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Gli agriturismi sempre più centrali nel turismo trentino: ''Portiamo mezzo milione in tasse di soggiorno e sempre più stranieri ci scelgono per qualità, identità e territorio''

Nel 2018 le strutture hanno messo a disposizione 4.900 posti letto per registrare 400 mila presenze e 120 mila arrivi per un incremento rispettivamente del +10% e +9%. Un valore di circa 450 mila euro di tassa di soggiorno. Si parte dai numeri per raccontare di un comparto sempre più protagonista del sistema turismo trentino

Di Luca Andreazza - 12 settembre 2019 - 06:01

TRENTO. "Oggi ci sono circa 500 strutture, numeri in deciso aumento negli ultimi sedici anni", commenta Manuel Cosi, presidente dell'associazione agriturismo, che aggiunge: "Si è passati dagli appena 188 nel 2003 ai 367 nel 2011, quindi 445 nel 2015 e 478 nel 2017".

 

Nel 2018 le strutture hanno messo a disposizione 4.900 posti letto per registrare 400 mila presenze e 120 mila arrivi per un incremento rispettivamente del +10% e +9%. Un valore di circa 450 mila euro di tassa di soggiorno. Si parte dai numeri per raccontare di un comparto sempre più protagonista del sistema turismo trentino

 

"Siamo certamente e orgogliosamente agricoltori, ma rappresentiamo anche una fetta sempre più crescente dell'ospitalità trentina, una motivazione di vacanza che spinge tanti turisti a visitare il nostro territorio. Dobbiamo tenere alta l'asticella della qualità, aumentare la visibilità del nostro marchio e combattere i 'falsi agriturismi', dobbiamo mantenere la serietà dell'offerta compatibilmente alla familiarità della gestione".

 

Un anno particolarmente positivo per un comparto tanto in crescita, quanto in salute, che nel giro di pochi mesi hanno fatto, ufficialmente, ingresso al Tavolo azzurro in Trentino Marketing e più recentemente la giunta ha approvato la nuova legge agrituristica che ora deve passare in consiglio provinciale. Non solo, l'associazione per la prima volta in 45 anni di esistenza nell'ente camerale della Camera di commercio

 

"Spesso abbiamo partecipato a tavoli e incontri in modo informale - aggiunge Cosi - ma siamo riusciti a compiere un ulteriore step nel dialogare con le tante realtà del territorio. Da Trentino Marketing a Asat, da Unat all'Accademia d'impresa, dalle Strade del vino e dei sapori agli assessorati provinciali e il Consorzio del comuni: abbiamo messo in atto la buona pratica del confronto e della collaborazione per realizzare possibili intese e reti operative".

 

La stagione estiva è ancora la regina della movimentazione turistica e pesa per il circa il 50% degli arrivi, "mentre - evidenzia il numero uno dell'associazione - il 27% dei flussi si registra in inverno e il restante 23% si sparpaglia lungo il resto dell'anno. Le statistiche mostrano un aumento del gradimento da parte del mercato estero, in particolare tedeschi, olandesi e austriaci. Oltre il 40% dei nostri ospiti sono stranieri, sinonimo che la nostra qualità è percepita a livello internazionale".

 

Numeri importanti per un comparto che dopo gli exploit iniziali e una fase di risacca, è tornato a correre, soprattutto negli ultimi 20 anni e ora iniziano a prendere piede anche gli agricampeggi. "Il Trentino - prosegue Cosi - è stato il primo territorio italiano a partire e credere negli agriturismi: la prima legge specifica è quella di Trento. Poi c'è stato un lungo periodo in stand-by, quindi si è ritornati a crederci con maggior forza".

 

E il settore, trainato dall'associazionesi candida a diventare un cardine nel nuovo modo di proporre turismo. "Gli agritur - dice il presidente - sono un'integrazione al reddito agricolo molto utile per tante aziende che guardano alla multifunzionalità come valore economico. Gli agriturismi sono presidi del territorio, alta espressione di turismo rurale e, se ben inseriti in più ampio meccanismo di promozione, spesso sono ideali ambasciatori del territorio e di un tipo di turismo esperienziale e naturale legato anche al benessere della persona".

 

Le strutture sono, poi, sempre più qualificate e dispongono di maggiori servizi, ma non devono perdere di vista le proprie origini e le radici. "Ma le proposte - sottolinea Cosi - devono essere ben inserite all'interno del contesto. Il centro benessere, per esempio, non deve essere una prerogativa e motivo di vacanza, altrimenti l'agritur non può avere successo. Tutto deve essere studiato e realizzato in funzione delle peculiarità del territorio e dell'azienda, un completamento per differenziare l'offerta: spazio allora ai bagni di fieno e alle visite guidate alle cantine, altrimenti è meglio non far nulla perché si rischia di perdere autenticità e identità. Inoltre organizziamo corsi di formazione, lingue e consulenze per essere sempre più preparati e aggiornati".

 

Ora sul tavolo c'è la legge agrituristica. "E' da anni che la revisione era in ballo - spiega il presidente - ringraziamo l'attuale giunta per aver sbloccato e aver riconosciuto attraverso questa azione un assetto del comparto, il risultato di un lungo percorso che deve andare avanti attraverso dialogo e collaborazioni. Resteremo attenti ai regolamenti attuativi e il prossimo obiettivo è quello di valorizzare il marchio. Bene aver introdotto nuovamente le Fattorie didattiche".

 

Un marchio messo a rischio nel recente passato a livello ministeriale: Roma avrebbe voluto far passare in toto il marchio Agritur Italia. "Ma siamo riusciti a far valere la nostra autonomia - conclude Cosi - come a Bolzano. Il contrassegno è riconosciuto e ci contraddistingue. Certamente si può e si deve migliorare, ma è fondamentale mantenere la nostra identità. Ci siamo opposti a livello provinciale all'ipotesi di togliere i vincoli di prodotti, che restano al 30% di produzione dell'azienda, 50% di origine trentina e il 20% generici: la territorialità deve restare peculiare e prioritaria".

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