ininterrotta di ricordi, battute, aneddoti nel corso di una visita all’amico Francesco Moser, nella tenuta agricola del campione a Gardolo di Mezzo. Due personaggi, entrambi assolutamente favorevoli alla ‘fune bondonèra’ della quale si è tornati a parlare con forza e che venerdì è arrivata anche in commissione urbanistica in Comune con uno studio di fattibilità dell'opera che per Trentino Sviluppo dovrebbe costare sui 45 milioni di euro (30 per l'impianto e 15 per le opere accessorie compresa la stazione di partenza da Sanseverino e il riadeguamento del parcheggio).

 

''Con dovuto rispetto, cautele e lungimiranza bisogna dare sviluppo alla montagna. Per far ‘resistere’ la montagna stessa. Proprio per questo bisogna creare lavoro. Nuove opportunità di sviluppo. E la funivia può essere uno strumento''. E sottolinea: ''Io farei una funivia che parte da Milano e arrivi fin quassù così eviti intasamenti, traffico di auto, assembramenti stradali''. Ecco allora che pure Francesco Moser entra nella questione. Senza tentennamenti, proprio come la sua indole d’indomito pedalatore: ''La funivia potrebbe dare un senso vero al Bondone. Trovati i soli, quei 50 milioni d’investimento, la soluzione mi pare opportuna. Certo, bisognerà poi impedire il traffico di auto. Regolamentando rigidamente. Facilitando magari anche il trasporto in quota di certi ciclisti quelli che stentano ad usare anche la bici elettrica''.

 

Francesco Moser rievoca anche progetti legati al periodo della sua presenza in Giunta provinciale in qualità di assessore. ''Io ho sempre difeso le scelte funiviarie. Pensate, avevo proposto un collegamento tra Andalo e Madonna di Campiglio. Sono stato inascoltato. Se la proposta l’avessero fatta in un ambito simile, ma in Alto Adige, il collegamento sarebbe operativo da almeno trent’anni. I cugini sudtirolesi, inutile dirlo, sono molto più furbi''. ''Bisogna stimolare la voglia di stare in montagna'', osserva ancora Mauro Corona. Scherza sulle tendenze modaiole, ma insiste sulla contrapposizione tra integrità ambientale e insediamento umano. ''I verdi, lo so, mi pugnaleranno ma io ho la corazza ormai''.

 

Contesta, in generale, pure certe scelte dettate dalle norme di tutela riguardo le Dolomiti patrimonio Unesco (''è una patacca'') perché impediscono la giusta vivibilità dei montanari. E torna a rilanciare l’urgenza d’interventi di sviluppo montanaro. Considerazioni condivise dai due personaggi (e che qualche giorno fa avevamo ritrovato anche nelle parole di un altro grande saggio della montagna, Reinhold Messner) riuniti amichevolmente davanti ad una fila di barriques, tra vasche refrigerate per la produzione di spumante (''cisterne in acciaio con una guaine di ghiaccio vivo? Potrei scalarle'') mentre al progetto funiviario viene abbinato curiosamente l’utilizzo ciclistico.

 

Con un dato: da quando è vietato il transito delle bici sulla statale della Gardesana lungo il Bus de Vela, tra Trento e Cadine, i ciclisti approfittano della funivia di Sardagna per bypassare il tunnel. Quanti? Tanti: almeno 20 mila l’anno. Francesco Moser rincara e rilancia: funivia in alternativa alla pista ciclabile lungo il torrente Vela. ''Bisogna trovare i soldi''. Stesso ritornello di Mauro Corona. ''Hanno speso montagne di soldi per progetti faraonici, dal ponte di Messina al Mose di Venezia, pure per gli aerei F35. Dimenticando la montagna, la salvaguardia dei boschi, la gente delle terre alte'', insiste lo scrittore. Brindando al progetto funiviario.

 

Calici alzati, condivisi. Da questi due diversi protagonisti della recente cronaca alpina: lo scrittore forse più ostico e contradditorio del momento (il suo ultimo libro ‘nel muro’ è un best seller) e il campione del pedale che è riuscito a dare ''scacco al tempo''. Legati – è il caso di dire – da un sogno di ‘corde sospese’.

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